mercoledì 27 ottobre 2010

Perdutamente tua

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Autore: Roberta Montella

Now Voyager - 1942
Di Irving Rapper

Cos’hanno in comune il padre della psicoanalisi ed una delle più grandi attrici hollywoodiane di sempre?
Nelle teorie che riguardano la fase edipica Freud ha riconosciuto l’importanza della funzione paterna nella formazione di un soggetto, a discapito di quella materna, descrivendo il rapporto tra madre e figlia come conflittuale e degradante. I due soggetti sono lontani e in guerra tra loro, non esiste sintonia né identificazione per la madre da parte della figlia. Quest’ultima è portata al cinema da Bette Davis, che ci regala l’interpretazione di una donna-bambina e del suo disagio nella performance più intensa della sua carriera: in Perdutamente tua l’attrice esplora e rappresenta le complesse dinamiche psichiche del rapporto tra le due figure femminili. La pellicola appartiene al woman’s film e il regista è abile nel ripercorrere e contribuire a determinare tutti gli elementi del genere. La protagonista è rappresentata come un enigma, fin dalle prime scene: ne viene evocato il nome e le problematiche che la interessano attraverso un fuori campo efficace e consapevole, che non fa altro se non aumentare la curiosità dello spettatore sulla donna misteriosa.
La famosa attrice veste i panni di Charlotte Vale, figlia non desiderata che una madre despota ha reso goffa, impacciata, infelice. La donna stupisce con il suo atteggiamento isterico e represso, soprattutto perché l’obiettivo insiste sia sul corpo sgraziato che sulla sua angoscia interiore. Grazie alla cognata, Charlotte entra in un casa di cura in Vermont, sotto il controllo del dottor Jaquith.
A terapia (psicoanalitica) terminata, la donna inizia un lungo viaggio in crociera per distrarsi e vivere finalmente in modo indipendente, senza dover tornare a casa dell’austera madre. Uscirà da questa avventura profondamente cambiata, nel corpo e nell’anima. Grazie ad un movimento di macchina da presa, che segue la figura della donna dal basso verso l’alto, lo spettatore nota la grazia e l’eleganza che adesso caratterizzano la nuova Charlotte. Anzi, non lo spettatore ma la spettatrice: perché non vi è nessuna soggettiva che fa riferimento ad un soggetto maschile che guarda. Inoltre, quando la cognata e sua figlia si recano ad accogliere la zia in ritorno dalla crociera restano sbigottite alla sola vista, simboleggiando l’identificazione femminile del pubblico nella protagonista.
L’uso di piani ravvicinati è costante e ripetitivo. Le riflessioni di Charlotte catturano grazie alla voce di commento che ha la funzione di far entrare lo spettatore nella mente del personaggio e sperimentare il suo inconscio.
Con la separazione dalla madre e l’emersione del desiderio, la ragazza acquista indipendenza, fiducia in se stessa. E visibilità, attraverso il cambiamento sul corpo. Diventa cosciente della sua identità ed è pronta ad innamorarsi, come accade con uomo conosciuto durante il viaggio.
Ma l’amore verrà messo da parte poiché l’uomo è sposato e la donna, dopo aver conosciuto sua figlia minore, colpita anche lei dalle stesse problematiche per mancato amore materno, deciderà di prenderla con sé e crescerla felicemente.
Charlotte non avrà un marito, una casa. Non soddisferà il suo desiderio di donna ma diventerà quella madre che le è sempre stata negata e salverà il futuro, già segnato, di una bimba indesiderata.
Perdutamente tua non è solo un film delle donne: è un film che parla della figura, del ruolo, della condizione femminile negli anni ’40. Con uno sguardo al passato ed uno al futuro.

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