sabato 24 marzo 2012

Lucky Jim: professore, avrò la mia rivincita


Autore: Ilenia Venditti
A dispetto del titolo del romanzo, Lucky Jim (1954; Jim il fortunato di Kingsley Amis), in pochi considererebbero il protagonista James (Jim) Dixon fortunato. Docente a contratto di storia medievale presso un’università nelle Midlands inglesi, per mantenere il suo posto e superare il primo anno di prova deve sopportare i capricci del professore Welch, direttore del dipartimento di storia.

Questo include essere sballottato da Welch, pessimo e lento guidatore, per miglia fino alla casa del professore per prendere il tè o cenare con lui e la moglie. E partecipare a noiosi weekend artistico-culturali a cui accorrono diversi personaggi da Londra. Tra questi Bertrand, pittore e figlio di Welch, la sua ragazza Christine, Cecil Goldsmith, un altro collega del dipartimento di storia, e la moglie Carol.

Margaret, anche lei docente a contratto presso la stessa università e con la quale Dixon ha avuto una breve storia, è già lì e spiega a Jim cosa lo aspetta. Tra le attività previste nel programma del professore c’è un concerto da camera e Jim, non sapendo né suonare né cantare, è rassegnato alla piega disastrosa che prenderà il weekend. La ragazza sta trascorrendo alcune settimane di riposo dopo un tentativo di suicidio e questa è la prima volta che i due si vedono dopo che lei è stata dimessa dall’ospedale.

Quando Dixon è da solo o parla con Margaret, si riferisce a Welch chiamandolo ‘Neddy’ sapendo che Welch ci tiene ad essere sempre indirizzato come ‘professore’, pur confondendo spesso Dixon con Faulkner, il docente a contratto che l’aveva preceduto. Dixon disprezza il fatto che il professore e il dipartimento si prendano così sul serio e si chiede come Welch abbia fatto ad ottenere la carica che ricopre, dato che sembra non possedere particolari qualità. Le poche volte che sorride in presenza di Welch è perché, perso nei suoi pensieri, immagina come vendicarsi su ‘Neddy’.

Tra le preoccupazioni di Dixon ci sono i tentativi di far pubblicare il suo primo articolo accademico e di convincere un gruppo di studenti di storia ad iscriversi al corso speciale che dovrebbe tenere l’anno accademico successivo. Si tratta di un altro dei mille incarichi che gli ha dato Welch; il dipartimento di storia ha in programma sei corsi speciali e, dato che gli studenti a cui sono rivolti sono diciannove, Jim spera di trovarne tre per il suo. Dixon cerca quindi di suscitare l’interesse delle tre ragazze che gli piacerebbe avere nel seminario e di scoraggiare altri studenti come Michie, realmente interessato al corso ma troppo puntiglioso per i suoi gusti.

Jim sa che deve seguire le direttive di Welch, ma facendolo a modo suo riesce a sentirsi qualcosa di più dell’assistente del professore e a credere di avere ancora controllo sulla sua carriera accademica, condizionata fin dall’inizio da Welch. È a causa delle pressioni del professore che Dixon ha scelto di specializzarsi in storia medievale e Welch ne approfitta per fargli continue richieste, facendole passare per incarichi o progetti assegnatigli dal dipartimento. L’ultimo favore è tenere un discorso a nome del dipartimento di storia per  la Open Week organizzata alla fine del semestre. Welch ha già deciso quale sarà l’argomento e, fiducioso che Dixon sa come lui vorrebbe che venisse sviluppato, ha solo  bisogno di qualcuno che si prenda la briga di scrivere il discorso e salire sul palco al posto suo.

Ormai alla fine dell’anno accademico, Dixon cerca di capire se il suo posto sarà riconfermato e, non ricevendo rassicurazioni da Welch, inizia a valutare diverse alternative. In realtà Dixon odia l’asfissiante ambiente accademico in cui vive, dove non c’è posto per giovani docenti come lui e Margaret se non come burattini dei professori.

Il weekend arty organizzato da Welch da inizio un po’ per caso a un cambiamento nel suo comportamento. Jim si rende conto che pur riuscendo a ingannare facilmente Welch, la moglie e il figlio del professore smascherano subito il finto interesse con cui partecipa alla vita di facoltà. E che se non può insegnare quello che vuole, perché deve cercare di accontentare Welch, o fare ricerca, perché  deve correggere gli appunti del professore e aiutarlo nelle sue ricerche, non ha senso portare avanti la sua farsa.

Nella migliore tradizione del romanzo picaresco, Jim comincia a sabotare gli equilibri e i rapporti tra i vari personaggi, all’inizio cercando di essere prudente, poi abbandonando ogni cautela e gustandosi le reazioni a catena che riesce a produrre. E alla fine del romanzo non si può che cambiare idea e pensare che la fortuna di Jim sia appena cominciata.

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