lunedì 3 giugno 2013

Marcantonio Lunardi: il militante poetico della videoarte italiana



Autore: Elena Marcheschi
Immagini gentilmente fornite dall'artista

Osservatore accorto e clinico del reale, dotato di una capacità analitica lucida e un atteggiamento critico che trova riscontro in una coscienza politica ferrea, Marcantonio Lunardi ha sviluppato negli anni un linguaggio espressivo originale che ha assorbito insegnamenti e ispirazioni da molti territori della creazione audiovisiva. Documentarista di formazione, area nella quale è cresciuto seguendo, tra gli altri, i master di Glawogger, Dvortsevoy, Muller e Gasparini, negli anni ha maturato la curiosità e il desiderio di misurarsi con linguaggi più sperimentali, andando ad ammorbidire con una dimensione poetica e metaforica gli aspetti di critica più sagace relativa alle disfunzioni della realtà politico-sociale contemporanea, con particolare riferimento alla situazione italiana. Lunardi è un militante poetico, un artista di confine che impiega il linguaggio del documentario come una lente d’ingrandimento sul presente per poi riproporre, attraverso una traduzione più personale, una visione simbolica e astratta che, pur politicamente connotata, vuole far riflettere su alcuni fatti salienti della politica italiana degli ultimi venti anni e l’impatto devastante che questi hanno avuto sulla società. 

Ed è proprio da un’osservazione al contempo severa ed empatica delle mutazioni avvenute nel nostro paese dal momento in cui Silvio Berlusconi è entrato in modo dirompente in politica che nasce la Trilogia di Marcantonio Lunardi. 

Composta da tre opere brevi – Laboratoire Italie (2011); Suspension (2011); Last21days (2012) – la Trilogia è un canto di dolore e liberazione personale dell’artista, sconcertato rispetto al crescente degrado di una nazione costantemente manipolata da un messaggio politico subdolo e misero, divulgato da un sistema mass mediatico compatto e asservito alle logiche berlusconiane e dei suoi alleati. Riportando alla memoria lo slogan della controinformazione politica americana negli anni della contestazione, si può sostenere che anche per Lunardi il linguaggio audiovisivo diventa un’arma di difesa all’insegna del motto «VT is not Tv», ovvero il videotape non è la televisione. Ovviamente, pur non avendo più a che fare col nastro elettromagnetico e trattandosi di linguaggio digitale, il senso intrinseco dell’operazione artistica di Lunardi rimane lo stesso: usare gli strumenti audiovisivi per dare voce a un’analisi politica critica e di opposizione al sistema, attraverso quei canali divulgativi possibili alla pratica di un artista – i festival di settore per un pubblico più di nicchia, da un lato, e la vastità incommensurabile dell’utenza web, dall’altro.

Il primo video, Laboratoire Italie, mostra l’incredulità dell’autore rispetto a quanto accaduto in Italia a partire da un anno cruciale per la politica e la società italiana: il 1994. L’artista ricrea un set da laboratorio (cui allude il titolo, appunto), le cui cavie sono tre vermi che inesorabilmente vedremo cadere dalla provetta in cui sono stati inseriti nel recipiente sottostante. L’immagine fissa e in bianco e nero sembra evocare quei documentari scientifici in cui tutte le fasi dell’esperimento devono essere registrate per osservare il corretto svolgimento di un fenomeno. L’inserimento del discorso di Berlusconi, che nel ’94 annunciava la discesa in politica, fa da contraltare alle immagini e le riempie di valore simbolico: le parole scandiscono la lenta caduta dei vermi che, malgrado loro, piccoli e indifesi entrano a fare parte di un esperimento, come forse è accaduto (e sta accadendo) alla popolazione italiana, anch’essa facente parte di un disegno grande e ignoto dal finale incerto e forse rovinoso. Come accade nella dimensione onirica per effetto dei fenomeni di condensazione e spostamento, Lunardi trasfigura la realtà adottando un registro metaforico e grottesco per proporre una lettura dei fatti che dimensiona la portata sconvolgente e incredibile del proclama berlusconiano alla microsfera tragica in cui vengono ritratti i tre vermi. 

