giovedì 1 settembre 2011

Vivan las Antipodas! – Victor Kossakovsky



68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Vivan las Antipodas! – Victor KossakovskyAutore: Giacomo Lamborizio

Dopo la proiezione glamour serale, con l’apertura ufficiale della Mostra dedicata a George Clooney e il suo Ides of March, la sala Grande si svuota sensibilmente per la seconda serata, dove alla presenza del direttore Marco Müller si presenta fuori concorso il documentario di Victor Kossakovsky Vivan las Antipodas!, applaudito con decisione a fine proiezione.

Una frase di Lewis Carrol dedicata all’idea degli antipodi geografici come luoghi di vita alla rovescia apre il film, mentre su un cielo stellato si segnano i luoghi del mondo in cui il film è girato, quattro coppie di antipodi: Argentina e Shangai, Cile e lago Bajkal, Botswana e Hawaii, Spagna e Nuova Zelanda. Tanta natura, ampi spazi e la presenza umana generalmente gettata in suggestivi campi lunghi - solo a Shangai la scena è tutta per l’uomo ma la scena viene occupata da una spessa coltre di nebbia che sospende nell’irrealtà la routine metropolitana.

Il regista gioca sui paralleli più che sulle opposizioni: i gesti ritornano, la presenza degli animali è sempre significativa (dai comuni gatti e cani a leoni e balene), gli uomini sembrano quasi sempre in uno stato di armonia con la natura. Gli antipodi di Kossakovsky in fondo si assomigliano e la sensazione, pur di fronte a una sequenza finale che porta un’immagine di morte, è che il regista voglia aprire una possibilità di accordo dell’essere, di concordia tra uomo e il suo ambiente. I due fratelli argentini che guardano la vita passare davanti al loro guado sul fiume sono le uniche figure dotate di significative battute, portatori di una saggezza gnomica che afferma con ironia che il senso del mondo può essere alla portata dell’uomo, basta sapersi accontentare della parzialità del proprio sguardo.

Ma al di là dell’ottimismo ideologico di fondo che può essere più o meno condivisibile è la realizzazione tecnica a strappare davvero gli applausi al pubblico veneziano. La fotografia è semplicemente stupefacente: una tavolozza di colori infinita per dipingere al meglio paesaggi unici, la capacità di scelta delle immagini e di raccolta del materiale documentario di primissimo livello, grandangoli amplissimi e soprattutto movimenti di macchina arditissimi. È affidata tutta alla cinepresa in movimento la costruzione del senso del film, le immagini ruotano e si capovolgono mentre sovraimpressioni e altri effetti fotografici fanno sfumare uno scenario per trasformarlo nel suo antipodo.

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