lunedì 5 agosto 2013

Gigi Proietti, Pierino... e molto (troppo) altro


Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine

Sabato 3 agosto Music & More, il cartellone parallelo alla programmazione operistica del Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago, ha visto la presenza di Gigi Proietti, impegnato in Pierino e il Lupo… e molto altro, occasione per gustare le piccole, grandi pièces che hanno fatto il successo dell’attore romano.



Con grande presenza di pubblico, la serata inizia con l’esecuzione che dà il titolo allo spettacolo: Proietti fa da narratore alla deliziosa favola musicale che Sergej Prokofiev compose con lo scopo di avvicinare i bambini alla musica classica e agli strumenti: diretta dal Maestro Michelangelo Galeati, l’Orchestra del Festival Puccini esegue infatti Pierino e il Lupo, semplice e raffinatissima narrazione della ben nota storia. L’esecuzione scorre rapida, con un’interpretazione molto misurata da parte di Proietti, che forse non vuole rubare la scena, appunto, alla musica, vera protagonista di quel momento. Senza un particolare filo conduttore, segue l’esecuzione dell’Intermezzo di Manon Lescaut di Giacomo Puccini, pagina straordinaria che, in questo caso, intendiamo però più come un escamotage per lasciare il tempo necessario all’attore per cambiarsi.

Lo spettacolo vero e proprio sembra iniziare in questo momento, con l’accendersi di un pubblico entusiasta (e fin troppo rumoroso), che fino ad allora era rimasto in una sorta di diffidente attesa: Gigi Proietti dà il via ai suoi numeri di maggior successo, offrendo alla gente esattamente ciò che si attendeva. Inizio in grande stile con i ben noti tormentoni di Toto e la Saùna, per poi proseguire con un omaggio a Ettore Petrolini (personaggio a cui l’attore romano ha sempre affermato di essersi ispirato), con l’esilarante Pietro Ammicca e con molti altri divertenti momenti, in cui Proietti gioca principalmente con lingua italiana e dialetto. 

Oltre due ore di spettacolo, scandite da continue, automatiche risate del pubblico, che nemmeno più attende le battute dell’attore. Un gran peccato che un personaggio di tal calibro si accontenti di offrire al suo pubblico un mix di situazioni, più o meno consumate; uno spettacolo alla fin fine senza un filo conduttore, in cui musica classica, opera e comicità vengono abbinate senza un particolare significato. Laddove un talento e un’esperienza simili consentirebbero di fare qualsiasi cosa sul palco, si resta in qualche modo delusi e annoiati da un certo tipo di banalità, che senza dubbio non rende giustizia all’attore stesso. 

Del resto, però, sembra essere proprio questo che il pubblico di Proietti vuole: al termine dello spettacolo, l’ovazione è roboante e chiassosa, anche se non sono poi pochissimi coloro che quasi scappano senza nemmeno attendere l’inizio dei bis. Rimaniamo sino alla fine, mossi da un'indiscussa ammirazione verso tutto ciò che Gigi Proietti rappresenta, ma ben consapevoli di non aver assistito a un qualcosa assai lontano dal potersi definire teatro.

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