mercoledì 6 febbraio 2013

The Tempest - Juan Antonio Bayona


Autore: Roberto Bernocchi

Dalle macerie dello tsunami indonesiano (in Thailandia) viene a galla un film catastrofico che punta più sui sentimenti che sullo spettacolo.

Una storia impossibile, ma vera. Lo tsunami si abbatte su un villaggio in riva al mare thailandese e prende in pieno, oltre a migliaia di persone (300.000), una felice famiglia americana. Mamma, papà e tre figlioletti. Tra miracoli e buona sorte si ritrovano tutti, quasi illesi, felici e più uniti di prima.

Fa bene il regista a dichiarare fin dall’inizio che si tratta di una storia vera. Questo aiuta lo spettatore a liberarsi da dubbi e scetticismi e a concentrarsi sugli eventi, consapevole del fatto che quanto è successo è reale, per quanto miracolistico.
Bayona (regista di un primo cortometraggio di genere horror, The Orphanage) dimostra una buona padronanza nel descrivere per immagini la catastrofe. Offre punti di vista spettacolari, tra riprese dall’alto, sottacqua e dentro alle scene. La camera a mano restituisce l’impressione di essere parte degli eventi e il ritmo e la tensione non mancano mai.
La vicinanza con l’evento catastrofico e con eventi simili ancora più recenti gioca un ruolo fondamentale nella partecipazione del pubblico al dramma. Ci sentiamo tutti coinvolti, vicini, commossi.

Dopo la prima parte dedicata alla devastazione (la migliore del film), la storia si snoda attorno al tema della sopravvivenza. Si distingue così tra gli attori il giovane Lucas, che si ritrova con la madre (buona anche la prova di Naomi Watts) e che la aiuta a raggiungere i soccorsi. Forte temperamento, coraggio, senso pratico: un bel personaggio che ricorda il Jamie Bell di Billy Elliot.

Se la solidarietà corale che si sviluppa tra la popolazione e i sopravvissuti sembra essere descritta con la giusta misura, non altrettanto si può dire dei diversi momenti melò a cui il pubblico assiste: troppi incontri strappalacrime, troppe coincidenze evidentemente romanzate non aiutano a fare di questo film un film riuscito. Il regista forza la mano e include nella storia impossibile, che da sola avrebbe già avuto tutto il suo potenziale emotivo, troppi cliché di genere. E questa non sembra essere la scelta migliore.

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