martedì 13 dicembre 2011

Ancora esaurito al Verdi di Pisa: "Rigoletto" in scena


Ancora un tutto esaurito per questo fine settimana al Teatro Verdi di Pisa. Prevedibile, del resto, visto che ad andare in scena è uno dei capolavori verdiani più amati (e che fu fra i più celebri cavalli di battaglia del grande baritono Titta Ruffo), Rigoletto: venerdì 16 dicembre alle ore 20.30 e domenica 18 dicembre alle ore 16.00.

Quarto titolo della Stagione Lirica, Rigoletto è una produzione del Teatro di Pisa con l’allestimento del Teatro Coccia di Novara firmato da Ivan Stefanutti (sue regia, scene e costumi). Sul podio il M° Giuseppe Acquaviva. Orchestra e Coro Fondazione Arteatro, Maestro del Coro Gianmario Cavallaro; corpo di ballo il Balletto di Milano.

Il cast vede insieme professionisti da tempo in carriera e giovani cantanti affermati. Nel ruolo di Rigoletto il baritono Sergio Bologna; nel ruolo del Duca di Mantova il tenore albanese Armando Kllogjeri; due i soprani interpreti di Gilda: venerdì sera Linda Campanella, domenica pomeriggio Elena Rossi. Il basso Luigi Roni è Sparafucile; nei panni di Maddalena il mezzosoprano Annunziata Vestri. Completano il cast Monica Tagliasacchi (Giovanna), John Paul Huckle (Monterone), Giuseppe Nicodemo (Marullo); Claudio Minardi (Borsa), Marco Innamorati (il Conte di Ceprano), Alessandra Ferrari (la Contessa di Ceprano), Gilles Armani (Un Usciere di Corte) e Gabriella Selvaggio (Un paggio della Duchessa).

Assente dalle scene pisane da quasi dieci anni – l’ultima volta risale infatti all’ottobre 2002 -, Rigoletto è una delle opere verdiane più popolari ed amate per la sua potenza lirico-drammatica e per la sua immediata ed intramontabile efficacia drammaturgica.

Tratto dal dramma di Victor Hugo Le Roi s'amuse e rappresentato per la prima volta a Venezia l'11 marzo 1851, su libretto di Francesco Maria Piave, Rigoletto subì l’ostracismo della censura perché venne ritenuto un testo empio, libertino e irriguardoso verso il potere, tanto che lo stesso Verdi dovette rimaneggiare non poco il libretto (tra le trasformazioni rispetto ad Hugo, l’ambientazione nella corte ducale di una Mantova cinquecentesca, anziché in Francia, nella reggia del re Francesco I).

Per l’epoca, del resto, Rigoletto rimaneva comunque un testo ‘rivoluzionario’, seppur purgato dai riferimenti politici. È infatti un’opera dove nessun personaggio è nettamente ascrivibile alla categoria del bene o del male e dove a protagonista non assurge un eroe bello, buono e ingiustamente perseguitato, ma Rigoletto, un uomo deforme, un buffone di corte sarcastico e maligno ed insieme padre dolcissimo e amorevole di una fanciulla, Gilda, che custodisce con mille cure, cercando di tenerla lontana dalle brutture del mondo (ma le brutture del mondo riusciranno comunque a raggiungerla e a portarla alla morte). Una figura interamente umana, quella di Rigoletto, terribile e commovente al tempo stesso, il cui dramma intenso e spietato - delineato da Verdi con un’acuta penetrazione psicologica - diventa il filo unitario che ritesse insieme l’intera vicenda.

È proprio questa complessa figura, con la sua solitudine, le sue ossessioni, la sua crudeltà ed il suo amore, la sua violenza e la sua tenerezza, a permeare di sé tutto l’andamento del dramma, volutamente ambientato, nella regia di Ivan Stefanutti (a Pisa ripresa da Agostino Taboga), in uno spazio scenico cupo e claustrofobico, incorniciato da un’enorme cornice sontuosamente barocca, specchio e porta di tutte le nefandezze che si consumano alla corte del Duca di Mantova.

Le luci sono di Jean Paul Carradori, i movimenti coreografici di Cristina Molteni, ripresi da Savina Bellotto e Leonardo Cusinato.

Pochissimi i posti rimasti a oggi disponibili.


Per informazioni Teatro di Pisa tel 050 941111 e www.teatrodipisa.pi.it

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