lunedì 6 settembre 2010

A Letter to Elia – Martin Scorsese/Kent Jones

Condividi
Autore: Andrea Livraghi
Redattore di paperstreet.it

"Ho incontrato spesso Elia negli ultimi anni della sua vita, ma non gli ho mai parlato del rapporto che avevo con le sue pellicole. Era una cosa personale tra me e i suoi film, e quando ammiri a tal punto una persona e la sua arte è inutile parlargliene perché non riuscirebbe mai a capirti. L'unico modo che ho per dimostrare quanto quelle immagini siano state importanti per me è fare dei film".

Questa la commossa dedica finale di Martin Scorsese a Elia Kazan, grande regista di origine greca scomparso nel 2003 e autore di capolavori come "Fronte del Porto" e "La Valle dell'Eden". Attraverso le inquadrature, i colori e la fotografia dei film di Kazan, l'allievo Scorsese, oltre a innamorarsi dell'arte del cinema, scopre che il maestro lo conosce, a un livello molto più profondo di qualsiasi altra persona. "E' come un padre per me. Certamente un padre particolare, ma sempre un padre".

Il ritratto di Kazan non è solo quello di un regista, ma soprattutto di un uomo di cinema, un grandissimo uomo di cinema.
Non si tratta di un documentario storico, ma di una raccolta di pensieri narrati in prima persona da Scorsese, affiancati da una serie di spezzoni e immagini di repertorio. Alcune riflessioni dell'allievo sul maestro vanno inseriti tra i momenti più delicati e commoventi del Festival (per quanto visto finora).

La domanda che attraversa il documentario è: "Che tipo di persona deve essere un regista?" La risposta rende giustizia all'uomo Kazan, che dopo essere stato interrogato per i suoi trascorsi comunisti denunciò alcuni colleghi in pieno maccartismo, episodio oscuro che segnò ingiustamente la sua vita e il suo lavoro.


0 commenti: