sabato 30 luglio 2011

TANTI BRAVI ATTORI PER I MASNADIERI



Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine

Venerdì 29 luglio il palco della Versiliana ha visto svolgersi la Prima Nazionale de I Masnadieri di Friedrich Schiller, per la regia del grande Gabriele Lavia: prodotto dal Teatro di Roma e dallo Stabile dell'Umbria, in collaborazione con La Versiliana Festival, lo spettacolo vede protagonisti venti validissimi giovani attori.

Composto nel 1781, il dramma dell'autore tedesco è caratterizzato da quei tratti universali e in ogni epoca riconoscibili tipici dei capolavori shakespeariani: questa vicenda di amore e odio viscerali, di fedeltà e tradimento consumati tra le pareti di casa è in realtà occasione di riflessione sulle innumerevoli brutture umane, su quella lancinante imperfezione che conduce l'uomo ai più atroci delitti. Su questo e molto altro ancora riflettono i giovani protagonisti, calati in un allestimento moderno, o meglio, sempre possibile. Firmata da Alessandro Camera, la scena è nuda e spietata: polveroso terriccio sul pavimento, una poltrona in primo piano sulla destra, semplici tavolini allineati in obliquo in secondo piano a sinistra; a scandire lo spazio, una foresta di fari posti su alte piantane, ora ipotetico colonnato di una ricca dimora, ora alberi a celare la presenza dei briganti. Questi, insieme ad altri posti in basso lateralmente e sul fondo, sono i punti luce secondo Simone De Angelis, che concepisce un disegno tenebroso, oscuro, perfettamente in linea con la torbida vicenda.

Un palco, quindi, che costituisce di per sé un'ardua sfida: sfida che gli attori vincono senza alcun dubbio, fin dall'incipit efficacemente condotto da Gianni Giuliano (nel ruolo dell'anziano Moor, uno tra i pochi intrerpreti più maturi) e dall'eclettico Francesco Bonomo, già intrigante Lucio in Misura per Misura. Il giovane attore è qui Franz, perfido fratello smanioso di potere: logorato dall'invidia, porta con sé gli evidenti segni di una deformità, espressione di una piaga che trae origine tanto dal fisico, quanto dallo spirito; Bonomo offre una prova d'attore eccellente, totalmente padrone dello sforzo fisico a cui i simulati handicap lo obbligano, sicuro nell'eloquio rapido e complesso. Pur di ottenere il comando, Franz inganna il padre e il fratello Karl, l'altrettanto valido Simone Toni: secondo la lettura di Lavia, il giovane e il gruppo di masnadieri da lui capeggiato altro non sono che un moderno Gesù con i suoi Dodici, rock star fuori moda (Andrea Viotti crea per loro un look di pelle, anfibi e catene) arrabbiate con il mondo, proto-rapper, ragazzi feriti che celano la debolezza dietro qualsiasi forma di delitto. E, come ogni rock star che si rispetti, esprimono il proprio disagio attraverso la musica: ai due lati del palco si trovano infatti postazioni microfonate da cui cantare un dolore destinato a restare tragicamente incompreso; come il canto sguaiato della fidanzata di Karl, Amalia (la brava Cristina Pasino), non delicata fanciulla in abito settecentesco, ma inviperito maschiaccio che tanto solletica la goffa libidine di Franz. Nella titanica lotta con le distruttive passioni umane, il finale non può che essere tragico: il perfido fratello si spara più per codardia che per pentimento, mentre Karl, comprendendo di non poter più tornare indietro pur avendo capito di essere stato vittima di inganni, uccide padre e fidanzata per poi consegnarsi alla legge.

Evidenti sono gli elementi registici che riconducono al lavoro svolto da Gabriele Lavia in questi anni: l'amore per l'eloquio shakespeariano, l'interesse verso il mondo dei giovani, spesso dipinto con crudezza e disincanto, con riflessioni che ben poco lasciano alla spensieratezza; su tutto, aleggia un senso di grottesco che, calcando la mano sulle assurdità umane, offre una chiave di straniamento atto a stemperare il dramma della vicenda. Oltre due ore (sappiamo che Lavia non ama particolarmente la brevità!) di uno spettacolo assai impegnativo per gli spettatori, ma ottimamente risolto dalla compagnia, interessantissima nelle individualità e ben coesa nell'insieme fisico e poetico. Ci confortano l'altruismo e la dedizione di storici nomi come quello di Lavia, che fortemente credono in un'adeguata formazione dell'attore, nonché l'entusiasmo di tanti giovani che, pur baciati dal talento, dedicano con impegno e serietà la propria vita al palcoscenico.


I MASNADIERI
di Friedrich Schiller

Regia Gabriele Lavia
Scene Alessandro Camera
Costumi Andrea Viotti
Musiche Franco Mussida
Luci Simone De Angelis

con
Gianni Giuliano (Moor), Simone Toni (Karl), Francesco Bonomo (Franz), Cristina Pasino (Amalia), Marco Grossi (Spiegelberg), Filippo De Toro (Schweitzer), Luca Mascolo (Grimm), Fabio Casali (Razmann), Giulio Pampiglione (Schufterle), Giovanni Prosperi (Roller), Alessandro Scaretti (Schwarz), Michele De Maria (Hermann), Daniele Gonciaruk (Daniel), G.Pampiglione - L. Mannocci - C.Sciaccaluga (Frate Moser), Andrea Macaluso (un prete), Davide Gagliardini (1° Masnadiero), Carlo Sciaccaluga (2° Masnadiero), Luca Mannocci (3° Masnadiero), Daniele Ciglia (4° Masnadiero), Daniele Gonciaruk (5° Masnadiero)

Produzione Teatro di Roma, Teatro Stabile dell'Umbria
in collaborazione con La Versiliana Festival


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