domenica 21 novembre 2010

Rapsodia di un solo tema - Claudio Morandini

Autore: Giacomo Lamborizio
Vice-direttore di paperstreet.it

Uscito quest'anno presso l'editore pugliese Manni l'ultimo libro di Claudio Morandini, interessante autore aostano, alla sua terza prova con l'estensione del romanzo. Il suo Rapsodia su un solo tema reca il sottotitolo “Colloqui con Rafail Dvoinikov” e tratta appunto di incontri e ricerche intorno alla figura, immaginaria, di un anziano compositore sovietico.

Il giovane accademico e compositore americano Ethan Prescott a metà anni Novanta decide di contattare l'ormai novantenne maestro russo Dvoinikov. Il suo intento è quello di raccoglierne le ultime, testamentarie, memorie e valutazioni all'interno di uno studio completo e esauriente da dedicare a quello che, a suo avviso, è un genio ingiustamente dimenticato.

Quello che il lettore si trova di fronte non è però il prodotto finito incorniciato da un dialogo, come si potrebbe pensare di primo acchito. Bensì un testo composito e frammentato. Morandini con grande perizia e padronanza dei registi stilistici nasconde la sua voce di autore in un pastiche di testi diversi: dalla trascrizione dei colloqui tra i due musicisti alle pagine del diario di Prescott; verbali di interrogatorio e recuperi da un oscuro conte settecentesco, senza tralasciare un documentato approfondimento musicale tutt'altro che abbozzato.

Nella varietà dei documenti non si perde però mai il filo e l'interesse verso la storia personale dei due protagonisti, il giovane americano che si interroga sulla sua vita sentimentale e artistica e il novantenne compositore. Un figura quest'ultima passata attraverso la rivoluzionaria stagione delle avanguardie pietroburghesi degli anni '10-'20 (spazio-tempo in cui, citando Le invasioni barbariche, l'intelligenza “c'era”: basti ricordare figure e movimenti da Šostakovič a Majakovskij passando per la scuola formalista in letteratura, le avanguardie cinematografiche, teatrali e pittoriche capeggiate da Ėjzenštejn, Stanislavskij e Malevič) agli anni bui del rappel à l'ordre di Stalin e Zdanov. La tragedia dell'arte schiacciata dalla sanguinosa Storia del Novecento segna la parte migliore del libro, che inscena il racconto terribile del terrore e delle abiure cui Dvoinikov fu costretto dai tribunali dell'ortodossia rivoluzionaria capeggiati dagli orrendi burocrati dello stalinismo.

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