sabato 22 gennaio 2011

L'OTELLO di Arturo Cirillo


Spettacolo visto al 'Fabbricone' di Prato il 21/1/2011

Autore:
Francesco Zavattari

Direttore di 4rum.it e di FULL Magazine

Quando si scrive una recensione di qualsiasi genere, si pensa in primis a quale aspetto negativo mettere in luce riguardo al soggetto in questione. Che si ammetta o meno, prima che per onestà intellettuale lo si fa per dimostrare in maniera spesso saccente e presuntuosa, che quanto ad autori di quel testo si possiede un elevato senso critico e che, nondimeno, si è in pieno diritto di esercitare la mansione di 'critico'. Tale o improvvisata che sia. Io per primo sono spesso scivolato in questa tentazione scrivendo in passato.
Questa sera sono abbattuto. Abbasso la guardia dopo aver estirpato ogni voglia d'esser critico a priori. Uscito da poco da questo spettacolo, non posso che esprimermi con il candore di un bambino emozionato di fronte al proprio cartone animato preferito. Questo 'Otello' a cui ho avuto il piacere di assistere in un praticamente gremito 'Fabbricone' pratese, è una meraviglia. Una tragedia enorme e potente, enormemente e potentemente resa da una compagnia di eccezionale bravura.
Se è vero da una parte che con Shakespeare si va sempre sul sicuro, è altrettanto vero, dall'altra, che si corre a braccia spiegate incontro a due rischi enormi: o si assiste a qualcosa di estremamente banale e quindi, di fatto, non interessante, o ancor peggio ci si trova di fronte ad allestimenti pretenziosi e assurdi che delle opere di Shakespeare non conservano che il titolo, risultando agli effetti fini a se stessi ed assolutamente evitabili.
Arturo Cirillo, regista e interprete di bravura spiazzante, ci regala un Otello diverso pur nella sua attinenza ai toni a tratti forti, a tratti ironici e sempre intensi del genio inglese.
La scena è essenziale, caratterizzata dalla presenza di due grandi elementi trapezoidali in legno che non si limitano al proprio ruolo di pilastri scenografici, ma che grazie alla possibilità di facile movimento interagiscono con i personaggi facendosi pareti divisorie, mura di cinta e comunque unico vero e proprio 'set' in cui prende vita questo capolavoro nel capolavoro. Operazioni di questo genere che puntano su scenografie completamente minimali, quando non supportate da un livello di qualità altissimo e nella recitazione e nei testi (in questo caso perfettamente rivisti da Patrizia Cavalli), sono destinate a restituire un senso di assoluta miseria rappresentativa, vero e proprio boomerang per ogni compagnia. In questo caso il giusto connubio fra le ottime scene di Dario Gessati, gli azzeccatissimi costumi di Gianluca Falaschi e le perfette luci di Pasquale Mari riescono ad esprimere una bellezza pura e incontrastata, liscia e spedita nei suoi ben 120 minuti ininterrotti. Condimento perfetto a tutto questo è la musica di Francesco De Melis, connubio di suoni e rumori mai eccessivi, sempre in grado di rimestare ancor più energicamente quell'emozione annidata nello stomaco fin dai primi minuti.
Senza entrare nel dettaglio della trama (per chi non masticasse Shakespeare, la bottega Wikipedia è sempre aperta) spenderei alcune parole sugli attori. Questo cast da vita ad uno dei più intensi capolavori di sempre, in una maniera incredibilmente 'fedele', non tanto in termini di attinenza al testo, quanto di attinenza fisica ed espressiva dei personaggi. Ognuno di essi è perfettamente incastonato nell'attore che lo interpreta. Mai visto uno Iago tanto Iago che trova in uno strepitoso, sconvolgente e contagioso Arturo Cirillo il più preciso manifesto di tutta la propria infima complessità. Otello è un magnifico Danilo Nigrelli, umano e reale nella propria caduta inesorabile verso le fauci del 'mostro dagli occhi verdi' per eccellenza: la gelosia.
A dar vita a Desdemona è una sublime Monica Piseddu, bella e 'piena di grazia' così come la si immagina quando si è costretti da qualche professore a sorbire Otello per la prima volta sui banchi del Liceo e così come la si continua a pensare una volta nel proprio letto, anni dopo, quando si indulge ad una più gustosa lettura notturna. Nell'espressionismo dolce ma efficace della Piseddu, parallelo a quello di ogni suo collega, si annida un realismo automatico, non ricercato affannosamente, tuttavia commuovente e disarmante in grado di scuotere un pubblico attento e variegato ben lungi, almeno in questa tappa pratese, dallo stereotipo del parterre ben vestito presente solo per etichetta, così come avviene in teatri più 'patinati' e meno 'industrial'. Quella del 'Fabbricone' per forma e vicinanza fra scena e spettatore è una location congeniale a questo tipo di esibizione in generale. In questo caso poi, il totale abbattimento 'del muro' non ha fatto che giovare in particolare a questa incredibile produzione.
Completano il cast altre perle di questa compagnia come un coinvolgente Michelangelo Dalisi nei panni di Cassio, i bravissimi Luciano Saltarelli e Sabrina Scuccimarra nei ruoli di Roderigo ed Emilia. Infine e non ultimi i poliedrici Salvatore Caruso e Rosario Giglio intenti a dividersi in maniera più che riuscita ben sei personaggi (Doge, Montano, Bianca / Brabanzio, Araldo, Lodovico).
Ci sono spettacoli che non fanno solo bene al teatro. Ci sono spettacoli che fanno bene alla cultura. Produzioni che escono dalla scena e si intrecciano a quella che è una coscienza popolare sempre più tendente alla sommarietà prêt-à-porter.
Aver scritto di getto questa recensione, in questi termini e a quest'ora non appena rientrato, è un modo per rendere grazie a chi, come questi ragazzi, si fa portatore sano di un vaccino contro la desolazione strisciante che rischia di invadere la percezione di ciò che ancora è bello e valido in ambito teatrale ed espressivo in genere.
A tutti coloro che intendono il teatro una sorta di contenitore riempito di telecamere in cui va in scena Zelig, raccomandiamo di dare un'occhiata a questo spettacolo. A queste persone. Guardatele negli occhi emozionati quando sul finire spunteranno fuori a prendersi gli applausi. Vedrete in faccia persone che a scapito di tagli e oltraggi alla cultura, stanno tenendo duro e lo fanno alla grandissima.

OTELLO di William Shakespeare - traduzione di Patrizia Cavalli - con: Salvatore Caruso, Arturo Cirillo, Michelangelo Dalisi, Rosario Giglio, Danilo Nigrelli, Monica Piseddu, Luciano Saltarelli, Sabrina Scuccimarra.

scena Dario Gessati - costumi Gianluca Falaschi - musica Francesco De Melis - luci Pasquale Mari - assistente alla regia Tonio De Nitto - regia Arturo Cirillo - direttore di produzione Marta Morico - ufficio stampa Beatrice Giongo

Prossime date in programma 2011:
Gennaio: 25: Lerici / 30: Boretto / 31 : San Marino
Febbraio: 1-6: Padova / 9-13: Trieste / 15-16: Monfalcone / 18: Porto San Giorgio / 21: Santa Croce / 22-23: Cattolica / 24-25: Vignola / 26: Pontremoli
Marzo: 2-3: Lecce / 4-6: Barletta

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