martedì 27 dicembre 2011

La musica di Gianmarco Caselli per il più atipico dei presepi

Testo: Silvia Cosentino
Foto: Francesco Zavattari


Lucca. La chiesa del Crocifisso, un piccolo gioiello ormai sofferente e interdetto ai più. Al suo interno, un piccolo-grande evento, un'esperienza emozionale come raramente capita di fare in questa bella, difficile città. Entriamo e, pressoché al buio, assistiamo inerti a sequenze proiettate su un sipario bianco, così come inerti furono i protagonisti delle immagini stesse: Ground Zero, 11 settembre 2001. Immagini spietate proprio perché vere, non la trama dell'ennesimo film di fanstascienza; a esse sono accompagnate urla disperate mescolate al fragore delle strutture che cedono, determinando il rovinoso, ineluttabile crollo di qualcosa che mai più sarà. Di fronte a noi, ancora impotenti, schiacciati dal peso di qualcosa visto ormai centinaia di volte (di fronte al quale è possibile restare indifferenti), il sipario si schiude ed ecco Ground Zero.

Ma non solo.

Ecco il nostro mondo, la nostra vita, ecco quel che rimane di tutto ciò che è in realtà futile e passeggero, ma a cui noi, stupidamente, abbiamo dato importanza perenne e vitale. Preda di una luce spettrale, con suoni sinistri e freddi negli orecchi, veniamo calati nelle macerie dell'esitenza,della società: cumuli di sapere e di tecnologia ormai inutili tra i brandelli delle Twin Towers, che divengono come nude croci di martirio. E tutto il nostro ridicolo mondo sembra essere contenuto lì, esaurirsi tra la polvere di quella devastazione; qualcosa, però, è destinatp a sciogliere il nostro nodo alla gola, o meglio, a cambiarne la natura.



La luce ci invita a guardare meglio oltre le macerie, a scoprire qualcosa che c'è sempre stato, ma a cui non avevamo fatto caso: un nucleo, piccolo e indifeso, bellissimo e potente. Un uomo e una donna che contemplano il prodigio di una vita che nasce; non una vita qualsiasi. Ed ecco, allora, che la musica diviene grandioso trionfo di organo e archi, mentre la luce (e noi con lei) si protende verso il cielo, attraverso le colonne tortili dell'altare principale, raggiungendo la Croce (futuro, sempre rinnovato strumento salvifico di Colui che, per ora, è solo un bambino in fasce), per poi arrivare alla cupola decorata dalle molte figure tra le quali spicca quella di Dio. Ai pochi secondi di questo rigenerante chiarore segue il freddo buio e siamo di nuovo soli nel disastro: ci avviciniamo all'uscita, non senza aver colto l'incisivo messaggio di Mons. Agresti (Arcivescovo di Lucca dal 1973 al 1990), che ci invita a ricordare come Natività e Passione siano in realtà due facce di una stessa medaglia. Nascita e morte che si rincorrono, stupore e orrore che si mescolano e che solo una più alta Speranza può contribuire a sbrogliare.

Incontriamo con piacere e curiosità l'affermato compositore lucchese Gianmarco Caselli, che dà voce a questa straordinaria installazione con una colonna sonora eclettica e certamente inattesa.



Dopo "Lungo la scia di un'elica", questo è il secondo lavoro curato a quattro mani con Alessandro Sesti: come si è sviluppata la vostra collaborazione?

Io e Sesti siamo in contatto quotidiano, 24 ore su 24, da un anno e mezzo, da quando abbiamo iniziato a lavorare a "Lungo la scia di un'elica". Ci scambiamo idee ogni giorno e alle ore più impensabili su vari argomenti: questo ci permette di lavorare anche furiosamente, senza prese di posizione, con un'assoluta apertura mentale alla ricerca di ciò che vogliamo. E' lo stesso tipo di ricerca: vitale e necessaria, è un colloquio fra noi e con se stessi che impegna continuamente, a ogni ora, alla ricerca di qualcosa che vada oltre la musica o la scenografia in sé; è l'installazione che cambia con noi e noi con essa. Siamo in tre: io, Sesti e l'installazione, ma ragioniamo come un'unica testa.






Puoi raccontarci qual è stato l’excursus di questo processo compositivo?


La composizione si è svolta in pochissimo tempo, poco più di un mese. Rispetto al lavoro per “Lungo la scia di un’elica”, qui è stato più complicato perché la struttura della chiesa impone tempistiche ovviamente delicate: tutto è collegato a un tempo più preciso, che deve tenere conto ad esempio delle luci e del percorso del visitatore. La mia colonna sonora è realizzata interamente con l’elettronica. Nella prima parte ho utilizzato diverso materiale recuperato dai telegiornali relativi all’attacco delle Torri, insieme sia a frasi vere (recuperate anche dai molti video presenti su YouTube) sia ad altre registrate appositamente. Per il corridoio ho pensato un Synth Anni Novanta, perché questo evento corrisponde indubbiamente alla fine di un’epoca, al crollo del sogno degli Anni Novanta, appunto. Il finale con la natività è ancora tutto elettronico, stavolta con organo e coro maestoso, a richiamare l’immaginario del Natale. La coda è invece soprattutto sottofondo per accompagnare l’uscita del pubblico. Ho composto in modo cronologico, partendo dall’inizio sino alla conclusione del percorso, per trovare una mia continuità espressiva. Ho dovuto cambiare spesso in corso d’opera: potenzialmente, avrei pronto materiale a sufficienza per una colonna sonora alternativa!




