domenica 14 dicembre 2014

Falstaff al Teatro dell'Opera di Firenze


Falstaff : “una commedia lirica che non somiglia a nessun'altra”.

Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it

Il programma del Teatro dell'Opera di Firenze ha deliziato il proprio pubblico con l'ultimo capolavoro verdiano, Falstaff, affidato a nomi stellari: direzione di Zubin Mehta, regia di Luca Ronconi e un cast di cantanti che perfettamente restituisce gli spassosi personaggi della commedia.

Il grande Giuseppe Verdi chiude la propria carriera nel modo più singolare possibile: ormai avanti negli anni, si mette ancora in gioco, componendo la sua prima Opera Buffa, che va a scardinare il dramma musicale ordinato per numeri chiusi. Ne emerge un declamato melodico, certamente ancora lontano dalla scrittura libera Verista e dalle pagine pucciniane, ma che per esse indubbiamente pone solide basi.

Su libretto di Arrigo Boito, il soggetto ruota intorno al personaggio di Sir John Falstaff, desunto dagli shakespeariani Le allegre comari di Windsor ed Enrico IV. Composta in tre atti, l'opera vede suddividere ognuno di essi in due parti: la prima ambientata presso l'Osteria della Giarrettiera, (dimora di Falstaff e sede delle sue conquiste amorose), la seconda presso i luoghi dei suoi avversari, casa Ford e la foresta della burla: ne emerge una contrapposizione tra due mondi, tra gli ideali del protagonista, incurante dello scorrere impietoso del tempo, e lo stravolgimento di essi attraverso gli inganni orditi dagli altri personaggi.

La scena spiazza lo spettatore offrendosi nuda agli occhi, con grandi teloni bianchi a delimitare le tre pareti, mossi da corde che, alzandosi e abbassandosi, scandiscono l'andirivieni di simpatici velocipedi di varia forma. Mossi da corde a vista, queste macchine introducono le varie maschere, i caratteri che vanno ad animare la vicenda, con esplicita volontà di creare un distacco dalla finzione, adoperando, quindi, la stessa acuta ironia che Verdi applica nella sua composizione, in un allontanamento dalle passioni e, allo stesso tempo, dai fasti della propria storia di musicista. Completano la scena pochi, fondamentali oggetti e complementi di arredo, come il grosso baule nel quale Falstaff si nasconde, l'enorme letto simbolo delle sue prodezze amorose, il paravento che cela il sentimento di Fenton e Nannetta. Suggestiva la scelta per la scena della tregenda nel bosco, con un imponente albero rovesciato che va a incombere con i suoi tanti rami sull'alcova del protagonista: la luminosa atmosfera vissuta per tutto lo scorrere della commedia (con luci perlopiù piazzate senza particolari movimenti, anche qui con evidente volontà di fissare, rendere atemporale una finzione) lascia il posto a una dimensione onirica dominata da scure maschere, ora richiamo della natura di Sogno di una notte di mezza estate, ora anticamera dell'Inferno di Don Giovanni.

La ricerca verdiana di disincantata ironia culmina nella gradevole scelta per la Fuga Buffa conclusiva, durante la quale tutti i personaggi, complice Maestro e Orchestra, sfondano la quarta parete andandosi a sedere con gambe penzoloni sul proscenio, coinvolgendo il pubblico nel frenetico Contrappunto, supremo simbolo di intrecci e beffe.

Precisa e misurata la performance dell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, guidata da Zubin Mehta che, come sempre sapientemente, riesce a misurare i colori e i volumi del ridotto organico previsto dal compositore. Straordinario tutto il cast, su cui Ambrogio Maestri spicca l'immenso, ormai veterano nel ruolo di Falstaff; seguono, non meno degnamente, la potenza e la naturalezza del Ford di Roberto de Candia, tutto il gruppo delle donne, tra le quali spicca la melodiosa Ekaterina Sodvnikova nei panni della sognante Nannetta, e quello degli agguerriti uomini, di cui Fenton (Yijie Shi) risulta essere l'armonico contraltare.

Giuseppe Verdi chiude quindi con intelligenza e maestria il suo inimitabile percorso artistico, offrendo al pubblico quella che lui stesso definì una commedia lirica che non somiglia a nessun'altra: estrema parafrasi, come già detto, della volontà di fuggire all'autocelebrazione per operare una più sagace riflessione sul processo compositivo, che mai deve arrestarsi e rimanere uguale a se stesso ma, piuttosto, interrogarsi e mettersi sempre in discussione. 

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Recensione relativa alla replica di domenica 7 dicembre 2014

Falstaff

Commedia lirica in tre atti
Libretto di Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi

Editore proprietario: G. Ricordi & C., Milano
Coproduzione con Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari
Cantato in italiano. Sovratitoli in inglese e italiano.

Direttore, Zubin Mehta  -  Regia, Luca Ronconi 

Scene, Tiziano Santi  -  Costumi, Maurizio Millenotti  - Disegno luci, A. J. Weissbard

Maestro del coro, Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Sir John Falstaff, Ambrogio Maestri / Roberto De Candia (12)

Fenton, Yijie Shi

Ford, marito d'Alice, Roberto De Candia / Alessandro Luongo (2, 4, 12)

Mrs. Alice Ford, Eva Mei

Nannetta, figlia d'Alice, Ekaterina Sadovnikova

Mrs. Quickly, Elena Zilio

Mrs. Meg Page, Laura Polverelli

Bardolfo, Gianluca Sorrentino

Pistola, Mario Luperi

Dr. Cajus, Carlo Bosi

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