sabato 6 settembre 2014

60° FESTIVAL PUCCINI: 'Turandot' miglior allestimento secondo FULL Magazine e 4rum.it


Secondo la nostra testata, la Turandot  messa in scena da Angelo Bertini merita il 'gradino più alto' fra i vari allestimenti proposti quest'anno al Sessantesimo Festival Puccini. Miglior artista secondo FULL il soprano Serena Farnocchia.
Un ottimo bilancio complessivo per questa stagione in riva all'amato lago del Maestro: anche stavolta FULL Magazine è stato presente, ed ecco il (doppio...) resoconto del nostro spettacolo preferito.

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Di Francesco Zavattari - Direttore Editoriale di FULL Magazine e 4rum.it

Quella della Turandot di giovedì 14 agosto è stata probabilmente una delle migliori repliche che il Festival Pucciniano abbia offerto negli ultimi anni. A pochi minuti dal termine, incredibilmente dopo poche note dalla celebre conclusione della composizione da parte di Puccini, la forte pioggia aveva però rubato i meritatissimi applausi ai cantanti, all'orchestra e all'intero staff.

A distanza di tre giorni, fortunatamente, il problema non si è riproposto e l'intera messinscena di domenica 17 si è compiuta nel modo migliore, affinando, laddove possibile, le poche sfumature rivedibili della precedente serata.

Di rado capita di poter criticare tanto favorevolmente un lavoro a questo livello e, quando accade, è un piacere vero: trovare appunti negativi alla Turandot proposta quest'anno sul palco del Gran Teatro Puccini di Torre del Lago sarebbe un esercizio di ermetismo e 'spocchia' davvero inutile.

Plauso generale all'intero lavoro che risente e si alimenta evidentemente dell'ossimoro positivo fra l'entusiasmo e la freschezza di un approccio giovane e nuovo, unito all'esperienza che dai cantanti principali al Maestro è stata investita.

A tenere le redini Angelo Bertini, esordiente nel ruolo di un regista finemente attento e meticoloso in ogni dettaglio. La sua Turandot vive proprio di questo: l'attenzione al particolare. Una complessa e precisa rete di azioni, movimenti, simboli e manierismi ricercati in grado di tessere, scena dopo scena, figura dopo figura, un magnifico tappeto visivo per quella che è forse la più potente e completa (pur incompleta) opera del genio lucchese.

Ricercati e particolari i costumi con le rosse, povere e uniformate vesti del popolo di Pechino, le nere e inquietanti armature delle guardie, gli abiti sontuosi dei sacerdoti fino ai personaggi principali. Un fiero Calaf, magnificamente interpretato con fierezza, precisione, grande carisma ed energia da Walter Fraccaro, è rivestito in una suit per metà armatura e metà abito signorile che ben ne rappresenta la nobiltà d'animo e d'origine. Turandot, affidata alla più grande interprete vivente di questo ruolo, una splendida Giovanna Casolla, è rilucente in una semplice tunica bianca impreziosita da una fitta polvere di strass, un grande velo e, alla sua comparsa in scena, un importante coprispalle dorato che abbandona nel momento in cui Calaf scioglie l'ultimo dei tre enigmi.
Liù è vestita di un mantello verde che, pur rendendo la giusta idea dell'abito povero di una schiava, è in realtà realizzato in modo elegante e sofisticato. In questa Opera è lei la vera 'donna pucciniana' in grado di incarnare quel mix di passione, speranza e dolore tanto caro al Maestro. Ottime le scelte di regia che la riguardano: sul finire, subito prima del suo suicidio, la donna sveste il mantello mostrando al di sotto un abito completamente bianco, simile, pur in una più semplice versione, a quello indossato da Turandot. Il loro contrapporsi sul palco, in quel modo, è da brivido: la giovane schiava al seguito di Timur (molto ben reso dal basso Ing Sung Sim) e la Principessa a fronteggiarsi, spogliate del proprio status in eccesso e in difetto, semplicemente donne. Semplicemente persone il cui divario viene azzerato, anche visivamente, grazie a questa ottima trovata scenica.

Di grande impatto, inoltre, l'intera fase successiva al suicidio della piccola Liù che, presa in spalla dalle guardie, in un magnifico corteo funebre contrastato in nero e bianco, viene tumulata al di sotto del palco che si apre al centro per l'occasione. Il gesto, accompagnato dalla chiusura simbolica di un grande sipario sul retro della scena, diviene un potente e allegorico omaggio a Puccini, deceduto proprio al termine di questa fase compositiva. La lunga pausa dettata da un ottimo maestro Marco Balderi ci restituisce uno dei più intensi momenti della stagione.

L'ambientazione onirica di questo specifico allestimento ben rappresenta la Pechino 'al tempo delle favole' in cui Puccini volle la storia della sua Principessa: un imponente colonnato d'oro, incorniciato da un grande elemento nero tutto intorno alla scena in grado di conferire all'intero lavoro un gradevole appeal '16:9' fortemente cinematografico. Il tutto è impreziosito da un 'ricamo' di elementi concentrici che, pur richiamando lo stile orientale lo rivisitano in chiave moderna, a tratti quasi 'spaziale'. Senza tempo, origine o destinazione. 
Nei loro sgargianti abiti fucsia, corallo e rosso vivo, Ping, Pong e Pang (davvero ben interpretati rispettivamente dal baritono Park Joungmin e dai tenori Francesco PittariNicola Pamio), caratterizzano l'intero start del secondo atto, 'trattati' come marionette mosse in scena da altrettanti burattinai. L'ambientazione che si anima alle loro spalle durante la struggente melodia, caratterizzante il racconto di un felice e libero passato, diventa fondamentale per farci comprendere dove affonda le radici il concept visivo dell'allestimento di Bertini: un immaginifico paesaggio sviluppato con leggere sagome mobili, quasi delicati disegni di bambini 'ritagliati e intarsiati' nella carta.
Grande merito, quindi, anche alle scene curate dallo stesso regista.

Se questo è stato per FULL Magazine il miglior spettacolo dell'anno (e forse non solo...), dal punto di vista dei cast che si sono succeduti, menzione speciale della rivista va senz'altro a Serena Farnocchia, poetica, coinvolgente, melodiosa e struggente Liù, sintesi tecnica ed emozionale di un perfetto e delicato contraltare alla potente Giovanna Casolla: finalmente un'artista locale in grado di tenere testa a nomi internazionali.

Ringraziando l'intera organizzazione e, in particolare, la sempre professionale e attenta Responsabile dell'Ufficio Stampa, Alessandra Delle Fave, vi diamo appuntamento al prossimo anno in riva al lago.

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