sabato 29 dicembre 2012

La parte degli angeli - Ken Loach


Autore: Roberto Bernocchi

Robbie è un riottoso ragazzo di Glasgow. La sua vita è segnata inevitabilmente dalla faida che contrappone la sua ad un’altra famiglia radicata nel territorio, in una continua e snervante guerra di quartiere, fatta di soprusi, vendette e violenza. Questa sua appartenenza non gli vieta di innamorarsi di Leonie, una bella ragazza del clan rivale, da cui ha un figlio. La situazione sembra essere sempre più tesa e pericolosa ma Robbie, nel suo nuovo ruolo di padre, decide di ricominciare una nuova vita, cercando con determinazione e impegno, di cambiare il suo destino segnato. Con un gruppo di amici, organizza un furto che potrebbe assicurargli un futuro più roseo.

Il periodo natalizio spinge la quotata critica giornalistica a trasformare questo buon film di Ken Loach in una irrefrenabile commedia (“Risate continue” scrive La Repubblica, “Molto divertente” scrive il Corriere della Sera, “Irresistibile” dice Il Messaggero). Appare evidente che siamo di fronte ad una vera e propria strategia commerciale, con le gambe corte. Vero è che c’è spazio per qualcosa di diverso dalla più consueta denuncia sociale del regista britannico (Piovono pietre, Terra e libertà, Il vento che accarezza l’erba). Ma il film ha pur sempre premesse drammatiche che sfociano poi in una storia più leggera ma certamente non comica. La prima parte rispecchia il mondo, noto ai più, di Ken Loach, abile nel rappresentare le fasce più deboli e disagiate di molte città inglesi, con l’utilizzo magistrale di volti espressivi che sembrano presi direttamente dalla strada. Durante il racconto vi è grande sensibilità e rispetto nel descrivere storie, pensieri e desideri di giovani ai margini, impegnati nella difficile prova del riscatto. 

Una prova quasi proibitiva per un gruppo di delinquenti, dotato per lo più di scarse risorse intellettive, incastrato in un contesto sociale arido, povero e demotivante e cresciuto con la naturale attitudine a compiere crimini più o meno gravi per difendersi. Una lunga premessa che è anche la parte migliore del film, nella quale lo spettatore prende confidenza con i protagonisti e si prende carico emotivo delle vicende di Robbie. Quando il film sembra sfociare in una guerra violenta tra bande, si assiste invece ad una svolta di genere che alleggerisce e in qualche modo banalizza lo spettacolo. La possibilità di riscatto passa attraverso il furto di un rarissimo esemplare di whiskey che il film racconta con una discreta tensione e con la sobrietà narrativa di Ken Loach. In un periodo di crisi diffusa, quella del film sembra essere una scelta quasi consolatoria e rassicurante e accontentare un pubblico bisognoso di speranza e lieto fine.


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