sabato 5 marzo 2011

Al Giglio 'ART' - L'ARTE DELL'AMICIZIA


Autore: Silvia Cosentino

Tra il 4 e il 6 marzo al Teatro del Giglio di Lucca è andato in scena Art, pluripremiato successo internazionale dell'autrice francese Yasmina Reza: per la regia di Giampiero Solari, il crudo viaggio nel mondo dell'arte e dell'amicizia è guidato dalle interessanti caratterizzazioni di Alessandro Haber, Alessio Boni e Gigio Alberti.

Un salotto moderno, asettico: un divano, una poltrona, alti tavolini con piante, vari ingressi delimitati da pareti di stoffa bianca. Bianca (o no?) come la tela comprata dal borioso Serge (Boni), pietra dello scandalo che muove il feroce attritro fra i tre amici. Di contraltare, infatti, c'è il nevrotico Marc (Alberti), cultore del classico, come dimostra il paesaggio "pseudo fiammingo" che conserva in casa; poi il remissivo Yvan (Haber), dalla vita grama e piagnucolosa proprio come il suo clown "crosta".

Parlano e sparlano di arte, i tre, nell'eterno, spinoso dibattito sulla presunta superiorità del classico sul moderno, del figurativo sull'astratto e il concettuale. Giacché la tela che Serge offre con solennità allo sguardo di amici e pubblico appare davvero bianca, malgrado le presunte righe diagonali e i toni di colore da lui citati. Bufala spacciata per capolavoro? Incapacità di penetrare un codice che troppo si allontana da ciò che viene percepito come riconoscibile? Impossibilità di mettere da parte la ragione, lasciando invece fluire i sensi e le emozioni? La questione rimane aperta, visto che, alla fine, i tre stanno parlando d'altro: Marc è ferito, profondamente infastidito dall'acquisto sconsiderato dell'amico; Yvan è possibilista, abbozza, cerca di fare da paciere, nel disperato tentativo di non veder contaminato l'unico aspetto che, nella propria vita, sembra restare saldo. L'amicizia.

Perché i tre stanno parlando di sé e del loro rapporto, sia nei dialoghi sempre più violenti sia nei (forse troppo) numerosi a parte, delimitati da una parete a scorrimento anch'essa bianca a isolare il piazzato in proscenio dal controluce al centro. Della paura di non ritrovare più le origini della loro amicizia, Marc; del bisogno di dinamismo, di autonomia intellettuale, Serge; della frustrazione per una vita assolutamente lontana dalle aspettative, nella straziante incapacità di cambiare il corso delle cose, Yvan. In questo turbinio emotivo, "uterino", ognuno dà il peggio di sé: supponenza, isteria, esasperante buonismo si scontrano fino all'estrema conseguenza di un tanto goffo, quanto genuino, assalto fisico. È un grido d'aiuto, la feroce espressione del bisogno di sentirsi considerati e riconosciuti, apprezzati incondizionatamente. In un alternarsi di luci fredde e abbaglianti, tale richiamo trova sfogo nella catarsi finale, con l'imbrattamento del tanto contestato feticcio: un buffo sciatore dipinto con un pennarello lavabile blu, e con quella benedetta ironia che spesso manca nella vita, pone apparente fine allo scontro. Solo fino alla prossima volta, perché i legami umani sono davvero troppo complessi per poter trovare pace con un disegno e un'abbondante cena lionese.

Ben saldati nelle rispettive parti, i tre interpreti fanno scorrere agevolmente lo spettacolo, regalando momenti di divertimento e commozione, con straordinari picchi come la folle tirata di Haber nel racconto delle periperizie familiari. In un perfetto dis-equilibrio di umori, violenze verbali e posture nevrotiche, gli attori creano un meccanismo pressoché perfetto che ammalia il pubblico. Si conclude con un fuori programma a luci in sala accese: la simpatica, vera messa all'asta di una tela bianca, personalizzata e autografata, per sostenere l'AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer). Gran soddisfazione per tutti, estetica, poetica ed emotiva.

Spettacolo visto al Teatro del Giglio di Lucca, venerdì 4 marzo 2011

ART
di Yasmina Reza; con Alessandro Haber, Alessio Boni, Gigio Alberti; scene Gianni Carluccio; regia Giampiero Solari.

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