venerdì 3 febbraio 2012

The Iron Lady - Phyllida Lloyd

Autore: Giuseppe Pognante

Per due anni mi son sentito dire dalla mia professoressa la stessa identica frase: “il cinema non è un gioco, non è per tutti”. E anche se mi ha fatto passare due anni in uno stato di terrore e ansia perenne, devo arrivare alla conclusione che aveva ragione.

Perché se ad uscita sala ho definito il film dignitoso (scoprendo, ahimè, che questo aggettivo ha più asserzione negativa che positiva), via via il giudizio è andato scemando verso una serie di aggettivi che non lasciano dubbi sulla resa finale: poco equilibrato a livello di scrittura e confuso nella messa in scena, con continui flashback che talvolta partono da ricordi, altre volte inseriti attraverso raccordi di montaggio, altre infine senza un reale motivo. Troppo tempo viene sprecato per presentare la gioventù della Margaret Thatcher e troppo poco tempo viene usato per descrivere il suo lungo gabinetto al potere: due singoli episodi per mostrare la sua forza politica e altrettanti per rappresentare la sua capacità di straordinario oratore non possono bastare per descrivere la figura sovversiva e autoritaria della Thatcher. Non che sia un peccato mortale tentare di umanizzare quella che a tutti gli effetti è stata una delle donne più odiate e affascinanti della Storia Contemporanea ma lo diventa se facendo ciò porti la tua attrice in questo baratro di confusione.

Ma nonostante questo Meryl Streep riesce a emergere comunque, dando prova di estrema maturità e spiazzante presenza scenica; non che ne avessimo bisogno ma qui si parla davvero di qualcosa che va oltre, e non mi riferisco ad una semplice prova di immedesimazione o di caricatura, bensì di recitazione vera e propria: postura, gestualità, sguardi e voce. Soprattutto la voce, che qui si dota di nuove sfumature e nuovi colori, arrivando persino ad un timbro che quasi non riconosci essere il suo.

La sua performance è più elevata del film stesso, si ha quasi l’impressione che il film subisca così tanto il suo carisma da non reggere l’incontro, esplodendo. Ed eccomi quindi a ribadire come il cinema non sia per tutti: forse a dirigere la “Lady di Ferro” doveva esserci qualcuno in grado di gestire tanta energia, qualcuno quindi dotato di due grosse “palle d’acciaio”.

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