giovedì 1 settembre 2011

Love and bruises - Lou Ye



68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Love and bruises - Lou YeAutore: Giovanni Pesce

Dopo essere stata lasciata dal suo ultimo fidanzato, una giovane studentessa cinese a Parigi incomincia una relazione passionale con un operaio francese. Il giovane, frequentatore di ambienti loschi, la coinvolge in torbidi amplessi e nel suo pericoloso giro di amicizie, fin quando la protagonista apre gli occhi sulla loro relazione - ostacolata dalle loro enormi differenze.

Le difficoltà nel dirigere una pellicola i cui protagonisti, prima degli attori, sono i sentimenti, sono immense. Ogni volta che si intraprende un percorso del genere si rischia di soffermarsi troppo su un elemento screditandone altri. Sarebbe esagerato e poco obiettivo denigrare totalmente questa pellicola, che comunque riesce ad evitare la maggior parte dei luoghi comuni del genere, avvalendosi di buoni interpreti e sfruttando, senza abusarne, gli ambienti (le aule universitarie contrapposte ai cantieri come le ordinate abitazioni cinesi, totale opposto dei fatiscenti alloggi della periferia parigina).

Il regista calca la mano sui feroci amplessi dei protagonisti che, ripetuti, da un'iniziale erotismo si trasformano in freddo esercizio meccanico, che appesantisce la narrazione fino ad annoiare anche lo spettatore. Indubbiamente questa scelta, per alcuni discutibile, è stato un espediente per far emergere il malessere della protagonista, incapace di sottrarsi, più che al fascino dell'operaio, al sua dominio fisico, capace di annullarne il raziocinio fino al raggiungimento del suo limite di sopportazione.

Essendo la descrizione dell'inizio e della fine di una relazione, la conclusione non può considerarsi scontata, al contrario dimostra come la passione sia un elemento a volte disturbante e irrinunciabile, ma lascia comunque un senso di vuoto nello spettatore, che si aspettava forse il raggiungimento di un quadro definitivo del carattere della protagonista, che invece viene lasciato a metà senza il tentativo di una soluzione. In definitiva il film ha abusato di un unico veicolo narrativo ma allo stesso tempo merita di essere visto per la sua schiettezza e per il senso di smarrimento sentimentale che emerge dal talento degli attori.

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