sabato 18 gennaio 2014

Nebraska - Alexander Payne

Autore: Laura Savarino

L’avventura di Alexander Payne si consuma tra il Montana e il Nebraska, lungo le strade polverose che legano Billings a Lincoln, e conflagra in un road movie che è insieme viaggio e (ri)scoperta di sé. Payne racconta la provincia americana, insidiandosi tra i suoi quartieri e scrutando indiscreto nei suoi bar, e con mano sapiente proietta l’immagine intorpidita di una collettività sociale serena e sonnacchiosa. Lo sfavillio metropolitano è solo un’eco eroso dal vento, che soffia su una realtà quasi sospesa, esasperata nel suo torpore dall’astuta soluzione del bianco e nero.

In questa assonnata realtà dimora Woody Grant (Bruce Dern), l’ammaccato protagonista della vicenda, un taciturno ottuagenario con il vizio della bottiglia e sintomi incipienti di demenza senile. La vita di Woody scorre ordinaria, quasi lo annoia, finché un giorno non si convince di aver vinto alla lotteria e si decide ad andare – a piedi – a ritirare il premio che gli spetta. La sua determinazione si scontra però con lo scetticismo della famiglia, che guarda compassionevole ed infastidita alla sua impresa, ma trova un alleato nel figlio minore. David (Will Forte) si offre di accompagnarlo a Lincoln, e i due s’imbarcano in un’avventura on the road che diventa un involontario tuffo nel passato ed è balsamo per entrambi, occasione per l’uno di evadere da Billings e opportunità per l’altro di riscoprire la figura paterna.

Payne tratteggia con delicatezza l’evolversi di un rapporto padre-figlio che procede proporzionalmente al procedere del viaggio, fondendo geografia e narrazione in un reiterato indugiare sia sul paesaggio che sul volto di Woody, la cui potenza espressiva buca lo schermo e trafigge lo spettatore. Woody diverte ed emoziona, e fa di Nebraska un prodotto completo, retto dalla sua interpretazione ma potenziato dalle prove dei suoi comprimari, che Payne inserisce nella narrazione, impreziosendola, a veicolo e corredo del racconto. Compito (involontario) dei comprimari è quello di rivelare a David il passato di Woody, che alle parole preferisce i silenzi e gli sguardi, e di alimentare (involontariamente) il suo affetto incondizionato per il padre. Payne proietta in David la sensibilità di cui Woody pare privo, rendendolo il personaggio più umanizzato della vicenda e, per lo stesso motivo, il più marginale.


Nebraska è considerabile una ballata di chiaro scuri, che miscela in egual misura dramma e commedia, e che consacra il talento garbato di un regista che incanala nel road movie le sue più brillanti potenzialità.  

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