domenica 4 settembre 2011

L'arrivo di Wang - Manetti Bros

68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

L'arrivo di Wang - Manetti BrosAutore: Lucio Laugelli

Sala Grande. Domenica mattina, 4 settembre.
I due registi romani Marco e Antonio Manetti, noti al pubblico come Manetti Bros, arrivano in sala accompagnati da parte dello staff artistico e tecnico.

Applausi e piccole ovazioni di rito, quindi il film può cominciare.

Una giovane romana (Francesca Cuttica) che vive facendo l'interprete dal cinese viene quasi sequestrata dal suo appartamento per un lavoro che potrebbe garantirle, in sole due ore, duemila euro. Incredula accetta. Poco dopo la viene a prendere un agente dei servizi segreti (Ennio Fantastichini) che la benda, dopo averla convinta dell'urgenza e della gravità della cosa, portandola in un luogo nascosto nella capitale dove deve fare da interprete al signor Wang che, ovviamente, parla solo cinese. Chi è costui?

Il film di poco più di 80 minuti, prodotto dagli stessi registi in collaborazione con Rai Cinema, affronta in chiave ironica, surreale e piuttosto naïf un tema fantascientifico come quello, tanto frequentato dal cinema internazionale, degli UFO che arrivano sulla terra.
Se ci si avvicina al film con distacco e, fondamentale, con lo spirito giusto, lo spettatore potrà seguire questa bizzarra storia con piacere e curiosità ma tutti i cinefili "seri" stroncheranno certamente la prova presentata in Sala Grande questa mattina.

I Manetti Bross invece sembra proprio che si divertano a girare, esplorare e manipolare l'audiovisivo facendo esperimenti in tutte le sue forme (dai cortometraggi scaricabili su Internet, alle serie tv come l'Ispettore Coliandro fino ai numerosi videoclip per i più importanti cantanti italiani).
"L'arrivo di Wang" non fa altro che testimoniare lo stile del duo che non si prende sul serio, gioca con lo spettatore e propone una pellicola sicuramente anomala rispetto al panorama italiano.

Alcune sequenze però tendono a rallentare e far perdere un po' il ritmo del film: per esempio l'uscita dall'armadietto dove si era nascosta la protagonista con le luci rosse intermittenti e l'allarme inserito che, alla lunga, tediano...così come l'interrogatorio che, in certi momenti, zavorra un po' il film...forse poteva durare comodamente dieci minuti in meno.

Alla fine il pubblico applaude, non tantissimo, ma applaude.

Sono curioso di vedere le reazioni di una certa critica, ben più autorevole e seriosa di quanto non lo sia la mia.

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