mercoledì 9 marzo 2011

INTERVISTA AL SOPRANO SILVANA FROLI



Autore: Silvia Cosentino
Servizio fotografico: Francesco Zavattari


Sotto: Il direttore del museo Lu.C.C.A. Maurizio Vanni,
presenta la performance di Silvana Froli accompagnata da Marco Tomei

Incontriamo il soprano lucchese Silvana Froli dopo l'emozionante recital del 27 febbraio al Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art che ringraziamo per l'ospitalità: insieme al partner nella vita e nell'arte Marco Tomei, la bella e dolce signora canta e incanta sulle note delle arie dedicate ai molti, fondamentali personaggi femminili pucciniani. Una carriera solida e in ascesa, quella della Froli, caratterizzata da una voce potente, melodiosa e apprezzata ben oltre i confini nazionali. Prevista un'altra serata, sempre al Lu.C.C.A., domenica 27 marzo alle ore 19.

Silvana Froli, una lucchese ambasciatrice di Puccini nel mondo: cosa le ha fatto desiderare e decidere di divenire una cantante lirica?
La passione risale a quando ero bambina, ho sempre amato cantare. Determinante è stato, però, misurarmi con il palcoscenico e con l'opera lirica: mio marito mi spronò a partecipare a un’audizione per entrare nel Coro del Festival di Torre del Lago ed è stato davvero emozionante essere catapultata in un ambiente di quella levatura, potendo interagire con i grandi cantanti. Nel 2000 decisi di dare un taglio all’attività di corista e di intraprendere la carriera di solista: quella di interpretare prevalentemente Puccini non è stata una scelta, quanto una vocazione naturale, dato che la mia timbrica mi rende più portata a interpretare quei ruoli. Per questo vengo spesso chiamata in giro, soprattutto all’estero, a interpretare Puccini, a rappresentare la città di Lucca nel nome del Maestro.

Qual è stata, finora, l'esibizione per lei più emozionante?
Sicuramente la collaborazione con il Teatro Alla Scala di Milano per Tosca. In realtà è sempre emozionante debuttare con un’opera, sui piccoli o grandi palcoscenici: devi mettere a dura prova la voce, la memoria, l’interazione con cantanti, direttore e orchestra. Però un'esperienza come quella alla Scala ti porta su altri livelli: quest’anno ci sarà Butterfly, tre date tra aprile e maggio.

Lei è conoscitrice dei ruoli femminili pucciniani: quali caratteristiche li rendono differenti da tutti gli altri?
Il Maestro Puccini concepisce per queste eroine una musica assolutamente particolare, con un calore e un'energia inconfondibili: sono donne complete, umane, molto attuali. Trovo che Puccini conoscesse molto bene il mondo femminile, non tanto per le solite avventure famose, quanto per la coscienza dell’animo della donna; questo contatto particolare nasce per lui dai grandi affetti, basti pensare al rapporto intenso che aveva con la madre. Ha avuto una mano davvero molto speciale nel mettere in musica il mondo della donna.

Quale preferisce?
Sicuramente Tosca, la trovo molto simile al mio sentire di donna.

Che progetti ci sono per l’immediato futuro oltre alla collaborazione con La Scala?
Una Butterfly in Giappone d'estate, una Bohème che partirà dal Teatro di Agrigento a settembre, alcuni concerti pucciniani al Festival Etneo in Sicilia, Tosca o Butterfly al Teatro dell’Opera di Damasco, ambiente di cui mi sono innamorata: la collaborazione è nata dalla loro necessità di venire qui per iniziare la formazione verso un percorso operistico.

Quale sogno vorrebbe realizzare nel corso della sua carriera?
Tra i tanti sogni vorrei debuttare con una nuova opera di Puccini, magari all’Arena di Verona.

Lei è organizzatrice del concorso lirico internazionale “Città di Lucca Giacomo Puccini”: in che modo i giovani cantanti si avvicinano al mondo della lirica? Quali difficoltà devono affrontare?
Nei paesi dell’Est i giovani si avvicinano al canto per necessità, per avere una possibilità di lavoro; non a caso a Seul ci sono sei università solo per il canto. Tanti ragazzi vengono poi qua per perfezionarsi, dato che il percorso seguito nel loro paesi non è poi così soddisfacente. Credo però che i giovani debbano accostarsi a questo mondo principalmente per il gusto di cantare, deve essere un’esigenza interiore. L’ambiente è diventato veramente problematico a causa dei tagli che ci sono stati e di tante altre difficoltà: i teatri italiani non riescono più a offrire molto, per questo i giovani si trovano spiazzati. Stiamo lavorando alla terza edizione del concorso lirico: nelle due precedenti edizioni avevamo messo in palio una borsa di studio, ma poi abbiamo pensato che non bastasse; per andare incontro alle difficoltà di questi giovani talenti vogliamo creare accordi con i teatri per offrire la possibilità di esibirsi. Diversamente, sarebbero vincitori di concorso abbandonati a se stessi, visto che tante delle numerose agenzie esistenti non hanno i giusti contatti per inserire i nuovi cantanti.

Ha spesso occasione di cantare all’estero: che atmosfera si respira, in che modo viene concepita la lirica diversamente dall’Italia?
La differenza è sostanziale: l’Italia dovrebbe essere ambasciatrice dell’opera nel mondo e invece è decisamente sorpassata dalle attività di teatri stranieri che lavorano 360 giorni all’anno, creando anche le più semplici possibilità per far cantare i giovani, per lanciarli. È vero che quasi tutti sono teatri privatizzati, ma è anche vero che lavorano molto sulla voglia di fare e di creare, lo spirito è profondamente diverso.

In Italia non è quindi semplicemente un problema di tagli?
No. All’estero non si improvvisa, c’è un grande lavoro dietro: città come Vienna e Zurigo hanno un'attività di concerti incredibile. Là i cantanti sono anche musicisti, fanno un percorso di studi decisamente diverso dal nostro, vengono cresciuti in teatro. I ragazzi italiani, invece, escono spaesati dalle sezioni di canto dei conservatori e questo si riflette poi sulle stesse attività dei teatri.

Ipotizzi di trovarsi di fronte a un giovane che non conosce la lirica: cosa gli direbbe per convincerlo ad andare, almeno una volta, a teatro?
Il giovane può essere avvicinato al teatro solo se gli viene data l'opportunità di viverlo direttamente e di questo dovrebbero farsi carico innanzitutto le scuole. C'è ancora troppo distacco tra il palcoscenico e il pubblico: sogno una piazza senza palcoscenico, in cui l’opera viene messa in scena in mezzo alla gente; magari una Tosca, realizzata in una bella chiesa con il pubblico seduto sulle panche, dove i cantanti interagiscono senza barriere. Bisogna fare qualcosa per smuovere il teatro.

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