giovedì 3 marzo 2011

Aspettando Godot: QUANDO L'ASSURDO DEVE RESTARE TALE


Autore: Silvia Cosentino

La scena si offre allo sguardo dello spettatore come dentro a una cornice, attraverso un cannocchiale, o il buco di una serratura: una terra arida, in pendenza, con sterpaglie da cui emerge un albero ormai morto da chissà quanto tempo. Il giorno si alterna alla notte, il buio alla luce per Vladimiro ed Estragone, imprigionati in una sur-realtà immutata e immutabile. In bombetta e improbabile completo elegante, i due protagonisti hanno, rispettivamente, gli illustri volti di Eros Pagni e Ugo Pagliai: autoritario e sicuro di sé l'uno, arrendevole e timoroso l'altro, restano in perenne attesa di tale Godot, imbattendosi nella strampalata coppia di Pozzo e Lucky (Gianluca Gobbi e Roberto Serpi).

La scenografia è accattivante, i due mostri sacri del teatro sono garanzia di eccellenza interpretativa, ma questo non basta a restituire l'atmosfera di Aspettando Godot: laddove il testo di Samuel Beckett è sfuggente, imperscrutabile, totalmente assoggettato alla dinamica del non sense, la recitazione non può essere realistica, così come i buffi movimenti non possono essere coerenti. Le battute concepite dall’autore fanno sorridere, ma sono certamente lontane dalle gag comiche che invece si avvicendano sul palco: sono piuttosto violente stilettate, che, al di là del riso, celano tutta l'inadeguatezza e lo smarrimento dell'uomo di fronte a una vita a cui non sa dare direzione. Con voci e mimica sapienti, i grandi Pagni e Pagliai rassicurano, accarezzano il pubblico con la loro verosimiglianza, quando invece l'opera dovrebbe turbare e disturbare; c'è ben poco da rallegrarsi, poco da ridere nel fluire beckettiano di parole ed eventi assoggettati all'espressione, o meglio, alla non-espressione dell'irrisolto dramma della vita. Il codice di Marco Sciaccaluga resta, tutto sommato, ancorato al reale, al riconoscibile, al possibile, seppur strambo.
Le due ore intense, divertenti, a tratti commoventi, non vanno oltre; siamo lontani da quella complessità che lascia il dramma (e quindi la messinscena stessa) irrisolto, da quel segno indelebile di inquietudine che certe forme di teatro, più di altre, dovrebbero permeare l’animo dello spettatore. Un allestimento conciliante, pulito, una pulizia difficilmente contemplata dal drammaturgo irlandese.

Spettacolo visto al Teatro Metastasio di Prato, giovedì 24 febbraio

Foto di M. Norberth per gentile concessione del Teatro Metastasio di Prato
Teatro Stabile di Genova ASPETTANDO GODOT di Samuel Beckett scena Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl costumi Catherine Rankl con Ugo Pagliai, Eros Pagni, Gianluca Gobbi, Roberto Serpi, Irene Villa regia Marco Sciaccaluga

0 commenti: