domenica 13 gennaio 2013

"La resistibile ascesa di Arturo Ui": lucido racconto di ciò che può ancora essere

Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine

Nell'ambito del repertorio teatrale, i lavori di Bertolt Brecht costituiscono da sempre una sfida per tutti: la complessità drammaturgica del testo, svolta attraverso quella tecnica di straniamento che impedisce l'immedesimazione tanto dell'attore quanto dello spettatore, fornisce il presupposto fondamentale per spettacoli densi nel loro essere analitici, impietosamente crudi nello scandagliare la natura umana in tutti i suoi aspetti. Il regista dovrà essere brillante, pieno di interessanti idee che possano esaltare al meglio quelle regole da cui l'autore tedesco mai prescinde; gli attori dovranno essere abilissimi, pronti a offrire tutto alla messa in scena senza mai, tuttavia, perdere il controllo della propria persona, onde evitare in cadere nella, pur naturale, scia del compiacimento e dell'autoesaltazione. Allo stesso tempo, il pubblico dovrà mantenere massima attenzione e lucidità, cercando di non "offendersi" se lo spettacolo non sarà in grado di farlo emozionare: è proprio ciò che, coscientemente, l'autore vuole evitare.

Tutte queste riflessioni, a nostro modo di vedere fondamentali per il caso specifico che andiamo a trattare, vengono centrate in pieno dall'encomiabile allestimento di La resistibile ascesa di Arturo Ui, firmato da Claudio Longhi, che vede in scena uno straordinario cast di dieci attori/cantanti/musicisti/ al fianco dell'inossidabile Umberto Orsini; sì, perché a coloro che ripercorrono alla maniera brechtiana l'ascesa al potere di Hitler, attraverso un'allegoria composta da complessi numeri di varietà, è richiesto di saper fare tutto, dal canto all'acrobazia, passando per gli strumenti musicali. Lo spazio scenico apre i consueti confini, sfondando la quarta parete: la platea è in diversi momenti più o meno illuminata e invasa dagli attori, mentre sull'arlecchino campeggiano sovratitoli corrispondenti alle didascalie ideate da Brecht per spiegare, passo passo, il parallelismo tra gli episodi narrati e l'inizio della dittatura nazista. Sul palco, privo di quinte e di fondale, la scena è costituita da colonne di cassette di ortaggi, quei cavoli il cui commercio è punto di partenza della corruzione che muoverà e farà degenerare la vicenda. Pochi altri oggetti, parti di mobilio, vanno a individuare via via i vari ambienti, in una ricostruzione più ideale che concreta. 

Padrino della Chicago Anni Trenta, l'Arturo Ui di Orsini è stanco, curvo, roco e balbuziente; a svegliare la sua rassegnazione subentrano ambigui personaggi (ognuno di essi caricatura di figure realmente esistite), avvoltoi pieni di tic, manie e difetti fisici che costituiscono l'humus propizio all'ascesa del dittatore. Con un affascinante escamotage giocato con il controluce, Orsini veste anche i panni di quell'attore che aiuterà Ui a trasformarsi, a divenire l'affabulatore perfetto, il trascinatore di folle indiscusso: come una Fenice, il gangster rinasce completamente trasformato, sicuro di sé, dritto, dalla voce stentorea, pieno di un fascino subito espresso con la tirata shakespeariana di Marco Antonio da Giulio Cesare. Ecco, quindi, partire il tornado della propaganda, dell'intimidazione, della tirannia del denaro, dell'innamoramento delle folle. Il pubblico stesso, ognuno di noi seduto ad assistere a tutto ciò, è parte di questa folla ammaliata, anche quando, al termine dell'intervallo, gli attori ci richiamano all'ordine dal foyer, sollazzandoci con irresistibili gag atte a far dimenticare l'orrore che si cela dietro: non è forse questo, fra i tanti, il potere della dittatura?

Gli attori sostengono alla perfezione le tre, complesse, ore di spettacolo, dando prova di talento in tutte le discipline, perfettamente armonici con la maestria di Umberto Orsini. Da sottolineare la sapiente esecuzione di Olimpia Greco alla fisarmonica, filo conduttore della messa in scena, l'interpretazione eclettica e dirompente di Luca Micheletti (Premio Ubu 2011 per miglior attore non protagonista proprio con questo spettacolo) e quella di Diana Manea, impegnata in due ruoli diametralmente opposti: una decadente vamp dalla stridula risata e una donna inizialmente retta, destinata poi a piegarsi all'evolversi degli eventi.
L'andamento dello spettacolo risulta pressoché perfetto, tanto da conquistare un  pubblico variegato, che (una volta tanto) pare seguire attento, senza inutili distrazioni; l'eventuale, comprensibile stanchezza non riesce ad avere la meglio, forse perché questa storia narrata con metafore e canzoni ci sembra così vicina, poco messa in scena, ma molto, molto reale e, quel che è peggio, ancora possibile.


Recensione relativa alla replica di sabato 12 gennaio 2013
Foto di Marcello Norberth


Teatro del Giglio, Lucca
Venerdì 11 e sabato 12 gennaio, ore 21
Domenica 13 gennaio, ore 16.30

La resistibile ascesa di Arturo Ui
di Bertolt Brecht
musiche originali di Hans-Dieter Hosalla
traduzione Mario Carpitella

regia Claudio Longhi
dramaturg Luca Micheletti
scene Antal Csaba
costumi Gianluca Sbicca
luci Paolo Pollo Rodighiero
altre musiche Fryderyk Chopin, Hanns Eisler, Friedrich Hollaender, Rudolf Nelson, John Ph. Sousa, Mischa Spoliansky, Johann Strauss figlio, Kurt Weill
fisarmonica e arrangiamenti Olimpia Greco

con 
Umberto Orsini
e con (in ordine alfabetico)
Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis

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