lunedì 11 ottobre 2010

Vargas Llosa: un Nobel alla letteratura in lingua spagnola

Autore: Diego Sìmini - Direttore responsabile di 4rum.it
“La prima cosa a cui ho pensato quando ho sentito la notizia è stato a uno scherzo”, così Vargas Llosa, il premio Nobel per la letteratura 2010, evoca la telefonata ricevuta quando a New York erano le 5 di mattina. “Mi è venuto in mente Moravia, che ricevette l’annuncio del Nobel, ci credette e per qualche ora fu tutto contento, finché non scoprì che era stato uno scherzo”, continua lo scrittore peruviano nel corso della prima conferenza stampa dopo il premio, allestita in gran fretta all’Istituto Cervantes di New York. Vargas Llosa, che tiene un corso di letteratura presso l’università di Princeton, era già alzato a quell’ora, quando sua moglie si è avvicinata con il telefono. “Di solito a quell’ora arrivano solo brutte notizie, invece stavolta non è andata così”, scherza l’autore di Pantaleón e le visitatrici. “Vorrei sottolineare che stavo rileggendo un libro meraviglioso, Il regno di questo mondo, di Alejo Carpentier, che consiglio fortemente a tutti”.
Un’altro aspetto enfatizzato da Vargas Llosa è l’importanza della letteratura nella formazione intellettuale dei popoli; “Non è un caso che tutte le dittature si preoccupino di creare censure e di cercare di controllare la circolazione dei libri e delle idee”. Ma non è solo questo che rende la letteratura e i libri insostituibili: “la letteratura permette veramente di vivere altre vite, di dialogare con persone di altre culture, di altre epoche, e soprattutto è un piacere, un godimento che non ha eguali”.
Questo premio punta i riflettori sulla letteratura ispanoamericana, trascurata negli ultimi anni non solo dall’accademia di Svezia ma anche dai grandi gruppi editoriali, e che continua invece ad attirare il pubblico, avido dello sguardo disincantato e ironico caratteristico degli scrittori del continente americano di lingua spagnola.
Nato in Perù nel 1936 (naturalizzato spagnolo nel ’93), Vargas Llosa appartiene alla generazione del cosiddetto “boom” latinomericano che ha rivoluzionato, a partire degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, il panorama della letteratura mondiale. Insieme ad altri scrittori, alcuni dei quali avrebbero meritato il Nobel (il messicano Juan Rulfo, il cubano Alejo Carpentier, l’uruguaiano Juan Carlos Onetti, il peruviano Manuel Scorza, l’argentino Julio Cortázar), Vargas Llosa ha contribuito a far conoscere un continente emarginato. Narratore formidabile, si impone, fin dai primi titoli (La città e i cani, La zia Julia e lo scribacchino, La casa verde) romanzi indimenticabili che trasportano il lettore in un mondo fantastico e onirico, creando un affresco in cui riga dopo riga si mescolano il meraviglioso e l’orrendo, il sublime e l’indicibile. Tra le opere più recenti ricordiamo La festa del caprone, centrato sulla sinistra figura del dittatore dominicano Leónidas Trujillo.
Il neopremiato è un assiduo collaboratore del quotidiano “El País” di Madrid e un acuto osservatore del divenire del mondo. Da sempre impegnato sul fronte della difesa dei diritti civili, fu ad esempio tra i primi a visitare Baghdad dopo l’entrata delle truppe angloamericane.
E’ in uscita a novembre, in tutto il mondo di lingua spagnola, il suo ultimo libro: El sueño del celta (Il sogno del celta), centrato sulla vita di un diplomatico britannico che nel XIX secolo che tentò invano di denunciare le atrocità commesse in Congo dal re belga Leopoldo II.
Esponente del cosiddetto “realismo magico”, come gli altri Nobel García Márquez, il magnifico autore di Cent’anni di solitudine, e Octavio Paz, Vargas Llosa è il primo scrittore peruviano a ricevere il prestigioso riconoscimento; assegnato; in precedenza ad altri autori latinoamericani: la poetessa cilena Gabriela Mistral (1945), il guatemalteco Miguel Ángel Asturias (1967), il cileno Pablo Neruda (1971), il colombiano Gabriel García Márquez (1982) e il messicano Octavio Paz (1990). Come autori nella stessa lingua, possiamo ricordare gli spagnoli José Echegaray (1904), Jacinto Benavente (1922), Juan Ramón Jiménez (1956) e Camilo José Cela (1989). Avrebbe meritato di vincerlo anche l’argentino Jorge Luis Borges (1899-1986), dato per anni come favorito ma mai premiato.

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