sabato 19 marzo 2011

Fabrizio Barsotti


Una volta che hai conosciuto il volo,
camminerai sulla terra
con gli occhi rivolti sempre in alto,
perché là sei stato,
e là agogni a tornare.

Leonardo da Vinci


DALLA TERRA ALLE COSE ALL’INFINITO
di Marco Palamidessi, Critico curatore delle mostre di Fabrizio Barsotti

L’arte di Fabrizio Barsotti apre a un mondo complesso, per molti aspetti sconosciuto, incontaminato ma assolutamente magico. Si è come rapiti da apparizioni inattese, dall’incantesimo di materie piegate alla creazione, dalla semplicità primordiale dei segni esteriori, dallo svelamento al mondo e alla vita del mistero di arcane simbologie. Le sue opere preparano a visioni di forme varie e complesse, come dettagli e frammenti macroscopici, presenze oniriche, animali che hanno popolato o che non popolano ancora la nostra fantasia colti sul varco non sempre sostenibile tra sogno e realtà. Ed è proprio al sogno e alla realtà che l’artista variamente attinge le formule di cui nutre l’immagine delle opere, le quali possono assumere l’aspetto di talismani inseparabili, di piccoli apparati mai effimeri dove trovano collocazione reliquie tribali dalle virtù apotropaiche, reperti archeologici disseppelliti dalle profonde costellazioni dell’inconscio, oggetti asserviti a chissà quale antichissima ritualità.


Questo suo recuperare dalle culture più varie particolarità morfologiche e figurali, è sostanzialmente un reimmettere nel circuito creativo elementi che si rigenerano per divenire parti di un discorso contemporaneo.
Certe creazioni sono luoghi dove far accadere, come un evento inevitabile, l’immagine; sono come un viatico per evocare dalle lande della nostra psiche - quelle più remote e cariche di meraviglie - la propria iconografia inequivocabile. Alla festa dello sguardo Barsotti richiama i segni codificati, eccitati, pregni di vissuto, dell’uomo e del vivere inconscio e celeste, sotto forma di oggetti di quotidiana memoria, inseriti nel contesto pittorico e rivestiti di materie colorali, resi così preziose reliquie, testimoni in cui è riflessa un’originaria, inattingibile integrità cosmica.


L’andamento imprevedibile delle vibranti sovrapposizioni cromatiche, che seguono le dilatazioni e le contrazioni emozionali, caratterizzano buona parte della produzione di questo pittore. La carica emotiva del colore raggiunge effetti di lirica intensità, aumentando il senso delle misteriose implicazioni allegoriche. Le opere monocrome, per contro, possono altresì rivestirsi di netti e profondissimi blu oltremare, rossi purpurei, gialli luminosi e bianchi pallidi o accesi. Della dialettica in fieri tra spirito e materia, metafora della condizione creativa dell’artista demiurgo, Barsotti tocca vari aspetti impiegando tipologie linguistiche e registri espressivi diversificati; avendo fatto della sperimentazione la sua filosofia di vita, egli va oltre, senza mai rinnegarlo, il supporto classico della tela. Barsotti concepisce la superficie pittorica come recinto fantastico e laboratorio alchemico in cui, nella concretezza dei corpi pittorici, s’incarnano passioni e intuizioni. I supporti diventano il luogo privilegiato dove le paste colorali depositano variamente il loro carico espressivo, sia dilatandosi in strutture astratte che tingendo compattamente le superfici.

La robustezza dei supporti impiegati - tavole, cartoni strappati, sportelli, ante lignee - permette applicazioni di elementi materici eterogenei, schegge o relitti, frutto di scavi talvolta antiquariali, che collocano certe opere a metà strada fra pittura e scultura. Il confronto con la fisicità degli oggetti del mondo reale colma in un certo senso il vuoto esistente tra Arte e Vita, permettendo all’artista di sondare il proprio universo per scovare e riconoscere tutti quei simboli maggiormente rappresentativi della propria personalità. Ostentando ancor più la loro presenza rispetto al quadro tradizionalmente inteso, eloquenti nel loro essere straordinariamente silenziose, le opere sono come piccoli monumenti al mistero. Eppure il confronto con la materialità di certe strutture non preclude realizzazioni strettamente bidimensionali a collage, dove immagini di varia provenienza, tutte scelte in ossequio alla tematica principale, vengono a condividere la stessa superficie per dar vita ad un compiuto colloquio figurale.


C’è un fondo religioso, in senso mistico e animistico, nel predisporsi dell’artista come un santone alla celebrazione di un rituale pittorico, volto alla manifestazione della dimensione dell’io e di quella dell’universo creato. L’arte di Barsotti è una scrittura le cui unità linguistiche sono tratte da un repertorio ricchissimo di codici appartenenti a culture diversamente collocabili nel tempo e nello spazio, comprendendovi conoscenze esoteriche e metafisiche. Ecco apparizioni oniriche, muse ora gioiose ora inquietanti, paesaggi mentali non sempre sostenibili, animali provenienti da chissà quale savana spaziale, teste di profilo, seni tondeggianti, ventri gravidi, sagome di ermetici personaggi lunari scaturiti da misteriose iconografie tribali, nere figure che balzano nel vuoto o pronte a scattare verso l’infinito, che si atteggiano in movenze dalle ancestrali simbologie, come a benedire la loro stessa essenza di immagine.


E ancora sfere di mondi immaginati, oscure silhouette messe a guardia di porte che conducono al di là della visione stessa, vergini immerse in pensieri cosmici o in turbinii di farfalle, uccelli primitivi cui fanno il verso aerei dalle traiettorie impossibili, rimandando a quel sogno conquistato che è il volare.

I sogni e gli umori, le suggestioni e gli spaesamenti del vivere pervadono ogni minima fibra dell’arte di Fabrizio Barsotti: come pochi altri, egli riesce a trasmettere alle sue opere tutta l’impetuosità della genesi artistica, il tormento estatico della creazione. Il suo è un viaggio che richiede il coraggio e la purezza dei sentimenti profondi: queste immagini, dove l’inquietudine regna sovrana, sono l’avvento e la restituzione al mondo di un’ansia creativa senza riposo. Fabrizio innesca un volo irregolare che inizia sì nella fantasia, ma che parte e termina sull’opera stessa: un tuffo nell’inconscio, nella viva materia che s’incontra con il colore e ne condivide le stesse superfici. Tutto si fa uno nel tentativo di rendere l’immagine il più possibile vicina a quel mondo sublime e incomprensibile che si spalanca solo quando si chiudono gli occhi.






www.fabriziobarsotti.com
STUDIO: Via del Fosso 153 A, Lucca - tel.0583. 491188

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