domenica 18 maggio 2014

Godzilla - Gareth Edwards

Autore: Flavio De Feo

Godzilla dovrebbe ormai essere prossimo alla pensione, e per questo lo invidio molto. Il franchising cinematografico del lucertolone radioattivo entra quest'anno nella sua settima decade, e ci interroghiamo tutti su quale possa essere la ragione (escludendo gli incassi del box-office) per stuzzicare questo gigante dormiente. Gareth Edwards, il regista inglese che firma quest'ennesimo remake, sembrerebbe pensare che sia giunto il momento per Godzilla di fare un sobrio ritorno alle origini, dopo anni di costumi di gomma e traballanti combattimenti tra mostri.

In questo senso, Edwards dimostra di aver capito cosa, nel 1954, faceva di Godzilla una storia tanto coinvolgente. Si sforza così di creare un'allegoria sui pericoli della scienza militare, incentrando il racconto su una famiglia in particolare, i Brody, il cui destino viene determinato da un disastro atomico giapponese, e dalle sue inevitabili conseguenze.

Come la tradizione orientale impone, Godzilla non è solo. L'umanità si trova ad affrontare, in questa versione, altre due mostruose creature – che potrebbero benissimo essere state scolpite da Louise Bourgeois - che oltre ad essere piuttosto ingrifate, si nutrono voracemente di radiazioni, con Parigi e Las Vegas per dessert.
Nessuno può dire che la trama di questo nuovo Godzilla sia carente di argomentazioni o elementi. Al contrario, la sceneggiatura eccede nel senso opposto, dando la sensazione di essere un patchwork, infilando così un tema sopra l'altro, risultando in una pericolante torre di jenga, che ironicamente si piega su se stessa prima ancora che il nostro lucertolone preferito faccia il suo ingresso sullo schermo accartocciando grattacieli come fossero lattine di coca-cola.

Bryan Cranston, Ken Watanabe, Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Juliette Binoche, Sally Hawkins e David Strathairn sono magnifici attori, e per la prima metà del film forniscono un tocco di drammatico realismo che offre equilibrio allo spettacolo. Tuttavia, neppure talenti di questo calibro riescono a donare respiro e vita a personaggi tanto stereotipati.
Un film divertente da guardare con gli amici? Senza dubbio.
Un film che ricorderemo tra un anno? Ne dubito.
Il che è, probabilmente, una buona cosa.

1 commenti:

Francesco Di Lillo ha detto...

Bella recensione, grazie!