lunedì 6 settembre 2010

Post Mortem – Pablo Larraìn

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Autore: Giacomo Lamborizio
Vice-direttore di paperstreet.it
La giornata si apre con la proiezione per la stampa in Sala Darsena di Post Mortem, film cileno firmato da Pablo Larraìn, l'autore rivelazione del Festival di Torino 2008 con Tony Manero. La pellicola è compresa nel concorso principale.

Mario Carrejo è un burocrate cinquantenne, lavora in un obitorio di Santiago del Cile. Siamo nei primi anni '70 e la situazione politica del paese è sul punto di precipitare. Mario stringe una relazione con la sua vicina Nancy, una ballerina di cabaret ormai sfiorita figlia di un militante comunista. Il putsch militare del settembre 1973 finisce con lo sconvolgere le loro vite.

Il regista cileno fa i conti con il momento più tragico della storia patria e produce un'opera durissima, di enorme forza drammatica. I cingoli di un carro armato percorrono la via di una città. Personaggi tristi e solitari, abbattuti da una vita senza felicità provano a costruire dei rapporti affettivi autentici ostacolati dall'incedere incalzante della Storia. Larraìn mette in scena il golpe di Pinochet attraverso il mostruoso accumularsi di corpi. Spari in lontananza, un appartamento sconvolto da un'esplosione, il rombo dei jet; e poi rottami fumanti e cadaveri. Il colpo di genio, che rende questo film agghiacciante, è l'ambientazione nell'obitorio che fa sentire tutto il peso fisico, matematico, reale del cadavere, dei cadaveri accumulati tra divise livide e camici che avvolgono uomini stravolti. Non c'è possibilità di sfuggire, per spegnere l'unica voce di ribellione umanitaria basta uno sparo in aria, l'unico messo in scena di fronte agli spettatori.

Un film sulla banalità del male, su una delle grandi tragedie dell'ultimo secolo dove si spara un solo colpo di pistola, per di più a vuoto, e che risulta insostenibile emotivamente come pochissimi altri film prodotti in questi anni sugli orrori di guerre e dittature. L'ultima sequenza, ennesimo accumularsi di oggetti inanimati, è terrificante nella sua asciuttezza, desolato finale per una storia desolata.

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