sabato 9 ottobre 2010

Fossi figa sarei una stronza - Intervista ad Eleonora Gandini

Autore: Alessandro Gandini
Collaboratore di paperstreet.it

Premessa: non siamo parenti (anche se le vie genealogiche sono infinite, quindi potremmo anche esserlo, ma senza saperlo).

È che se uno incappa, per sbaglio o per fortuna, su un titolo così, che sia il suddetto un maschietto o una femminuccia, rimane per forza un po’ colpito. Perchè il maschietto dice: è vero. E la femminuccia… anche.

Dopo giorni difficili e pesanti in merito ai cosiddetti “temi seri” – il lavoro, la politica, la comunicazione – oggi vi propongo qualcosa di più leggero ma, a mio parere, non meno serio. Qualcosa che, nell’orizzonte culturale di questo blog, va sotto la voce “studi di genere”. È un romanzo, il titolo è quello che vedete: Fossi figa sarei una stronza, scritto da una ragazza di 31 anni, Eleonora Gandini. Un libro che parla delle donne, scritto da una donna dotata di originale autoironia, in grado di cogliere alcuni aspetti del genere femminile oggi, nel 2010, al tempo dei social network e del velinismo. Di seguito, l’intervista all’autrice.

Eleonora, questa è la tua prima prova letteraria. Nelle tue biografie sparse online racconti di essere arrivata alla scrittura quasi per caso, quando ormai avevi smesso di crederci. Puoi spiegarci meglio?
Ciao Alessandro, innanzi tutto ti voglio ringraziare per questa intervista. Riguardo la mia esperienza nel mondo della scrittura, ti confermo quanto hai già letto in giro. Ho lavorato per 3 anni come PR Manager di Lulu.com , piattaforma di selfpublishing famosa in tutto il mondo. Quando ho iniziato quel lavoro, avevo bisogno di un testo per provare il funzionamento del sito e per poterlo spiegare ai giornalisti. Ho allora deciso di utilizzare un racconto (Fossi figa versione beta, chiamiamolo così), con il quale avevo partecipato nel 2005 ad un concorso della casa editrice ArpaNet. Sul sito di Lulu il libro ha venduto bene, considerando che si tratta di Print On Demand. poi, nel luglio 2009, inaspettatamente, sono stata contattata dalla Cult Editore. Non avevo nessuna intenzione di “fare la scrittrice”, e la cosa si è concretizzata invece quando ho ricevuto il contratto dalla casa editrice. Lì ho capito che le cose stavano diventando serie. Ho dovuto rielaborare il testo per far nascere un romanzo, ed ora eccoci qui.

Cosa consigli a un ragazzo o una ragazza che hanno il famoso “libro nel cassetto”? Quale è stato il percorso che ti ha portato alla pubblicazione? Hai assunto un agente? Quale è stata l’importanza dei media digitali (internet, blog, facebook) nell’ottenere la pubblicazione?
In parte ti ho risposto, nel mio caso è capitato tutto come per magia. Sicuramente i media digitali hanno fatto buona parte del lavoro. Quando il libro era ancora su Lulu, un amico ha deciso di fare la fan page su Facebook e in poco tempo il gruppo è cresciuto, fino ad oggi. Poi i blogger, che sono stati e sono un veicolo fondamentale per far conoscere il libro e di questo, voglio ringraziare tutti coloro che hanno scritto (e spero scriveranno in futuro) del mio libro. I consigli che posso dare sono quelli che fornisco sempre tramite il blog di Promesse d’autore: scrivere non per sè stessi, ma pensare che si sta scrivendo per altri. Curare la forma, la grammatica, sviluppare bene la storia. Domandarsi sempre “piacerebbe a chi dovrà leggere il libro?”. Scrivere per sè stessi è inutile e soprattutto non porta da nessuna parte. Purtroppo nella mia esperienza con Lulu, ho avuto modo di leggere tanti “orrori” autopubblicati. Ecco, quelli sono solo un modo per sprecare della carta (insomma, pensiamo anche un po’ ai poveri alberi!) :-D

