sabato 23 aprile 2011

Scream 4 - Wes Craven


Scream 4 - Wes Craven Autore: Francesco Pognante

Nel 1997, In un momento in cui il genere horror viveva una situazione di stallo, il primo Scream di Wes Craven era riuscito nell’impresa di riportare l’attenzione sul genere e i suoi meccanismi facendo contenti sia il pubblico di adolescenti che i cinefili per la sua vena citazionistica e autoreferenziale.

A oltre 15 anni di distanza dal primo capitolo, dopo un decennio in cui l’horror al cinema si è rinvigorito prendendo altre strade e altre forme, la saga di Wes Craven rimane nella memoria come interessante esempio di modernariato. La domanda sorge spontanea: perché riportare in vita una saga che appartiene ad un decennio ormai trascorso al quale sono seguite tutt’altre tendenze?

Alla visione del film la domanda non trova risposta, e non solo: Scream si conferma come un franchise decisamente fuori tempo. Le strade percorribili erano due: puntare sulla parodia esplicita o fare una riflessione meta-cinematografica sulla saga stessa, un po’ già era stato fatto con il terzo capitolo – con risultati non proprio brillanti c’è da dire -. Purtroppo Scream 4 non sceglie nessuna delle due: pur non mancando a tratti di auto-dissacrarsi – il formidabile prologo, le allusioni alle “metacazzate postmoderne”, e il delirio finale del killer – nel complesso si prende fin troppo sul serio ma senza poterselo permettere, possedendo tutti i difetti e i clichè tipici del genere. Si avverte nettamente il contrasto tra la coscienza degli autori di aver girato un film del quale non si sentiva il bisogno e la loro necessità di venderlo comunque al suo pubblico giustificandolo con un’autoconsapevolezza interna al genere che oramai non stupisce più nessuno.

Inoltre il film è quasi un remake del primo capitolo, cosa che se potrebbe da un lato essere interessante, per come è sfruttata non fa che aumentare la prevedibilità di una sceneggiatura non irresistibile. E cosa dire del pacchiano tentativo di aggiornare la saga all’epoca dei new media e di youtube con tanto di riferimento a L’occhio che uccide di Powell? Era meglio evitare questa sociologia spicciola se non era per fare un discorso serio. Va dato merito comunque a Craven il fatto di non aver esagerato con i tecnicismi registici della trilogia originale rendendo le sequenze di uccisioni meno studiate a tavolino e più godibili per gli appassionati.

Ma questo non basta a rendere il film degno di nota, così come non basta la critica alla voracità e al cinismo dei mass media che è ripresa senza troppa fantasia dal primo capitolo. Insomma 10 anni fa Scream era aria fresca per il genere horror, ora invece fa rimpiangere la sua parodia, che se non altro senza tante pretese puntava ad una sola cosa – far ridere – riuscendoci alla grande. Mentre Scream 4 fa poco ridere, non spaventa per niente e non interessa. Più che brutto, un film inutile.

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