venerdì 24 dicembre 2010

La banda dei babbi Natale


Autore: Giovanni Pesce
Redattore di paperstreet.it

Conclusa la proiezione dell'ultima fatica del celebre trio milanese la prima impressione che emerge è questa: quanta stanchezza. Come sono lontani i tempi di Tre uomini e una gamba, quando grazie alle gag, alla loro mimica e a battute ormai entrate nella memoria, avevano inaugurato uno stile originale di comicità.

Ecco la caramellosa trama: Aldo, Giovanni e Giacomo, rispettivamente un disoccupato col vizio delle scommesse, un veterinario fedifrago e un medico ossessionato dalla moglie defunta, vengono arrestati la notte della vigilia mentre tentano di scalare una palazzina vestiti da Babbo Natale. Condotti di fronte al commissario interpretato da Angela Finocchiaro, i tre con infinite premesse raccontano come siano finiti in questa imbarazzante situazione, illustrando così le loro affannose vite.

Tanto, troppo buonismo; in una Milano tanto bella quanto finta si narrano le vicende di questi tre amiconi, senza evitare di cadere nel clichè del cinquantenne che ha paura di crescere, dove la donne sono croce e delizia della quotidianità di ogni uomo. Già visto, già sentito.

Certo le gag ci sono e sarebbe da ipocriti ammettere che non si ride, ma purtroppo si contano sulle dita di una mano e quasi sempre hanno come protagonista Giovanni e il suo scimpanzè Charles (Ahia!).

Oltre ad annoiare la pellicola indispone per la insistente pubblicità, neanche troppo velata, quasi a significare come il trio si sia ormai votato in maniera definitiva alla fredda logica del denaro.

Non si deve fraintendere il concetto di noia: il ritmo c'è, la regia si limita a fare il suo compitino visto che la pellicola non pretende troppi virtuosismi. Parliamo di noia provocata dai tre protagonisti che inchiodati nei loro personaggi non tentano di innovare il loro repertorio ma raschiano il fondo del barile, con l'impressione di non esserne neanche troppo convinti.

Ma Baglio, Storti e Poretti non preoccupatevi, il pubblico è ammaestrato (citando Guccini) e accorrerà nella sale, impaziente di assistere alle vostre peripezie. E poi è Natale, siam tutti più buoni.

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