mercoledì 10 ottobre 2012

"Turandot" inaugura la Stagione Lirica del Verdi di Pisa


Tutto esaurito per l’opera inaugurale della nuova Stagione Lirica del Teatro Verdi di Pisa, Turandot, in programma venerdì 12 ottobre alle ore 20.30 e domenica 14 ottobre alle ore 16.

Turandot approda a Pisa nell’elegante allestimento del Festival Pucciniano firmato da tre grandi artisti dello spettacolo: Maurizio Scaparro (regia), Ezio Frigerio (scene), Franca Squarciapino (costumi). Grandi stelle anche nel cast, come il soprano Giovanna Casolla, vera signora della scena lirica,  annoverata  le ultime grandi voci di soprano drammatico, nel ruolo protagonista venerdì sera, cui succederà domenica pomeriggio la rivelazione del Festival Puccini 2010, il soprano Nila Masala; il tenore Stefano Lacolla nel ruolo di Calaf e il soprano Silvia Dalla Benetta nel ruolo di Liù. 

Sul podio il M° Valerio Galli, giovane e già affermato direttore toscano, particolarmente legato al Festival Pucciniano di cui ha diretto diverse opere e tournée concertistiche internazionali. 
Gli altri interpreti sono il tenore Massimo La Guardia nel ruolo dell'imperatore Altoum, padre di Turandot; il basso Choi Seung Pil nel ruolo di Timur, il re tartaro spodestato, padre di Calaf; il baritono Massimiliano Valleggi e i tenori Mauro Buffoli e Cristiano Olivieri rispettivamente nel ruolo di Ping, Pang e Pong, i tre Ministri-maschere. Completano il cast Roberto Nencini (Un Mandarino), Stefano Fini (Il principe di Persia), Eva Corbetta e Valentina Boi (le ancelle). Orchestra, Coro e Coro Voci bianche del Festival Puccini, maestro del coro Stefano Visconti, maestro del coro voci bianche Sara Matteucci.
Regista assistente Luca Ramacciotti, disegno luci di Valerio Alfieri.

Ispirata alla celebre fiaba omonima di Carlo Gozzi, e ancor più alla successiva versione di Schiller, Turandot è l’ultima opera di Puccini, il suo capolavoro incompiuto (il Maestro morì prima di averne scritto il finale) e la sua opera più moderna ed europea: per la solida impalcatura tematica e sinfonica; per il tessuto timbrico voluminoso e ricco di esotismi; per la drammaturgia dal ritmo serrato, quasi cinematografico; per la connotazioni psicoanalitiche  che sottendono alla vicenda e, come ha scritto Michele Girardi, la dimensione novecentesca che Puccini, rispetto a Gozzi, recupera attraverso Reinhard e Schiller, imprimendo alla propria Turandot «una diversa fisionomia decisamente arricchita da quella umanità che per lui costituiva uno stimolo essenziale.»
Turandot come sfida di vita, «una sfida di vita cantata alle stelle» – appunta Maurizio Scaparro nelle sue note di regia – «dove cinesi sono le figure ‘teatrali’ e del nostro mondo… le passioni amorose chiuse lì in un segreto che non si svela ma che forse è per Lui, e per noi, frammenti di vita che in modo diverso, in momenti diversi, è dato vivere.» 

La trama è nota: una Principessa crudele, algida e bellissima, per vendicare l’oltraggio subito ai tempi dei tempi da una sua antenata per mano di un principe straniero, sottopone ogni spasimante a tre enigmi, la cui mancata soluzione condanna il malcapitato alla morte. Sarà un principe ignoto, Calaf, a vincere la sfida e a umanizzare la bella Turandot, schiudendola all’amore. Un percorso pagato a caro prezzo dalla giovanissima Liù, fedele ancella del padre di Calaf, Timur, re tartaro spodestato e ramingo in esilio. Prima del disgelamento finale di Turandot, infatti, Liù, innamorata di Calaf solo perché lui un tempo le rivolse un sorriso , sacrifica la propria vita suicidandosi per non tradire il principe.  Ed è proprio con la morte di Liù che si conclude la composizione di Puccini. Il finale sarà scritto da Franco Alfano sulla traccia degli appunti autografi del Maestro  ma, come qualcuno ha opportunamente osservato, «il compianto funebre per Liù rimane l’epitaffio pucciniano della sua idea dell’opera e, contemporaneamente, di tutto il melodramma dell’Ottocento».


Per informazioni:
Teatro di Pisa tel 050 941111 e www.teatrodipisa.pi.it 

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