sabato 14 aprile 2012

Screwjack: racconti di follia ed escapismo


Autore: Ilenia Venditti
Screwjack (1991) è una breve raccolta di tre racconti scritti da Hunter S.Thompson che difficilmente colpirà chi non conosce già l’autore ma che stimolerà la curiosità di chi lo segue, oltre che per questioni di collezionismo (la raccolta era uscita inizialmente solo in edizione limitata), per lo squarcio che offre sulle avventure strampalate del giornalista ‘gonzo’.

Eccoci allora sbirciare nella pseudo lettera all’amico Maurice, che costituisce l’introduzione alla raccolta, e leggere frasi confuse su camere di decompressione e linci radioattive, presenze della dimensione immaginaria in cui la memoria di Thompson è intrappolata dal giorno della marmotta, ricorso ventidue settimane prima. E ora che le linci che gli impedivano di scrivere non gli danno più la caccia, Thompson può spiegare come ha intenzione di strutturare la raccolta. 

L’ordine dei racconti deve far sì che il lettore possa essere lentamente ipnotizzato dalle prime due storie,   ‘Mescalito’ e ‘Death of a poet’, e poi spinto giù da un precipizio con il racconto che dà titolo alla raccolta e che rappresenta il climax della narrazione, ‘Screwjack’. L’introduzione viene chiusa bruscamente da Thompson perché sembra ora doversi occupare di una puzzola, un’altra manifestazione dello spirito selvaggio che lo richiama a sé. 

‘Mescalito’, già pubblicato nel 1990 in Songs of the doomed, apre quindi la raccolta. Scritto sotto forma di diario, riporta l’esperienza di Thompson con la mescalina durante un soggiorno nell’hotel Continental di Los Angeles nel febbraio del ‘69. Thompson è stato inviato lì dal suo editore, ma ha scritto solo metà dell’articolo che gli è stato assegnato e ha già superato la scadenza fissata per la consegna.

Deve riuscire a finire l’articolo prima di prendere l’aereo che lo porterà a Denver e da lì ad Aspen e per la prima volta in cinque anni si ritrova senza le sue scorte di droga abituali. Finita la dexedrina, gli restano solo poche pillole di Ritalin e, sapendo che non gli basteranno, decide di provare un mix di speed e mescalina. Thompson non ha mai provato la mescalina e non sa bene cosa ci sia in quel mix, ma il suo amico Oscar sarà lì tra poco e potrà aiutarlo, nel caso, a fare il check-out dall’hotel e portarlo all’aeroporto.

Altra storia, altro aeroporto. In ‘Death of  a Poet’ Thompson atterra in Wisconsin e va a trovare l’amico Leach, citato anche in apertura di racconto. In realtà F.X. Leach, personaggio presente in altre opere di Thompson, è solo uno degli pseudonimi usati dallo scrittore. Leach è in preda a un attacco di paranoia, è sconvolto dopo aver perso una scommessa e crede che qualcuno stia arrivando per ucciderlo.  Thompson va in cucina e lì qualcosa lo spaventa e pensa di prendere un coltello nel caso in cui Leach lo attacchi, ma qualcuno arriva e la situazione precipita.

Protagonista di ‘Screwjack’ è Raoul Duke, un altro dei personaggi nati da pseudonimi di Thompson.  Il racconto è preceduto da una breve (e fittizia) nota in cui gli editori spiegano che il pezzo che segue è una lettera d’amore scritta da Duke alla moglie pochi giorni prima della scomparsa dello scrittore. La lettera firmata R.D. sembra invece narrare i sentimenti contrastanti di Duke per un gatto chiamato Mr. Screwjack e si conclude con una delirante dichiarazione d’amore proprio verso il felino. La voce narrante della seconda parte del racconto è quella di un personaggio che ha letto la lettera di Duke e accarezza lo stesso gatto.

Da un punto di vista narrativo le prime due storie sono forse più interessanti dell’ultima, che non cattura il lettore se non per il bizzarro ruolo occupato da Mr. Screwjack. L’ironia di ‘Screwjack’ sta nel fatto che mentre nelle righe introduttive i finti editori lo descrivono come un ultimo esempio di lucidità di Duke prima che questi sprofondasse nella follia, la lettera è lì a dimostrare il contrario. Alla fine della lettura della raccolta sono però altre le immagini che tornano in mente: il balcone della camera d’hotel, la radio e la macchina da scrivere forse rubata forse presa in prestito di ‘Mescalito’, il biasimo di Thompson nei confronti di Leach e le bambole gonfiabili usate da quest’ultimo come sacco da boxe in ‘Death of a poet’.

I personaggi dei tre racconti sono tutti possibili alter ego e sfumature della personalità di Thompson che si sono a modo loro allontanati dalla normalità e hanno preso vita propria, a volte coesistendo gli uni con gli altri. E non è necessario che gli eventi narrati siano realmente accaduti o verosimili perché, come scrive Thompson nell’introduzione, quello che conta è fuggire.

0 commenti: