martedì 23 ottobre 2012

Aperta la nuova stagione sinfonica del Teatro Lirico di Cagliari


Venerdì 19 ottobre 2012 si è aperta la nuova stagione sinfonica del Teatro Lirico di Cagliari.

Autore: Dott.ssa Patrizia Zavattari


Poco prima delle 20 veniamo invitati a prendere posto in platea per una conferenza stampa indetta dai dipendenti del teatro. Orchestrali e coristi sono già in posizione, c’è chi accorda, chi fa vocalizzi, ma c’è un gran mormorio, finché qualcuno non prende la parola. Prima uno dei maestri di contrabbasso poi un corista spiegano le ragioni di questa conferenza stampa. Ci dicono di essere in presidio permanente da circa 20 giorni. Il loro disappunto è dovuto alla nomina della Sig.ra Crivellenti in qualità di sovrintendente del teatro. Gli artisti leggono le pagine dello statuto della loro Fondazione (una delle 14 fondazioni liriche in Italia) che regolano l’elezione del nuovo sovrintendente (“Ma che elezione sia!”, dicono i dipendenti del teatro). Lamentano il fatto che delle circa 40 domande pervenute a seguito del bando indetto per la selezione del nuovo sovrintendente, nessuna sarebbe stata valutata e si sarebbe invece proceduto a una nomina ad personam. Chiedono quindi il rispetto del regolamento disciplinato dal loro stesso statuto, nell’interesse dei circa 240 dipendenti a tempo indeterminato e circa 100 a tempo determinato che, dicono, a causa delle precedenti mal gestioni, hanno subito il decurtamento del 30% dello stipendio. Chiedono che si proceda correttamente perché la gestione della loro Fondazione, come recita lo statuto, venga affidata a un soggetto dotato di specifica e comprovata esperienza nel settore dell’organizzazione musicale e della gestione di enti consimili.

Concludono ringraziando per il prestito di dieci milioni di euro concesso alla Fondazione dal Consiglio Regionale e le poche persone che a detta loro, con passione e totale dedizione, hanno permesso di mettere in scena un Nabucco come quello che ha aperto la stagione lirica ed un concerto, quello che vanno a incominciare, che promettono sarà strepitoso.

Prima di lasciare il palco, che di lì a poco calcheranno nuovamente, chiedono l’appoggio e l’impegno anche degli abbonati, di chi in teatro va a godere della bella musica e ci ricordano, appunto, di essere comunque privilegiati “perché il nostro” ci dicono “è il mestiere più bello del mondo: noi facciamo musica!”.
Salutandoli con un grande applauso, che ha più del caloroso abbraccio, forse ci saremmo aspettati di ritrovare tensione nei suoni che avrebbero prodotto e invece…. la magia ha inizio! Sotto la direzione amorevole del Maestro Ceccato, gli orchestrali sembrano aver dimenticato qualunque angustia; non solo le note si susseguono in un’armonia davvero perfetta, ma i loro volti, sorridenti e sognanti, regalano al pubblico un’atmosfera di beatitudine difficilmente provata altrove.

E così ha inizio la meravigliosa Sinfonia n. 6 in re maggiore di Antonín Dvořák, opera 60

Colpisce subito la gestualità affabile del Direttore. Un padre, con uno sguardo amorevole verso ciascuno dei suoi orchestrali. Nel primo e secondo movimento, “allegro non tanto e adagio”, prevalgono dolcezza, lenti e ampi movimenti. E il richiamo delle note, sì, con un gesto che sembra voler far avvicinare un gattino, Ceccato si rivolge ai singoli artisti chiedendo il suono, la melodia del loro strumento, e così si alternano i fiati e le percussioni, che emergono via via sulla dolce sinfonia tracciata dagli archi, cui il maestro sembra dedicare amorevoli attenzioni. Sembra lasciarsi cullare dai contrabbassi, sguardi d’intesa coi violoncelli, giochi vivaci della bacchetta con viole e violini. E quando la dolcezza lascia il posto al brio dello “scherzo” e soprattutto all’impeto dell’allegro finale, quel padre amorevole sa chiedere ai suoi strumenti la maestosità, l’eleganza, la forza, con cui tutti sembrano finalmente esprimere lo sfogo di una gioia repressa, come un’onda che dalle corde spezzate dei violini sembra propagarsi in sala. Incredulo di tanta bellezza, il pubblico esplode in un applauso che sembra voler proseguire l’armonia del pentagramma.

Non c’è tregua a quello scroscio di mani e il maestro, richiamato più volte dal suo pubblico, chiede con gentilezza il silenzio per pronunciare poche ma toccanti parole, che vogliono appoggiare la difesa della musica. La sua assenza di 43 anni da Cagliari, dice, ha permesso all’energia di accumularsi in quella splendida orchestra. Conclude con una preghiera, mista a minaccia, in un italiano antico ed elegante: “e voi, tenetene da conto!”.

Di quel meraviglioso maestro credo molti di noi ricorderanno un’altra peculiarità. Sì, perché quel che davvero distingue un live dall’ascoltare un brano dal proprio hi-fi comodamente seduti sul divano di casa, oltre alla partecipazione talvolta rumorosa del pubblico, sono i suoni, oserei dire i muggiti, che accompagnano i gesti e gli sforzi del direttore d’orchestra: soprattutto negli ultimi due movimenti della sinfonia di Dvořák, le crome e i quarti di pausa erano caratterizzati non dal silenzio, come atteso, ma da strani rumori, percepibili persino a metà della platea, che provenivano dal palco. Come lo sfogo di un ginnasta che si scarica per lo sforzo del gesto atletico, così Ceccato non si è preoccupato di sporcare la sinfonia, anzi, ha riscritto Dvořák aggiungendo la partitura delle proprie, a mio avviso eroiche, gesta!

Dopo la prova magistrale dell’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, maturata e molto migliorata in tutte le sue sezioni all’orecchio di chi non la sentiva da qualche anno, ora sta anche al coro, preparato dal Maestro Faelli, fare gli onori di casa, e ci prova con i virtuosismi di Sergej Prokof’ev: Aleksandr Nevskij, opera 78, cantata per mezzosoprano, coro e orchestra.

L’emozione non tradisce le loro voci, che trovano la massima espressione in quelle calde e intonate della sezione dei bassi, alle quali Prokof’ev sembra aver dedicato le parti più belle. Ed è nella perfetta armonia di voci e strumenti magistralmente guidati da quella paterna bacchetta che fa il suo ingresso Anastasia Boldyreva, mezzosoprano. Abito nero che le fascia il corpo, lunga treccia appoggiata sul petto, che di lì a poco rivela una potenza che quasi contrasta con quell’immagine di dolcezza. E l’intesa è perfetta, perché è proprio vero, loro sono dei privilegiati, perché fanno il mestiere più bello del mondo: fanno musica!

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venerdì 19 ottobre 2012, ore 20.30 - turno A 
sabato 20 ottobre 2012, ore 19 - turno B 
Orchestra e Coro del Teatro Lirico 
direttore Aldo Ceccato
mezzosoprano Anastasia Boldyreva 
maestro del coro Marco Faelli 
Antonín Dvořák Sinfonia n. 6 in Re maggiore, op. 60 
Sergej Prokof’ev Aleksandr Nevskij, per mezzosoprano, coro e orchestra op. 78

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