martedì 30 aprile 2013

No. I giorni dell'arcobaleno - Pablo Larraín


Autore: Roberto Bernocchi

Nel 1988, il dittatore cileno Augusto Pinochet, a causa della pressione internazionale, è costretto a indire un referendum per legittimare la sua carica. La sfida, impossibile, per far vincere il “no” a Pinochet è affidata al talentuoso pubblicitario René Saavedra (Bernal) che progetterà una controversa e innovativa campagna di comunicazione.

Chiariamo subito un punto. Il trailer, la trama, le immagini raccontano un film un po’ differente da quello che è realmente. La storica affermazione del no che portò alla fine del regime dittatoriale di Pinochet è raccontata da un punto di vista insolito ma molto appassionante: quello della strategia di comunicazione utilizzata nella propaganda elettorale. Partecipiamo ai brainstorming collettivi, alle discussioni contrapposte, alle presentazioni creative. Seguiamo una sorta di documentario dialogato del processo di produzione pubblicitario dello spot televisivo per il “no”. Dietro allo studio creativo, vediamo il confronto delle ideologie, le passioni della gente, le pressioni della piazza, le preoccupazioni di regime e la storia personale del protagonista, della sua famiglia e della sua miracolistica fiducia nell’idea creativa. Dove il buonsenso e l’abitudine avrebbero spinto gli oppositori a denunciare i soprusi del regime, la profonda e “sensibile” strategia pubblicitaria propose invece il racconto di un orizzonte felice: “No. Arriva l’allegria”. “Sembra uno spot della CocaCola” denunciava uno degli spettatori committenti. “È vergognoso. È la rinuncia alla protesta, la legittimazione del regime” protestavano altri“. “È in linea con l’attuale contesto sociale” si difendeva René Saavedra. 

La pubblicità trae vita dalla realtà, ascolta i desideri della gente, interpreta i suoi sogni, trova l’”insight” diremmo in pubblicitese. Così ha fatto la campagna per il “no” a Pinochet in Cile, portando serenità, futuro, allegria nelle case degli impauriti, depressi o cinici elettori, animando un incredibile voto di cambiamento. Un perfetto manuale del pubblicitario per politici perdenti, incrostati e ideologizzati; per imprese in crisi in preda alla paura e alla ostinata riproposta del rassicurante già visto; per associazioni non profit paladine del dolore e schiave della vana idealità.
Girato con la stessa macchina da presa utilizzata nei documenti degli anni ’80, le immagini del film risultano estremamente sgranate ma, nonostante l’iniziale fastidio nel sentirsi di fronte a un film vecchio, cresce gradatamente nello spettatore la fiera consapevolezza di essere di fronte ad un film documento.

Un film istruttivo, provocatorio, incredibilmente contemporaneo e prezioso, anche se faticoso.


0 commenti: