sabato 25 aprile 2015

Macbeth al Teatro Verdi di Pisa per la regia di Dario Argento

Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it

Nell'ultimo fine settimana di marzo, la Stagione Lirica del Teatro Verdi di Pisa ha proposto Macbeth di Giuseppe Verdi: tratti peculiari di questa messinscena, la presenza di Dimitra Theodossiou come principale interprete femminile e la regia dell'italiano maestro del brivido Dario Argento, qui al suo esordio nella lirica.


Con questa opera, rappresentata per la prima volta al Teatro Della Pergola di Firenze nel 1847, Giuseppe Verdi si confrontò con quello che può essere definito il dramma più dark di William Shakespeare: la storia della coppia sanguinaria dei Macbeth e di una sete di potere che porta alla distruzione. Il grande compositore concepisce per questa opera momenti musicali dall'inquietante veemenza, in cui la mano di un destino di morte incombe anche nei passaggi più leggeri.

Nell'allestimento in questione, tutto ciò che riguarda musica e canto non fa altro che riprodurre con puntualità ed esaltare tali caratteristiche, in gran parte grazie alla presenza della grande interprete verdiana Dimitra Theodossiou: sempre garanzia di qualità e ispirazione, il soprano greco dà splendida vita alla tremenda protagonista femminile, spietata e volitiva.

Sarebbe tuttavia ipocrita negare che la più incisiva attrattiva di questo spettacolo fosse costituita dall'illustre mano del regista Dario Argento, indiscusso maestro dell'horror. E quale scelta migliore se non quella di affidare proprio al suo estro, alla sua genialità e, perché no, alla sua "follia espressiva" la concretizzazione scenica di un dramma che dell'orrore fa appunto una delle caratteristiche principali?

Ora, accade spesso che registi cinematografici (o di prosa teatrale), una volta alle prese con la direzione della lirica, applichino una sorta di autocensura sulla propria cifra stilistica, una depurazione da ciò che più comunemente guida la loro mano in fase di lettura e interpretazione. Come se nell'accostarsi a libretto e musica scattasse una sorta di panico sacro, di soggezione, di paura di sporcare con il proprio intervento la bellezza già completa di note e parole. Il risultato è (non sempre, ma spesso), quello di messinscene slavate, minimaliste, alquanto algide che, se da un lato sviliscono l'estro del regista stesso, dall'altro non raggiungono l'intento di non contaminare l'opera. Anzi. Due esempi fra tanti: la nuda Cavalleria Rusticana di Mario Martone, nella quale la fondamentale ambientazione siciliana costituisce solo un ricordo al quale il pubblico deve cercare di aggrapparsi a tutti i costi; Falstaff di Luca Ronconi (che, ahimé, da poco ci ha lasciato orfani), sicuramente simpatico e intriso di idee che definiremmo carine, ma che ben sono lontane dalla genialità del Maestro del teatro italiano.

Dario Argento non è purtroppo rimasto immune da tutto ciò: questo Macbeth è impersonale, non tanto fuori dal tempo, quanto piuttosto senza spessore, senza corteccia. Se è vero (e in tanti altri contesti lo abbiamo detto) che l'opera lirica contiene in sé tutto ciò di cui ha bisogno e che quindi è sempre rischioso strafare, è anche vero che, in questo caso specifico, ciò che avviene sul palco viene come abbandonato, lasciato scorrere senza l'apporto di una lettura registica. Ampie scene vuote, senza distinzione tra esterni e interni se non quella dettata da (pochi) complementi di arredo, oggetti e accenni di edifici e vegetazione. Costumi pervasi dal monotono e totalmente incuranti della psicologia dei personaggi: Lady Macbeth è fasciata da un tailleur nero, non è forse riduttivo relegarla al ruolo di donna in carriera?


Non c'è niente che anche lontanamente ricordi la suspense, quell'intelligente brivido che solo Dario Argento sa dare al proprio pubblico che con questa opera tanto bene avrebbe potuto esprimersi. Il regista romano si concede solo due vezzi, che peraltro ci lasciano perplessi: l'uccisione del Re di Scozia, citazione colta dell'omicidio della medium di fronte a un inerme David Hemmings in Profondo Rosso, e l'effetto speciale della testa mozzata di Macbeth alla fine della rappresentazione.


Per come conosciamo e amiamo Argento, avremmo sicuramente preferito un sottile, incisivo e inesorabile filo di tensione a percorrere tutta l'opera al posto di simili "fuochi d'artificio" sicuramente di impatto, ma vuoti di significato. L'augurio che possiamo fare a un grande artista come lui è quello di rimanere se stesso anche nella lirica, poiché essa può avere bisogno di una fonte di ispirazione preziosa come la sua.




Recensione relativa alla replica di domenica 29 marzo.


venerdì 27 marzo 2015 ore 20.30, turno A
domenica 29 marzo ore 16, turno B
(promozionale scuole mercoledì 25 marzo ore 16)

Giuseppe Verdi
MACBETH
melodramma in quattro atti
libretto di Francesco Maria Piave, dall'omonimo tragedia di W. Shakespeare

Macbeth: Giuseppe Altomare
Lady Macbeth: Dimitra Theodossiou
Banco: Giorgio Giuseppini
Dama di Lady Macbeth: Elena Bakanova
Macduff: Emanuele Servidio
Malcolm: Emanuele Giannino
Medico: Juan Josè Navarro
Streghe: Alessandra Bordino, Beatrice Bosso, Chiara Silvestri


Direttore: Simon Krečič
Regia: Dario Argento
Scene e luci: Angelo Linzalata

Orchestra Festival Pucciniano

Coro Artisti del Coro di Parma
Maestro del Coro Fabrizio Cassi

Allestimento del Teatrro Coccia di Novara
Coproduzione TTeatro Coccia di Novara e Teatro di Pisa



Photocredit Giulia Ponti e Mario Finotti

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