domenica 12 gennaio 2014

La cinica poetica del 'teatrante'


Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine

Dal 9 al 12 Gennaio il bel cartellone del Teatro Metastasio di Prato ha proposto Il teatrante, testo poco rappresentato dell'autore austriaco Thomas Bernhard. Protagonista assoluto della pièce come attore e regista, il grande Franco Branciaroli continua così la sua riflessione sul teatro, già recentemente portata avanti con lo spettacolo Servo di scena di Ronald Harwood.

Una pittoresca osteria di un paesino sperduto chissà dove nella campagna austriaca: una struttura a semicerchio che lascia in bella vista, in un secondo piano rialzato, uno spaccato di macelleria con tanto di carne appesa; tavoli e sedie dal taglio povero, un'accozzaglia di quadri alle pareti disposti in modo totalmente casuale; sul lato destro, una pedana e un binario per sipario individuano una "zona teatrale" di fortuna. Questa è l'unica, intima ambientazione in cui prende forma la vicenda, questo il povero palco su cui dovrà esibirsi il protagonista, in giro per una strampalata tournée con tanto di moglie e figli, improvvisati attori, al seguito. Lo spettacolo ha il suo lungo incipit nel soliloquio del mattatore, che, con andatura pomposa e con voce oltremodo impostata anche nel più quotidiano eloquio, mostra insofferenza verso l'infelice contesto nel quale sarà costretto a mettere in scena il suo La ruota della storia, improbabile vicenda che dovrebbe vedere come protagonisti personaggi come Hitler, Napoleone, Metternich... Il tutto di fronte a un silenzioso, perplesso, in parte incuriosito e affascinato oste che (esattamente come il pubblico) molto probabilmente non può fare a meno di domandarsi come possa essere finito da quelle parti colui che si professa essere un così grande artista.

Se fin da subito il protagonista risulta grottesco e a tratti ridicolo nel suo desiderio di perseverare in un'arte impagliata, stantia, fatta di canoni privi di significato, il tutto diviene ancor più pietoso con l'arrivo degli altri sgangerati componenti della famiglia: una moglie muta (per scelta psicologica) quasi inebetita dalle nevrosi del marito, che trova nell'ipocrondria l'unica ancora di salvezza; un figlio e una figlia totalmente inadatti a vivere, prima ancor che a fare teatro. Nella frenesia dei preparativi per la messa in scena, tra momenti di comicità e altri in cui diventa forte la pena per questo illuso autore-attore, la storia si conclude con un fallimento che arriva prima che lo spettacolo abbia inizio, con un incendio che cattura l'attenzione dei paesani non ancora convenuti all'osteria. La compagnia resta così senza pubblico, il palco vuoto senza rappresentazione, lo spettacolo a cui assistiamo si chiude in modo brusco, così come bruscamente il mattatore deve i fare i conti con una realtà ben diversa dalle sue aspirazioni teatrali.

Ciò che in assoluto rende maggiormente interessante la riflessione di Branciaroli risiede nella contradditorietà della sua riflessione: l'attore e regista scardina, esaspera e si fa beffa proprio di ciò che lui professa e di cui la sua arte fa uso. Il senso del teatro come alternativa alla morte (giacché il teatro ne è la più alta espressione), la maniacalità che contraddistingue i grandi uomini di teatro nei gesti, nell'impostazione della voce, nella perfezione della scena e dei più piccoli dettagli: l'attore, in questa lettura, non è altro che un uomo particolarmente coraggioso, o forse particolarmente codardo, che nasconde la propria fragilità dietro un'altisonante necessità di professarsi artista del palcoscenico, di rivestire la parola e l'azione di una sacralità diversamente non raggiungibile nella vita ordinaria. Così come Bernhard non salva i propri personaggi, Branciaroli non ci fornisce risposte, ma esplicita, seziona, pone sull'altare del sacrificio il senso e non senso della vera natura del teatro. Agli spettatori il compito di riflettere, di ammettere la fondamentale assurdità di ciò a cui non solo assistono, ma di cui sono partecipi e non meno colpevoli e inattendibili complici.



FRANCO BRANCIAROLI in

IL TEATRANTE

di Thomas Bernhard
traduzione Umberto Gandini
regia FRANCO BRANCIAROLI
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi
con (in ordine alfabetico) Barbara Abbondanza, Tommaso Cardarelli, Melania Giglio,
Daniele Griggio, Valentina Mandruzzato, Valentina Violo


produzione CTB TEATRO STABILE DI BRESCIA / TEATRO DE GLI INCAMMINATI


Foto per gentile concessione del Teatro Metastasio di Prato

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