mercoledì 13 giugno 2012

L’intreccio di caso e destino in The Bridge of San Luis Rey


Autore: Ilenia Venditti


Il ponte di San Luis Rey è un piccolo ponte in Perù costruito dagli antichi inca e ancora utilizzato nel 1714, l'anno in cui si verifica l’episodio intorno al quale ruota la narrazione di The Bridge of San Luis Rey (1927) di Thornton Wilder, da centinaia di persone in viaggio tra Lima e Cuzco.

Anche se costruito con semplici assi di legno, vimini e piante rampicanti essiccate, il ponte è usato ogni giorno dai pedoni in cammino tra le due destinazioni. Solo le carrozze e i cavalli compiono il tragitto attraversando il fiume sottostante su zattere.

Il 20 luglio il ponte cede, precipitando nel vuoto cinque persone: Doña María, marchesa di Montemayor, Pepita, Esteban, zio Pio e Jaime. L’episodio segna profondamente la popolazione peruviana che, pur essendo abituata a catastrofi naturali, epidemie e altri disastri, credeva che il ponte sarebbe stato per sempre una tappa dei loro viaggi.

Un monaco francescano italiano, fratello Juniper, che avrebbe dovuto di lì a poco attraversare il ponte, assiste alla tragedia. E si chiede se è il destino o il caso a guidare la nostra vita e morte. Juniper parte dalla convinzione che l’incidente sia la manifestazione di un disegno divino e il suo intento è scrivere un trattato teologico che dimostri la sua tesi. Per sei anni indaga nelle vite dei cinque sfortunati viaggiatori per scovare i motivi per i quali la scelta divina sia ricaduta proprio su di loro. Dopo la lunga gestazione, il libro non ha molta fortuna e, paradossalmente, finirà col segnare il destino del monaco.

Il narratore di The Bridge of San Luis Rey trova una copia impolverata del libro di fratello Juniper e leggendolo si rende conto che il monaco non ha colto l’essenza dei cinque personaggi di cui ha elencato così tanti dettagli biografici. Decide quindi di raccontare nuovamente la storia partendo dalle stesse premesse di Juniper, cercando cioè di capire se è il destino o il caso che ha spinto i cinque viaggiatori verso la stessa tragica fine.

Il suo approccio è però diverso da quello usato da Juniper. Lo scopo della sua ricerca non è trovare a tutti i costi una risposta certa e dimostrabile, ma scoprire perché quelle cinque persone stavano attraversando il ponte e cosa significava per loro in quel momento particolare delle loro vite. C’è chi lo attraversa di ritorno da un viaggio, chi il viaggio lo ha appena iniziato e chi non conosce la sua prossima destinazione.

Sia gli stati d’animo che la provenienza sociale dei personaggi sono i più diversi. Doña María è figlia di un ricco mercante di tessuti, Pepita è un’orfana accolta dalla marchesa, Esteban è anche lui orfano e lavora come scrivano. Infine, zio Pio è stato assistente, maestro e consigliere dell’attrice Camila Perichole, e Jaime è figlio di quest’ultima. Le loro vite si sfiorano più di una volta, prima dell’incidente, sia direttamente che attraverso altri personaggi.

La narrazione può sembrare inconcludente come quella di fratello Juniper perché il vero interrogativo non viene mai affrontato. Ma del resto sta un po’ a ognuno di noi decidere se il nostro percorso di vita è predeterminato o se è un susseguirsi di eventi fortuiti. I funerali delle cinque vittime attirano una grande folla e portano all’incontro (casuale?) di due loro conoscenze, che nel romanzo agiscono anche da punti di raccordo o ‘ponti’ fra i cinque personaggi.

Il ponte viene ricostruito, questa volta in pietra, e il crollo del ponte precedente rimane nella memoria collettiva e ispira nuovi modi di dire. Fratello Juniper viene dimenticato, il ricordo delle cinque vittime svanisce, ma i gradi di separazione tra i personaggi vengono annullati da un altro ponte. Quello, eterno, che Wilder rivelerà alla fine del romanzo e che unisce i cinque superando i limiti della memoria umana.

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