L’incredulità allucinatoria di Laboratoire Italie lascia presto spazio alla concretezza spietata e reale di una tragica presa di coscienza non più personale, ma collettiva: nel 2011 l’immagine e i messaggi di Berlusconi hanno invaso, volenti o nolenti, le case di tutte le famiglie italiane così come hanno determinato la vita politica della nazione. In Suspension Lunardi dispiega una serie di ritratti di persone colte nei propri ambienti domestici o lavorativi e, ai loro sguardi fissi e attoniti, accompagna come contrappunto la presenza costante di un televisore dove domina il primo piano di Berlusconi, stavolta adirato contro la magistratura per essersi “intromessa” nella sua vita privata. Gli anni sono passati, tutto è cambiato in peggio, un senso di degrado culturale ed etico ha ammantato la società, apparentemente annientata da anni di pressione mass-mediatica. La signora ferma alla sua macchina da cucire, la donna ammalata, il musicista, la famiglia con bambini, la ragazza in cucina: sovrastati da un’atmosfera claustrofobica, nella semplicità delle proprie dimore attendono tutti attoniti che qualcosa cambi, mentre la presenza di Berlusconi è diventata ormai un disturbo molesto di sottofondo alla vita quotidiana di tutti quelli che sperano in un futuro diverso, così come accade nel video. A questo coro di volti immobili, soggiace un urlo di disperazione e desiderio di cambiamento a cui l’artista partecipa attivamente, non solo come realizzatore, ma anche come co-protagonista nella parte finale del video, prima che il volto fantasmatico e distorto di Berlusconi prenda nuovamente il sopravvento. 

È del 2012 Last21days, l’ultimo video della Trilogia. Il senso di sconfortante disagio che per quasi venti anni ha segnato l’esistenza di molti italiani si trasforma in un altro incomprensibile impasse: la crisi profonda in cui il paese è sprofondato costringe Berlusconi, su spinta dell’economia mondiale, a rassegnare le dimissioni da capo del governo. Come in Laboratoire Italie scompare nuovamente il volto del leader di cui restano soltanto i discorsi strampalati: dapprima il patetico tentativo di negare il tracollo italiano, poi l’atteggiamento arrogante e il suo fregiarsi di un’uscita dalla scena politica unicamente nell’interesse della nazione. I giorni che trascorrono tra una presa di posizione e l’altra vengono marcati sullo schermo dalla presenza di numeri e grafici che riflettono l’andamento dell’economia italiana rispetto alle dichiarazioni di Berlusconi. I mass media si fanno portavoce degli andamenti del mercato, proponendo agli italiani valutazioni matematiche che sembrano sideralmente lontane dalla realtà concreta e quotidiana di tutti. Al dipanarsi di linee e numeri, Lunardi contrappone in split screen nella parte bassa del video la gestualità quotidiana della proprietaria di un piccolo negozio di alimentari: le mele, le banane, un tubetto di Ortolina, alcuni limoni si contrappongono e reclamano un senso di realtà vero e concreto rispetto alle inarrivabili e oscure logiche politiche legate ad un’economia mondiale diventata ormai totalmente astratta, distante, irreale. 

La Trilogia formalmente termina qui, ma idealmente prosegue in un altro video realizzato da Lunardi nel 2012, Default. Dopo il quadro emotivo venutosi a formare con i tre lavori precedenti, dove cova un senso di claustrofobica impotenza di fronte a un degrado politico e morale rovinoso che ha condotto l’Italia sull’orlo del baratro, con Default Lunardi sancisce la distanza incolmabile che ormai divide il comune cittadino dalle istituzioni. All’interno di una fabbrica abbandonata in stato di rovina si celebra il rito a cui il semplice cittadino si sottopone quotidianamente: la telefonata a un ospedale, a un ufficio pubblico, a uno sportello è ormai mediata dalla fredda presenza di una segreteria telefonica che meccanicamente guida l’utente o lo trattiene in estenuanti attese, annullando la speranza di un contatto umano, di un dialogo. Le voci registrate si moltiplicano, si sovrappongono, andando a creare un coro cacofonico e ossessivo. Lunardi anche in questo video lavora sulla metafora e sul simbolo, trasfigura l’assenza di uno Stato, di una guida politica credibile, in un non-luogo abbandonato e in rovina dove il normale cittadino subisce tutto il senso di solitudine, desolazione e prevaricazione senza possibilità di reazione. Lo sguardo del protagonista resta congelato, mentre la telecamera con uno zoom out progressivo e continuo sottolinea il senso di distanza simbolica che progressivamente sta separando il cittadino dalle istituzioni che lo rappresentano.

La guerrilla television che Marcantonio Lunardi si propone di intraprendere con le proprie opere è un’opposizione al sistema dolce e al contempo carica di una forza viscerale, che si esprime grazie a una rilettura simbolica e metaforica del reale. I video di Lunardi restano sospesi in dimensioni atemporali e astratte, il confine tra realtà e sogno/incubo viene continuamente messo in questione, un senso di incredulità e straniamento fa da sottotesto costante. 

Militante poetico della videoarte italiana, Lunardi ci parla della nostra storia e di noi facendo vibrare le corde di una presa di coscienza reattiva e rivoluzionaria. Purché ciò avvenga con dolcezza poetica…

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