martedì 6 settembre 2011

Tinker, Tailor, Soldier, Spy - Tomas Alfredson

68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Tinker, Tailor, Soldier, Spy - Tomas AlfredsonAutore: Luca Ferrando

Presentato lunedì, in concorso, Tinker, Tailor, Soldier, Spy è un film che racconta in maniera insolita un classico episodio di spionaggio durante la guerra fredda.

Produzione inglese, diretto dallo svedese Tomas Alfredson, tratto dal romanzo di John Le Carrè La Talpa, pubblicato in Italia nel 1974 e già sullo schermo con Alec Guinness nel ’79, è ambientato in una triste e soffocante Londra anni Settanta, dove lo spazio per nascondersi sembra confondersi con lo spazio da cui essere spiati. Stanze illuminate poco oppure troppo fredde, stanze dove non ti puoi fidare di nessuno, di finestre che restituiscono solo brevi scorci di una Londra che non risponde in nessun modo alla scintillante ed eccitante città di un James Bond qualsiasi.

Il palcoscenico qui non è il Tamigi su cui inseguire qualcuno, o il Millenium Dome per un salto nel vuoto. Sembra che la città si ritiri, inghiottendo dentro di sé anche i personaggi, in una tela che lascia ai bordi la magnificenza, come negli establishment shots dell’ufficio di George Smiley, il protagonista; una Liverpool Street con St. Paul relegata ai bordi e le tipiche case da sobborgo inglese a riempire l’inquadratura.

Alfredson ha trovato un’altra maniera per raccontare una spy story, abbandonando i ritmi serrati, i colpi di scena, i salvataggi all’ultimo minuto, lasciando invece respiro alla macchina da presa, all’indagine psicologica dei personaggi. Non è l’azione il centro, ma il pensiero. Lo stato d’animo di personaggi in bilico, soli, costretti a combattere una guerra che non esiste, o almeno che non ha un campo di battaglia, e neanche uno scopo preciso, una causa giusta, un modus operandi corretto, come lo stesso Smiley confessa ad un certo punto, “c’è del buono da tutte e due le parti”. Abituati a non fidarsi di nessuno, migliori amici che tradiscono per confondere l’amico, diventato nemico, o forse amante. Rapporti umani fermi in un limbo che non porta da nessuna parte, relegati in una roulotte, tra bottiglie di gin, sigarette e rimpianti consumati troppo in fretta.

Non c’è fascino né seduzione, ma solo una cruda e lenta rappresentazione di una condizione affascinante solo all’apparenza in questo film che racconta l’indagine di George Smiley, spia in pensione, incaricata dal governo inglese di scoprire chi sia la talpa infiltrata tra i capi ( i cui soprannomi sono i tinker, soldier, ecc... del titolo) del servizio segreto inglese.

Recitazione posata, mai sopra le righe, perfetta nell’immedesimazione con i caratteri dei personaggi. Colin Firth e Gary Oldman lasciano il segno, confermando, se ancora c’è ne era bisogno, la loro bravura.

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