martedì 12 febbraio 2013

"Miseria e nobiltà" al Giglio di Lucca

Autore: Lorenzo Ricciarelli, Responsabile Architettura FULL Magazine

Miseria e nobiltà. Due sostantivi. Due concetti. Un meraviglioso capolavoro comico di Eduardo Scarpetta, che cela dietro alle risate fragorose che piovono dai palchetti un nocciolo di crudeltà, invisibile sotto la patina della farsa.


Geppy Gleijeses, regista, adattatore e protagonista di questa commedia, mette le mani nel testo originale e lo “sporca” con l'adattamento di Eduardo De Filippo e con il film di Mario Mattoli, senza tradire le aspettative di un pubblico che già conosce le battute e si prepara passo dopo passo alla risata già annunciata. Aggiunge poche cose sue, che si perdono e confondono nel mare della commedia. Quest'ultima arriva perciò allo spettatore esattamente per come uno se la aspetta e per come l'ha conosciuta soprattutto attraverso la magistrale interpretazione di Totò. Il confronto, non ce ne voglia Gleijeses, è impari. Timido è il tentativo di scostarsi dalla proposta di Totò, dal repertorio figurativo e dalle battute più amate del film di Mattoli, tanto da arrivare a ricalcare quasi fedelmente intonazioni, caratterizzazioni e quant'altro senza riuscire a rinnovare un testo ormai noto. Un'occasione persa per proporre qualcosa di originalmente nuovo, per riflettere anche più intensamente e a fondo sulla miseria come condizione spirituale e sulla nobiltà come condizione materiale. Anche la scenografia denuncia la mancanza di coraggio. Se nel primo atto, quello della miseria, consiste soltanto in un tavolo e in qualche sedia fatiscente (rimandando così a un mondo immaginifico, cupo, a tratti brechtiano), nella seconda parte cambia tutto: i miserabili si fingono nobili  in un luogo falso di carta dipinta che rimanda al profluvio di stucchi tipico degli arredamenti in stile. Tornano le quinte, del tutto assenti nel primo atto, e la finzione del teatro.
Miseria e Nobiltà è del 1888, ma è come se fosse stata scritta l'altro ieri. Il meccanismo è straordinario e fila liscio: Felice Sciosciammocca è uno squattrinato che si guadagna da vivere facendo lo scrivano. La quotidianità del quadro iniziale è interrotta dall'inaspettata visita dell'infelice marchesino Eugenio, che per ragioni di blasone non può sposare l'amata popolana Gemma, figlia di un cuoco arricchito. Il lieto fine è assicurato.

Tra gli interpreti spiccano fra tutti Lello Arena, impeccabile nei tempi comici e Marianella Bargilli, che tocca cime di rabbioso grottesco. Ci sono poi gli altri, tutti quanti irresistibili nel loro recitare “all'antica napoletana”.


Recensione relativa alla replica pomeridiana di domenica 10 febbraio 2013


Miseria e Nobiltà
di Eduardo Scarpetta 

con Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli
e con Gina Perna, Antonio Ferrante, Gino De Luca, Loredana Piedimonte, Antonietta D'Angelo, Vincenzo Leto, Jacopo Costantini, Silvia Zora, Francesco De Rosa

Scene Francesca Garofalo
Costumi Adele Bargilli
Musiche Matteo D'Amico
Luci Luigi Ascione
Regia Geppy Gleijeses 

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