martedì 9 aprile 2013

The Curse of Lono: Thompson alle Hawaii


Autore: Ilenia Venditti

Nel 1980 la rivista Running inviò Hunter S. Thompson come reporter alle Hawaii per scrivere un articolo sulla maratona che si tiene ogni anno a Honolulu. Thompson aveva accettato l’offerta perché l’incarico si prospettava come una vacanza a spese dell’editore dato che, oltre al compenso per l’articolo, questi avrebbe coperto anche tutte le spese. Invitò così l’amico Ralph Steadman e iscrisse entrambi alla maratona, convinto che avrebbe tagliato il traguardo per primo e che nel tempo libero avrebbe potuto partecipare al campionato di lotta con i galli, in cui si riceve un premio in denaro basato su quanti minuti si resiste in una gabbia con un gallo da combattimento.

Nonostante le premesse, The Curse of Lono (1980) non è una storia sulla falsariga di Fear and Loathing in Las Vegas. Steadman, artista inglese, non è un novello Oscar Acosta; questo ruolo verrà ricoperto in parte da Ackerman solo verso la fine del romanzo. Steadman, invece, arriva alle Hawaii con la moglie e la figlia e lo stesso Thompson è accompagnato dalla fidanzata che però occupa solo un ruolo marginale nella storia. Ralph incontrerà grandi difficoltà ad ambientarsi e trascorrerà la maggior parte del tempo con la famiglia, mentre l’amico si mescola subito ai locali e si cimenta in attività come la pesca dei marlin al largo della costa di Kona. Indubbiamente lo spirito gonzo è presente anche in quest’opera, ma è attenuato dal senso di smarrimento e isolamento che emerge dalle lettere scritte da Thompson a Steadman, delle quali non viene mai riportata la risposta.

Il romanzo è inframezzato da stralci della biografia del capitano James Cook, The Last Voyage of Captain James Cook, da Letters from Hawaii di Mark Twain e da The Journal of William Ellis, libri che Thompson porta con sé per studiare la storia dell’arcipelago. Ed è in particolare il libro sul capitano Cook che accompagna la narrazione e influenza la percezione che Thompson ha delle Hawaii. Sulla sua avventura sembra infatti aleggiare quella che nel titolo del romanzo viene definita la “maledizione di Lono”. Lono è il dio per il quale Cook era stato scambiato dalla popolazione hawaiiana; all’inizio l’errore aveva fatto sì che l’esploratore e il suo equipaggio venissero accolti trionfalmente, ma al loro ritorno sulle isole polinesiane sembra sia stata tra le cause della tragica conclusione della spedizione. L’esuberanza di Thompson si scontra con la scoperta che le Hawaii descritte nei libri che ha consultato non esistono o sono ormai un ricordo del passato. E con il dubbio che lui e gli altri turisti che hanno invaso le isole non siano poi così diversi dagli esploratori che due secoli prima erano approdati lì e avevano portato scompiglio in una civiltà di cui non sapevano nulla. Sarà il mare a insegnare a Thompson, moderno Achab, a conoscere le Hawaii e capire i suoi abitanti.

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