venerdì 6 luglio 2012

"Maros", il gelo che infiamma l'anima


Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine

Anche quest'anno il festival Inequilibrio di Armunia (29 giugno – 8 luglio 2012) colora di teatro e non solo alcuni tra i più bei luoghi della provincia di Livorno, proponendo situazioni mai scontate: già la sognante locandina di Gipi (un uomo seduto sul globo che osserva con un cannocchiale le immensità dello spazio) ci suggerisce tutta la poesia e l'ispirazione di cui questa rassegna è intrisa.

In particolare, ci piace rendere conto di uno splendido allestimento dall'ambientazione quantomai atipica: non un teatro, un salone, una piazza, ma una casa, Villa Pertusati a Rosignano Marittimo. Questa la location scelta da Renata Palminiello per mettere in scena il suo Maros, affascinante adattamento di Tre Sorelle di Anton Cechov, ripresa e perfezionamento del lavoro svolto lo scorso autunno con i suoi allievi della Scuola di Teatro di Bologna "Alessandra Galante Garrone". Diverse serate e diverse repliche, in cui le tre protagoniste cambiano interprete, modificando così l'in-equilibrio (giusto per restare in tema) della scena a seconda dell'indole, del percorso personalissimo svolto da ogni attrice.

Ampia struttura moderna, Villa Pertusati si offre asettica al pubblico, invitato ad attendere sul piazzale esterno. Tutto d'un tratto, ci si accorge che, in realtà, lo spettacolo sta iniziando: vari personaggi si muovono più o meno freneticamente, aprendo e chiudendo finestre sia al piano terra che al primo piano; ancora esclusi dallo svolgimento dell'azione, siamo obbligati a spiare da fuori i tableaux che si creano, smaniosi di ascoltarne i dialoghi, un po' come James Stuart in La finestra sul Cortile... Finalmente possiamo "entrare in casa", partecipare della vicenda sedendoci sulle poche sedie (una ventina di posti su due file) su cui campeggia un'icona ortodossa. L'ambiente è spoglio, illuminato freddamente da poche lampadine penzolanti qua e là; pochi oggetti, le immagini del padre defunto, qualche sedia, un tavolo e una panca che vanno e vengono dalla stanza aperta sul fondo, solo una delle prospettive a cui il nostro sguardo è richiamato. Sì, perché allo spettatore è richiesto il grande sforzo di scegliere il suo punto di vista: non c'è un palco, un centro su cui focalizzarsi, visto che intorno all'ambiente ci sono varie aperture da tenere sott'occhio. Allo stesso modo, dobbiamo essere noi a decidere chi ascoltare, dato che spesso si creano momenti di dialoghi differenti svolti simultaneamente.

La vita delle tre sorelle e dei personaggi ad esse correlati si muove quindi incurante della nostra presenza, con codici spesso difficili da decifrare; non possiamo permetterci di fermarci per tentare di capire le parentele, il filo degli eventi; occorre piuttosto lasciarsi guidare da quel fluire di movimenti, sguardi, sensazioni, parole che arrivano dritti allo stomaco. Una soluzione come questa avrebbe favorito l'ormai tanto scontata interazione degli attori con il pubblico: i personaggi restano invece "là", lontani seppur vicinissimi, quotidiani nei loro gesti teatralmente portati, in uno scambio emozionale tale da rendere inevitabili le lacrime.

Con evidente attento - immaginiamo estenuante - studio celato dietro ogni azione (o non azione) compiuta, i giovani attori si muovono con sicurezza, padroni di uno spazio scenico che invade l'esterno e il piano superiore: anche senza vedere, intendiamo lo scalpiccio dei passi, il rumore delle fronde, le ombre nascoste... Per tutti gli interpreti, la parola (in ritmo e significato) è sempre consapevole, il viso tristemente significativo, l'incedere personalissimo. È doveroso soffermarsi sulle tre sorelle, sulla struggente esternazione di quelli che sono i temi ossessivi di Cechov: l'ozio della soffocante vita di provincia, la tensione verso Mosca (simbolo di quella vita, di quella vasta cultura assimilata, ma ormai incancrenita), l'aridità dei rapporti senza amore, la pulsione del sangue fraterno, arrivando a racchiudere il tutto in quel non sense esistenziale che, alla fine, lascia le protagoniste (e le attrici con loro) senza forze. Maros, gelo. Leggera, dolcissima, Camilla Bonacchi nel ruolo della speranzosa Irina, espressione delle illusioni sconfitte; imperscrutabile Giovanna Sammarro, una Masa dall'andatura contorta, sempre sospesa tra la disperazione e l'ironia; sconvolgente Agnese Manzini, un'Olga empatica, nervosamente scattante, impietosa cartina al tornasole degli umori delle altre due.

Di fronte a loro, insieme a loro, assistiamo pietrificati al vivere, all'amare, alla ribellione verso una condizione umana impossibile da modificare. A fine spettacolo, ci alziamo provati e immensamente grati a professionisti come questi, a Renata Palminiello e ai suoi ragazzi, all'aver portato in scena il teatro vero, quello che fa smuovere gli animi.

Recensione relativa alla replica di giovedì 5 luglio, ore 22.30

(Immagini delle prove, tratte dalla pagina facebook della scuola "Alessandra Galante Garrone")


Renata Palminiello
MAROS
Gelo
da Tre sorelle di Anton Cechov

adattamento e regia Renata Palminiello

con Camilla Bonacchi, Costantino Buttitta, Carolina Cangini, Giuliano Comin, Elena De Carolis, Lorenzo De Laugier, Sena Lippi, Agnese Manzini, Francesco Mauri, Giovanna Sammarro, Jacopo Trebbi, Michele Zaccaria

produzione AttoDue

si ringraziano Renata Molinari, Barbara Roganti e Claudio Busi, Lia Locatelli, Daniele Ronco,
Veronica Tinnirello, Scuola di Teatro di Bologna "Alessandra Galante Garrone"


Prima Nazionale

mercoledì 4 luglio, ore 21
giovedì 5 luglio, ore 18.30 e 22.30
venerdì 6 luglio, ore 19.30 e 22.30
sabato 7 luglio, ore 21.30 replica straordinaria ore 18
domenica 8 luglio, ore 21.30

Rosignano Marittimo, Villa Pertusati
durata 110’


RENATA PALMINIELLO
Attrice, regista, docente alla Scuola di Teatro Alessandra Galante Garrone di Bologna e alla Scuola Laboratorio Nove di Firenze, Renata Palminiello ha lavorato come attrice con Thierry Salmon e con Luca Ronconi, Mario Martone, Franco Però, Piero Maccarinelli, Gabriele Lavia, Barbara Nativi, Letizia Quintavalla. Nel 1996 ha vinto il Premio Duse come miglior attrice emergente. Come assistente alla regia ha lavorato con Patric Guinond e Daniele Abbado.

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