lunedì 5 settembre 2011

We can't go home again - Nicholas Ray


68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

We can't go home again - Nicholas RayAutore: Stefano Lorusso

Un incrocio tra Noè, un pirata e Dio. È Nicholas Ray al timone della sua ultima, leggendaria, avventura. We can't go home again, ultimo tassello dilatato, frammentato, mai compiuto, di una filmografia che è momento centrale di tutta la storia del cinema.

Se Nicholas Ray è il cinema, il suo ultimo film è un dispositivo perfetto di detonazione applicato al concetto stesso di narrazione cinematografica. La sperimentazione, radicale e radicata dentro un’idea di profondo rinnovamento del linguaggio, si applica su tre fronti. La creazione di un microcosmo di relazioni umane e professionali totalmente inedito: Ray docente di cinema presso l'università di Binghamton, New York, nel 1976 coinvolge i suoi studenti nel concreto processo di realizzazione di un film, permettendogli di sbagliare e conoscere da vicino tutti i mestieri del cinema.

È l'occasione ideale per Ray per entrare in intimo contatto con la generazione transitata dagli entusiasmi degli anni Sessanta al ripiegamento individualistico dei Settanta, e per compiere su se stesso un percorso di maturazione dalla incarnazione totale di film-maker verso il complesso ruolo di "maestro". La seconda novità insiste nella creazione di un genere ibrido, che nasce dalla fusione del documentario giornalistico con la narrazione classica finzionale, rintracciabile, sebbene a fatica, nel magmatico flusso audiovisivo del film.

La terza, nonché la prima con cui lo spettatore è chiamato a confrontarsi, è la disgregazione del rettangolo cinematografico del fotogramma. Il sabotaggio di Ray, antiautoritario anche nei confronti della dittatura del "formato", spezza la continuità del fotogramma frammentandolo in 2, 3, 4 o 5 schermi separati che proiettano contemporaneamente immagini diverse nel contenitore esploso di We can't go home again. E’ il primo testamento deragliato del corpo/corpus di Nicholas Ray, diversi anni prima che Wim Wenders lo sottraesse alla morte e al tempo con Lampi sull'acqua. Nel centenario della nascita Venezia dialoga con Nicholas Ray, tessendo l'ordito di un vertiginoso e ancora fertilissimo work in progress.

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