lunedì 29 novembre 2010

Monicelli ha imbrogliato la sceneggiatura della sua vita

Autore: Lucio Laugelli
Direttore di paperstreet.it

Si dice sia così difficile suicidarsi da vecchi. Al funerale del grande artista Mark Rothko un suo amico, tra le lacrime, diceva proprio di quanto fosse complesso togliersi la vita da vecchi e poi, commosso per la scomparsa dell’anziano pittore, provava a spiegare, tra i singhozzi di un pianto genuino: “è più arduo farlo da vecchi perché si è molto più attaccati alla vita di un giovane, si è più avvinghiati alla propria esistenza perché si ha vissuto per più tempo. Sembra un paradosso ma non lo è.”

Si dice che sia così difficile togliersi la vita da vecchi.
Forse perché, aggiungo io, con parole analoghe, si è più assuefatti al gioco per cui qualcuno ci ha mandato un giorno qui per caso: premiando uno dei tantissimi spermatozooi dei nostri padri.

E invece no. Mario Monicelli ha concluso la sua vita in modo radicale. Perentorio. Ha diretto l’epilogo della sua vita nel modo più cinico possibile: gettandosi nel vuoto. Monicelli è morto da Monicelli.

Ateo inossidabile, corroso dagli anni, stufo marcio si è detto: sono un uomo libero, lo decido io quando il gioco finisce. Non il dottore, il prete, il parente di turno.

Così facendo ha fregato tutti: la morte che sarebbe arrivata strisciante, chissà fra un mese come fra un paio d’anni. Ha fregato le medicine, il fato, la sceneggiatura della sua vita.

Ha fregato tutti.
Ed eccomi qua, anche io fregato, incredulo, a scrivere delle parole stupite.

Sinceramente commosso ti saluto Maestro.
Ricordando le parole che hai detto alla cineteca di Bologna, tre anni fa, e che amavi ripetere in molte interviste:

“Non mi dispiace di dover morire fra qualche tempo, mi fa proprio incazzare il fatto che quando io sarò morto voi continuerete a circolare, per esempio, per Bologna o per Roma e incontrete della gente, andrete a bere un bicchiere di vino, e io no. Questo mi fa proprio incazzare”

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