giovedì 28 febbraio 2013

Anna Karenina - Joe Wright


Autore: Roberto Bernocchi

Grazie a una fedele trasposizione dell’omonimo romanzo di Lev Tolstoj, il film narra le vicende amorose di Anna Karenina (Keira Knightley ), apprezzata dama di fine ottocento, moglie di Aleksei Aleksandrovič Karenin, un ufficiale governativo, e madre di suo figlio Serëža. Sfidando le regole della nobiltà russa, fatta di convenzioni e formalismi, Anna tradirà la sua famiglia per concedersi ad Aleksej Vronskij, un brillante e fascinoso giovane, da cui avrà una figlia. Trascinata da un amore e una passione irrefrenabili, Anna rinuncerà alla sua posizione sociale per seguire Vronskij, anche se ben presto, una gelosia esasperata e ingiustificata la porterà però verso un epilogo drammatico.

Un film originale e personalissimo. Costruito attorno ad una storia nota e ad una regia particolarmente virtuosa. Tutto scorre con una perfetta sincronia, come un’orchestra perfettamente guidata dal suo Direttore. La storia è raccontata come fossimo a teatro, ma senza l’angustia e la costrizione di un palco. Le scene cambiano e i personaggi si muovono con un sapiente gioco di quinte teatrali che traccia il ritmo degli eventi, apre nuovi scenari, amplia l’unità di tempo e spazio. Un palco che sembra avere profondità straordinaria, fino ad aprirsi a volte all’esterno in mondi spettacolari. Il punto di forza del film è anche il suo più grande punto di debolezza. Il teatro spinge a forzare l’interpretazione degli attori, che assumono molte volte i toni e gli eccessi della recitazione teatrale, traducendosi inevitabilmente in un senso di finzione per lo spettatore. La collocazione a teatro rende forse la storia più universale, eterna, simbolica. Ma la regia, con le sue brillanti soluzioni estetiche, e la recitazione di registro teatrale, distrae e stempera l’emozione del celebre dramma sentimentale. Che si trasforma così in una piccola storia d’amore e di tradimenti, una delle tante. 

Il tradimento non è dunque più una dichiarazione di libertà dai costumi oppressivi dell’epoca, ma solo una debolezza personale. E così anche la tragica fine di Anna, risulta essere non tanto un pegno all’amore infinito quanto il vizio di una mente complessata. Un kolossal claustrofobico dunque, che trasforma il romantico in nevrotico e che rischia di rimanere nella memoria più per le sue scelte estetiche che per l’intensità dei sentimenti. E, accompagnati da un filo di noia, si fatica anche ad apprezzare la squadrata e impalpabile Keira, così come lo spento e imbruttito Jude Law.

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