giovedì 1 settembre 2011

The ides of march - George Clooney



68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

The Ides of March - George ClooneyAutore: Stefano Lorusso

Se Marco Müller ha temuto di non riuscire a organizzare una Mostra del Cinema "con il buco", dovrà essersi preoccupato anche di non inaugurarla con un buco nell'acqua. Il personaggio mediatico Clooney in apertura ha assicurato alla kermesse una garanzia di glamour e visibilità come probabilmente nessun altro attore sarebbe stato in grado di fare.

I selezionatori della Mostra, però, hanno senz'altro tenuto in considerazione anche l'ancora breve ma intenso Cursus honorum del Clooney cineasta. Il suo taglio, debitore e contagiato da influenze di sodali quali i fratelli Coen e Steven Soderbergh, si è andato configurando come importante rilettura del cinema "impegnato" e democratico, alla Redford, della cinematografia nazionale a stelle e strisce.

Proseguendo un coerente percorso di riflessione sui rapporti tra politica e comunicazione, dopo il conduttore di talk show oppositore del maccartismo e l'inventore di format televisivi sicario della CIA, il suo aspirante Presidente Morris è un candidato alla Casa Bianca che, proprio come il Papa dell'ultimo film di Moretti, nel suo statuto di personaggio di fantasia ingloba alcune importanti caratteristiche di un paio di presidenti democratici del presente e del recente passato: liberal, aperto alle rivendicazioni delle minoranze, deciso sostenitore delle energie rinnovabili, ma con qualche scheletro nell'armadio di troppo. Intorno a lui volteggia un vorticoso valzer di tradimenti e pugnalate incrociate, che l'ottima sceneggiatura di Grant Heslow incastra con grande abilità narrativa.

E se tutto il film si gioca per gran parte sul piano della recitazione e della costruzione drammatica attraverso i dialoghi, la regia di Clooney abbandona i rutilanti virtuosismi delle Confessioni di una mente pericolosa per imboccare con decisione la strada di una maggiore compostezza stlistica già intrapresa con l'ottimo Goodnight and good luck. Solo in pochissimi passaggi, topici, la regia sottolinea con una inquadratura particolarmente bella e più "costruita" l'importanza icastica del momento. Tra tutte forse la più significante in assoluto è un campo lungo dei due addetti stampa del presidente Morris che proiettano due sagome scure sulle strisce bianche e rosse della bandiera americana. Loro sono davanti, l'America e il suo presidente sono prigionieri del cono d'ombra - esito luttuoso del loro duello.

Convincente, ben scritto, girato con mano asciutta e sicura, sostenuto da un cast in piena forma. Ora la "campagna" di Marco Müller (l'ultima?) può cominciare, e con il favore dei pronostici.

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