mercoledì 28 novembre 2012

Paolo Poli, quando la grande poesia nasce una seconda volta

Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine
Ieri sera, martedì 27 novembre, inizio di classe per la Stagione di Prosa del Teatro Politeama di Viareggio, grazie all'eleganza e alla maestria di Paolo Poli, che, così come altri suoi illustri colleghi nel 2012, con Aquiloni omaggia Giovanni Pascoli nel centenario dalla morte. In questo caso non si tratta, tuttavia, di semplice rilettura, declamazione, suffragio a uno dei più grandi della letteratura italiana: come tipico nel suo stile, l'attore fiorentino smonta e rimonta, fa propria, dissacra ogni singola parola, ogni singolo verso, rendendo il tutto, se possibile, ancora più sacro e magico. 

La formula è ormai piacevolmente nota, attesa: la Prima, splendida Donna, Paolo Poli e i suoi quattro giovani, talentuosi compagni di avventura (ormai cast più che rodato) alternano siparietti musicali ad altri recitati, muovendosi nel consueto spazio delimitato da una pedana sul fondo, da due rampe con scalini e due uscite laterali; su tre scenari, uno per ogni parete, a scorrimento come nei teatrini di marionette, si susseguono le poetiche ambientazioni di Emanuele Luzzati. Muovendosi con disinvoltura tra sembianze maschili e femminili, i cinque ripercorrono i fasti di un'Italia impossibile da dimenticare nel costume e nel linguaggio, nel suo significativo passaggio tra Ottocento e Novecento, con tutti i sostanziali cambiamenti che seguiranno. 

In questo contesto si inseriscono momenti dedicati alla produzione pascoliana: i protagonisti smettono i panni più frivoli e, in elegante tenuta a metà tra il declamatore e lo scolaretto (con tanto di papillon), ripercorrono alcune tra le più belle pagine del poeta "delle piccole cose". Myricae, Primi Poemetti, Nuovi Poemetti... C'è spazio, sì, per le poesie stra-note, come L'aquilone, Novembre, Valentino, L'assiuolo, che il pubblico accompagna mormorando (grazie a una salda memoria scolastica), ma anche per pezzi monumentali come La morte del Papa, Le armi, Italy, in cui la narrazione a più voci costituisce il movimento di un affascinante racconto in versi e la musica dell'onomatopea, nonché il fascino di termini ricorrenti nel linguaggio ancora gergale, incantano gli orecchi. Senza abbandonare l'eloquio che gli è proprio, Poli snocciola parole con ritmo incalzante, vispo, alleggerendo quindi la drammaticità di certi passaggi; al tempo stesso, indugia sulle onomatopee, le accarezza e le rielabora, conferendo loro una forza espressiva che sicuramente Pascoli apprezzerebbe. Il timbro acuto dell'attore fa nuovi i versi, allontanandosi dal rischio di una semplice, scolastica declamazione, evocando piuttosto con la voce un mondo ormai forse lontano, a cui guardare non tanto con insanabile dolore, ma con rassegnata malinconia. Il tutto accompagnato da un gesticolare quasi casuale, da un indulgere a starnuti e colpi di tosse reali (a cui il pubblico risponde con quella benevolenza riservata ai grandi), come ad alleggerire il peso di parole già di per sé così dense. 

In questo sdrammatizzare, che sicuramente discosta Poli dalla poetica pascoliana, risiede l'interessante possibilità che l'attore ci fornisce, ovvero quella di sfrondare questi capolavori da oltre un secolo di (pur necessaria) didattica categorizzazione, per riconsiderarli, per cogliere l'essenza della parola, nel suo significante e significato. Più evocativa di qualsiasi musica, questa commistione di suoni ci riporta a un immaginario che, pur lontano e dai più giovani mai vissuto se non come retaggio dei nonni, va a toccare le corde più profonde della sensibilità e affonda le radici in quella viscerale dinamica di affetti e sentimenti che, in ogni tempo, hanno saputo elevare l'animo umano.

Un grazie quindi al Maestro Poli e ai suoi attori per aver reinterpretato in modo personalissimo il grande patrimonio pascoliano, restituendolo ancora più ricco al suo pubblico.




Martedì 27 Novembre 2012
Viareggio, Teatro Politeama
PAOLO POLI
AQUILONI
due tempi di Paolo Poli
liberamente tratti da Giovanni Pascoli

con Fabrizio Casagrande, Daniele Corsetti,
Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco
scene Emanuele Luzzati
costumi Santuzza Calì
musiche Jacqueline Perrotin
coreografie Claudia Lawrence
regia Paolo Poli

Produzioni Teatrali Paolo Poli - Associazione Culturale

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