Veniamo nel concreto al tuo libro, che ha un titolo davvero accattivante e che non passa inosservato. Sei consapevole del fatto che molte ragazze (e non solo), sin dal titolo, hanno esclamato “è proprio così”?
Sì, e forse il titolo, oltre a voler essere estremamente spiritoso, è anche un po’ una sorta di “protesta” nei confronti di quello che il mondo d’oggi ci impone, come donne. Non sono nè puritana nè bacchettona, però mi rendo conto che molte volte, se una donna non è perfetta come quelle che si vedono in tv o sulle copertine patinate, subisce dei trattamenti poco corretti (in amore, sul lavoro, nella vita in generale). E allora mi sono detta: ma se io fossi, che ne so, una Charlize Theron, qualche rivincita, me la prenderei? Sì, senza ombra di dubbio, ci penserei su.

Le problematiche di genere sono uno dei temi più cari a questo blog. Come vedi la donna oggi nella società, dal tuo punto di vista? Cosa significa per te essere una donna nel 2010? Hai un ideale di donna? Se vuoi, puoi fornirci un esempio in positivo e uno in negativo, spiegando perché.
Sei andato proprio a colpire nel segno. La donna oggi, salvo rari casi meravigliosi, vorrebbe essere un clone delle copertine dei giornali. Ma a che pro? Per piacere agli altri? Guardiamo le ragazzine d’oggi, per capire che cosa influenza le nostre menti. Se si va a scandagliare Youtube o il mondo dei social network, la maggior parte delle ragazze sono tutte “veline-oriented”. Questo panorama è desolante. Per quanto riguarda invece la fascia di età che mi appartiene (ahimè, ormai ho 31 anni), le ragazze che mi sono vicine sono, per buona parte, accomunate dall’incomunicabilità con i coetanei di sesso maschile, in buona parte discriminate sul lavoro e/o se sono donne in carriera, i colleghi scherzano troppo facilmente sulla questione “l’ha data a… per fare carriera”. Anche questa parte del panorama è desolante. Circa un anno fa, ricordo di un colloquio di lavoro, dove il fulcro dell’incontro era il fatto che io, donna di 30 anni, non potevo essere assunta con il rischio che avrei fatto un figlio da lì ad un anno, perchè si sa, “a 30 anni una donna è nel mood della maternità”. Mi chiedi un ideale di donna? In realtà credo che le donne da ammirare siano quelle che affrontano tutto quello che ho scritto sopra, ogni giorno, e vadano avanti a testa alta, senza farsi mettere i piedi in testa da colleghi retrogradi o da trentenni con la sindrome di Peter Pan; quelle donne che si alzano alle 6 del mattino per organizzare la vita della famiglia, che accompagnano i figli a scuola e arrivano fresche al lavoro, magari dopo una notte insonne passata a far vomitare il proprio bambino per colpa dell’influenza.

Si è scritto online che il tuo libro è una sorta di Sex And The City all’italiana. Quanto c’e di vero? In che misura può essere considerato un riferimento al tuo lavoro?
Come tutte le ragazze della mia età, io sono cresciuta a Sex and the City e, sebbene Carrie and Co. siano molto lontane dalla vita quotidiana (adorerei anche io vivere a NY e fare la giornalista freelance), affrontano delle situazioni comuni a tutte noi. Il riferimento vero e proprio al mio lavoro, è sicuramente legato alla letteratura per pollastrelle (chick-lit): Kinsella, Fielding, Williams e sicuramente anche la Bushnell.

Cosa ti aspetti da questo libro? Sviluppi futuri previsti?
Per ora mi aspetto che venda un numero decente di copie, il che, considerando che siamo in Italia è già una bella sfida. Lo sviluppo futuro… certo, il sogno nel cassetto è che il libro diventi famoso, che qualche produttore decida di farne un film, per potermi permettere di scrivere il seguito della storia di Letizia Zen. Ma sto volando troppo alto. Mettiamola così: per ora vorrei solo che le persone che leggono il libro, rimangano soddisfatte del loro acquisto…e che la critica sia clemente!

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