mercoledì 16 febbraio 2011

Perché ANNOZERO merita di esser seguito


Autore: Francesco Zavattari, Direttore Editoriale di 4rum.it

Proseguiamo il nostro viaggio nella tv di oggigiorno soffermandosi per un attimo su “ANNOZERO”, una delle trasmissioni più seguite e chiacchierate degli ultimi anni. Vorrei tentare un approccio leggermente differente rispetto a quello che è generalmente il metro utilizzato per analizzare questo prodotto.
Il grande merito di Michele Santoro è quello di mantenere un alto interesse intorno ai propri programmi, grazie al semplice utilizzo della parola.
La parola. Soffermiamoci sul valore di questa riuscita: gente sepolta viva, ragazze vestite di fili da pesca che vengono attaccate da insetti tropicali all'interno di angusti uteri di plastica, mogli e mariti che si scannano in diretta, fratelli che si ricongiungono dopo trent'anni piangendo lacrime cariche di una gioia sincera e sinceramente sponsorizzata dalla tv, coppie che si uniscono e si mescolano fingendo una realtà che in “avvilente” trova la più eufemistica delle definizioni. C'è tutto un corredo minimo richiesto per raggiungere lo scopo primario: ascolti elevati. E' la lotta eterna in cui nessuno vince, con una Rai costretta a fingersi Mediaset in un confronto che nemmeno dovrebbe porsi e una Mediaset sempre pronta ad autocelebrarsi tentando in ogni modo di screditare il già degradato servizio di televisione pubblico. E la tv a pagamento? Un crogiuolo di programmi troppo spesso di basso livello riproposti all'infinito e di film spacciati come prime visioni, pur presenti in contemporanea vicino alle casse dei supermercati a 4,50 € come ex-noleggio. Cadere nella retorica è d'obbligo in questo caso, ma devo ribadire quanto la televisione di oggi sia vuota come non mai. Ad esser pieni, in compenso, sono i testicoli di molti telespettatori.
Tuttavia qualche eccezione esiste. Il programma di Santoro non utilizza nessuno degli espedienti sopra descritti, evitando così di sprofondare nelle letali odierne sabbie mobili televisive. Anzi, ne esce vincente semplicemente, ribadisco, attraverso l'uso della parola. Alla fine, intendiamoci, questo è il prodotto di un'azienda e come tale è obbligato ad incrementarne il business. Santoro però ha insegnato ai tanti nemici che si può produrre utile attraverso la qualità pur avendo, cosa più importante, mezzo establishment televisivo e politico pronto a crocifiggerti.
Come anticipato vorrei tentare un approccio differente, senza ribattere strade già percorse attraverso discorsi già fatti (nel bene e nel male) da più o meno illustri pensatori.
ANNOZERO, semplicemente, è una trasmissione particolarmente interessante da molti punti di vista. Purtroppo la sua forte flessione politica la rende un prodotto estremamente soggetto a pregiudizi in grado di screditare agli occhi di molti osservatori limitati, alcuni importanti pregi davvero considerevoli.
Lasciamo perdere per un attimo la politica, lasciamo perdere la parzialità presunta o accertata della trasmissione, del suo conduttore e delle sue 'spalle'; proviamo a considerare semplicemente quanto ANNOZERO sia davvero un ottimo prodotto televisivo. Finalmente qualcosa di finemente e sapientemente confezionato. Finalmente qualcosa che restituisce l'impressione di una mobilitazione di intelligenze e eccellenze televisive applicate alla realizzazione di qualcosa di diverso.
La prima impressione che si ha seguendo la trasmissione è una sorta di ritualità teatrale. Non a caso l'overture è una panoramica dello studio accarezzato da un pallore bluastro che diventa luce con l'ingresso del conduttore, il tutto accompagnato dai suoni d'accordatura di un'orchestra prima di un concerto. Ecco poi Santoro augurando il benvenuto a tutti “comunque la pensino” e introducendo la puntata con l'anteprima.
Ad arricchire il programma troviamo un elemento fondamentale: la cura per il particolare. Annozero trasuda attenzione per i dettagli. Tutto, dal logo fino al sito web è creato secondo un filo conduttore. Dio sia lodato se qualcuno un giorno si è reso conto di quanto in basso sia caduto il livello grafico e visivo delle trasmissioni e in funzione di questo ha deciso di prendere iniziativa. Provate a dare un'occhiata ad un campione di una decina di programmi calcolando quanti di essi sono caratterizzati da almeno questi due elementi comuni:
