giovedì 1 settembre 2011

Scossa – Carlo Lizzani, Citto Maselli, Ugo Gregoretti, Nino Russo



68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Scossa – Carlo Lizzani, Citto Maselli, Ugo Gregoretti, Nino RussoAutore: Giacomo Lamborizio

Presentato fuori concorso questo progetto che raccoglie quattro espertissimi registi italiani nella formula ormai demodè del film corale per raccontare il devastante terremoto di Reggio e Messina del 28 dicembre 1908. Ne esce un affresco potente ed elegante in cui il ricordo del disastro passato si allaccia strettamente alla cronaca presente e a sciagure molto più vicine.

Carlo Lizzani con “Speranza” firma il primo episodio. Una donna vedova con due figli rimane intrappolata sotto le macerie per una giornata intera, chiede aiuto, prega per la salvezza dei figli, riceve la visita di vicini, soldati, sciacalli fino a quando, assicuratasi che i figli stanno bene, potrà ricongiungersi al marito – dei quattro probabilmente il segmento meno convincente. Gregoretti invece con “Lungo le Rive della Morte” traspone il reportage dello scrittore piemontese Giovanni Cena, che visitò la Calabria subito dopo il terremoto e tentò di trasmettere con la scrittura l’orrore che vide. Protagonista è l’ottimo Paolo Briguglia, teatrale narratore monologante a tu per tu con lo spettatore, come lui pellegrino all’inferno.

Terzo più breve episodio è “Sciacalli”; firmato da Maselli, presenta Massimo Ranieri nei panni di un carcerato messinese che, liberato dal crollo della galera, ritorna a casa per tentare di salvare la moglie e i figli. Sorpreso da una pattuglia di soldati russi (i primi a raggiungere Messina distrutta) viene scambiato per un ladro senza aver modo di farsi capire e difendersi. Ultimo e più lungo episodio, “Sembra un secolo” è diretto e interpretato da Nino Russo: un pescatore di Messina vive in una baracca in riva al mare, dopo il terremoto gli viene promessa una casa: passerà lunghissimi anni ad attendere la casa guardando il mare, facendo presente le sue ragioni ai potenti di turno, consapevole della loro inaffidabilità, mentre alle sue spalle la storia va avanti per ripetizioni.

Quattro quadri diversi, tutti girati in studio e sul posto, usando fondali e scenografie per ricreare le macerie della regione rasa al suolo, che compongono però un film di grande unità drammatica e tematica. Come già Noi Credevamo, Scossa ci riporta alle fondamenta tragiche della nostra nazione, ai suoi peccati originali, alla sua storia che pare condannata a ripetersi all’infinito. Di grandissima forza ideale sono gli episodi di Gregoretti e Russo. L’occhio stupefatto del giovane intellettuale a contatto con l’orrore assoluto insegna una libertà e onestà di sguardo anche a noi e al nostro rapportarci all’attualità. La vigile, mobile, intelligenza del pescatore di Russo è esempio di un sano scetticismo che deve accompagnare sempre le chiacchiere del potere, a scapito del giovanile entusiasmo – scetticismo contro entusiasmo: le costanti di un film che sospende il tempo e arrotola la storia su se stessa con una potenza davvero rara. Questi quattro grandi maestri, a ottant’anni, hanno ancora qualcosa di molto importante da dirci.

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