domenica 28 ottobre 2012

Haydn e Mozart al Teatro Lirico di Cagliari


Autore: Dott.ssa Patrizia Zavattari

Nella calda atmosfera del Teatro lirico di Cagliari ha inizio il secondo appuntamento con la stagione sinfonica. Il programma prevede una prima parte in compagnia di Haydn e la seconda con Mozart.
Con una piccola inversione di programma, l’orchestra ci propone prima la Sinfonia in Sol Maggiore Hob. I:88, componimento in quattro tempi, in cui gli strumenti si confrontano con la direzione del Maestro Benedetti Michelangeli. La sua bacchetta scandisce il ritmo con precisione tecnica ma la focosità del Direttore non tarda a manifestarsi: è soprattutto nei movimenti allegri che sembra trasformarsi in una sorta di moschettiere: gambe flesse, tronco sporto in avanti, impugna la bacchetta come fosse una spada con cui intima la guardia. Riceve in cambio suoni che si alternano perfettamente ai suoi movimenti, davvero come in un entusiasmante incontro di scherma che tiene tutti col fiato sospeso. E ogni volta che i suoi comandi richiedono maggior impeto, li precede battendo con forza le suole sulla pedana, come a voler scandire anche con i piedi il ritmo incalzante della sinfonia. Chiudendo gli occhi potremmo immaginarlo nei panni di un ballerino di flamenco.
La precisione dei gesti compiuti all’unisono fa sembrare gli orchestrali un battaglione di soldatini e, soprattutto nel terzo movimento, la sezione dei violini pare addirittura composta da marionette, tutte mosse da fili invisibili magistralmente tirati da un’unica mano che li sovrasta.
La serata prosegue con uno dei più bei concerti scritti per violoncello e orchestra, Concerto in Do Maggiore Hob. VII:1. Un altro capolavoro di Haydn.
L’orchestra, diretta stavolta dalle nude mani del Maestro, che sembrano voler accarezzare i suoni che si produrranno, accompagna amorevolmente uno dei suoi primi violoncelli, Emanuele Galanti, prima nella dolcezza del Moderato e dell’Adagio, poi nel brio dell’Allegro. Quel suono dolce, di uno strumento caldo come può essere il violoncello, si fa soprattutto accattivante quando può esprimersi nei toni gravi, in cui la cassa risuona di una rassicurante melodia.
Ma è nell’ultima Sinfonia, la numero 40 in Sol Minore (K. 550) di Wolfgang Amadeus Mozart, che Benedetti Michelangeli raggiunge il massimo coinvolgimento fisico. È visibile agli occhi di tutti la pelle lucida tradita dai movimenti di quel colletto alla coreana che seguono l’impeto con cui il Maestro ci fa apprezzare la forza della sua orchestra. E con l’orchestra riprende la sfida cominciata con la prima sinfonia: un tira e molla di movimenti e suoni, incitando talvolta gli archi, talvolta i fiati, e ogni sezione. Si sporge verso di loro in movimenti che ricordano i lancio dei dadi, per poi ritrarsi padrone della sua postazione. Da lì conduce il gioco con vibrazioni della bacchetta tanto veloci da non poterla più distinguere, e ci appare come una bianca impressione visiva, un tutt’uno col crescendo dei suoni che rendono giustizia alla maestosità di questa sinfonia. 
L’applauso avvolgente del pubblico dimostra il palese apprezzamento, di fronte a un maestro che, mostrandosi ora ai plaudenti, si inchina grondante di sudore, sfinito e appagato.

Foto © Tomaso Wührer

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