- scenografie orribili che utilizzano le peggiori tavolozze degli anni '80
- fotografia pessima capace di sparare bagliori aurei un po' su ogni volto ripreso
Il degrado delle luci e del colore va di pari passo con il degrado del paese: più il paese e il suo morale si fanno grigi, più il compito presunto di un certa tipologia beota di televisione diventa quello di “riaccendere gli animi” degli spettatori con “effetti speciali” davvero poco speciali. Errore enorme introdotto per lo più negli anni '80 da un signore per niente stupido che ha capito quanto lustrini e starlette potessero essere congeniali al fine di alzare il morale di una platea dapprima e di un elettorato poi.
Lo studio di ANNOZERO è un ambiente confortante, familiare se pur ben lungi da quel tipo di set stantio a cui il notturno Gabriele La Porta ci ha fatto affezionare nel tempo. La forma è quella di un piccolo teatro greco dove la circolarità delle forme tende a concentrare l'attenzione su di un particolare: la parola, come detto.
ANNOZERO, tuttavia, non è definibile a mio parere un vero e proprio talk show come lo intendiamo oggi, perché uno qualsiasi di questo genere di programma riuscirebbe difficilmente a sorreggere il proprio impianto per l'intera durata senza l'ausilio di qualche trucco per compiacere lo spettatore, come ad esempio performance dal vivo di artisti o presunti tali. Certo, anche ANNOZERO tira avanti il proprio sviluppo grazie a punti cardine di ogni puntata quali l'abituale intervento di Marco Travaglio che riapre la trasmissione dopo la pubblicità di metà programma, o la chiusura affidata alle vignette di Vauro. La struttura del programma è frammentata poi da RVM attinenti l'argomento della discussione, di solito caratterizzati da servizi in esterna (come quelli curati dallo storico giornalista Sandro Ruottolo), o da pillole di 'docufilm' composti da montaggi di tavole illustrate statiche accompagnate dalla lettura di attori fuoricampo che, impersonando i veri protagonisti dei fatti narrati, cercano di restituire un'idea più tangibile della nostra attualità. Forse non sempre in maniera completamente imparziale.
Altro pregio della trasmissione è quello di arrivare difficilmente a scadere nel becero e nel volgare come accade spesso in salotti più blasonati e luminosi. Non ci vuole molto per averne esempi concreti, basta un solo tocco di telecomando per scalare all'indietro di un canale e si possono gustare liti anche in merito a quale dieta sia più o meno consigliabile in tempi di crisi. Se in quei salotti si parlasse di politica poi, le cose si complicherebbero non poco e non sarebbe affatto difficile trovarsi di fronte a Mussolini inviperite che minacciano di 'menar le mani'. E gli ascolti volano. Ovviamente.
Salvo rari casi, come l'ormai celebre esempio di Vittorio Sgarbi intento ad interrompere ripetutamente l'intervento di Travaglio in merito alla 'cacciata' o meno di Enzo Biagi dalla Rai, all'interno del programma di punta della seconda rete volano critiche reciproche e parole taglienti bipartisan, ma poco di più. Il merito è di un conduttore che riesce spesso con il sarcasmo a rendere più elastica la maglia televisiva del confronto.
In fin dei conti, chi scrive questa recensione si trova spesso in disaccordo con la linea politica e giornalistica del programma, ma osserva questa trasmissione attraverso un'ottica più lineare e diretta: per il modo stesso in cui è curato e realizzato, ANNOZERO è uno dei pochissimi programmi televisivi attualmente meritevole di essere seguito.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Analisi attenta e puntuale, non solo agli aspetti più evidenti a un qualunque critico, ma ad un perfezionista dell'arte, televisiva, grafica, oratoria.
Ritengo purtroppo che siamo in un paese troppo "arretrato" per renderci conto che la bellezza e la bontà di qualcosa non debba avere il colore di uno schieramento per essere riconosciuta!
Grazie per avermi fatto notare particolari che non tutti colgono.