Cosa è cambiato dentro di te da quando ti è stato proposto questo progetto a quando poi ne hai concluso la realizzazione?

Sono cambiate molte cose: prima pensavo di realizzare qualcosa di più aggressivo, poi invece ho deciso di aggiungere anche elementi che si avvicinassero al Sacro, tradizionale. Il risultato è stato una bella commistione di stili: si va dalla rumoristica, alla musica sperimentale, allo stampo più classico. Anche il mio, come per questa installazione, è stato un percorso, una fusione dell’attacco stilistico con la tradizione; un ciclo, come quello della Natività e del Crocifisso, che continua all’infinito. Anche se tutto era già impostato a tavolino, la musica si è sviluppata giorno per giorno.



Alla fine di questo percorso, cosa ha capito Gianmarco Caselli?

Questo è il terzo progetto legato al Sacro per il quale ho scritto la musica, sicuramente il più importante. All’inizio già sapevo che mi sarebbe piaciuto confrontarmi con questo tema e, adesso che ho terminato, ho capito di voler continuare: questi sono tutti stimoli a fare cose diverse perché davvero non so se, di mia iniziativa, mi sarei mai mosso verso una composizione come quella pensata per questa Natività.



Il tuo approccio da “credente atipico” offre un punto di vista particolare…

La mia personale spiritualità (forse molto più elevata di tanti altri), ha fatto sì che non mi sentissi affatto a disagio e del resto c’è anche una condanna al capitalismo sfrenato che ha portato a guerre e miserie, cioè a quanto è più lontano dai messaggi di fraternità e sostegno ai più deboli. Chi fa veramente arte, comunque, è sempre in comunicazione con qualcosa di trascendente. Sono ben altre le situazioni che rifuggo. Ciò che mi incuriosiva maggiormente era l’approccio stilistico legato all’argomento religioso. Volevo avvicinare anche quel pubblico che di solito non viene nelle sale da concerto per ascoltare musica classica contemporanea. Questa installazione è un’occasione per proporre qualcosa che, di per sé, non appartiene a questa realtà, che forse le persone, da sole, non avrebbero mai ascoltato: musica elettronica per qualcosa di Sacro. È una novità sia per me sia per il pubblico: per me un modo di sperimentare nuovi stili, nuove possibilità compositive; per la gente, occasione di confrontarsi con qualcosa di diverso dal solito.


Davanti al presepio lucchese ci sentiamo scossi e mi domandavo se saremo capaci di passare a delle decisioni. Me lo chiedo ora che non sono sotto l’influenza di quella emozione visiva; passato quel momento di angoscia mi auguro che questo originale presepe possa passare dagli occhi al cuore e interrogarci seriamente se la nostra esistenza sia guidata da scelte che favoriscano la Babele ambiziosa che chiude gli occhi al destino delle Torri decisamente orientato alla distruzione.

Fratel Arturo Paoli

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GROUND ZERO 2010-2011 ten years ago – ten years after

Un presepe

di Alessandro Sesti
responsabile culturale don Piero Ciardella
colonna sonora di Gianmarco Caselli
luci di Marco Menghetti
video di Stefano Morelli


Aperto tutti i giorni dalle 11 alle 19
Fino al'8 gennaio 2012


La Chiesa del Crocifisso
La seicentesca e bella Chiesa del Crocifisso dei Bianchi si trova in via del Crocifisso: è un tesoro sconosciuto ai lucchesi, poiché chiusa al pubblico da moltissimi anni. La scelta della Curia Arcivescovile di Lucca di riaprirla nel periodo natalizio esprime anche la volontà di recuperare un’area della città, adiacente la Ex-Manifattura Tabacchi ed a via San Paolino, riportandola innanzitutto all’attenzione dei cittadini e dei turisti che giugnono per il periodo delle festività natalizie. La chiesa deve il suo aspetto attuale alla completa ristrutturazione compiuta da Francesco Pini nel 1761; il maestoso interno, scandito in tre navate è tuttora decorato di affreschi di Lorenzo Castellotti e l'altare maggiore conserva l'aspetto assunto alla fine del Seicento.

Gianmarco Caselli
Caselli si afferma come compositore negli ultimi anni alternando e facendo convivere sonorità più tradizionali in pezzi come Le mani nel lago e Tracce distacco, ad altre basate sulla ricerca elettronica come in Luce chimica e Alba elettrica: le sue composizioni si sono imposte in concorsi internazionali e sono state eseguite in Festival e contesti di prestigio in Italia e all'estero come alla Carnegie Hall di New York, al Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, a Berlino, Kiel, Città del Messico, California, Istituti Italiani di Cultura di Amsterdam, Copenaghen, Amburgo, Londra, Uruguay, Argentina. Gli è stata commissionata la composizione di musiche da parte di esecutori, ensamble, o per video e eventi: fra queste, la composizione delle musiche per la mostra "Lungo la scia di un'elica" che sono state poi raccolte in un cd. Collabora con il Centro studi Giacomo Puccini di Lucca, il Centro Musica Contemporanea di Milano, l'Associazione Musicale Lucchese e fa parte del Duo Symbiosis per fisarmonica (Massimo Signorini) e elettronica (Caselli). Nel 2009 ha pubblicato un libro sulla musica per pianoforte di Gaetano Giani Luporini (Accademia Lucchese Scienze, Lettere e Arti).

www.gianmarcocaselli.it

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