lunedì 6 settembre 2010

A letter to Elia... e invece no!

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Autore: Stefania Cava
Collaboratorice di paperstreet.it

Questa sarebbe dovuta essere una recensione su "A Letter to Elia", il film documentario di Martin Scorsese che celebra Elia Kazan. Avrei dovuto aspettare diligentemente in coda con gli altri accrediti, avrei dovuto prendere posto nella Sala Grande e avrei dovuto guardare per un'ora circa l'omaggio di un grande regista ad un altro colosso del cinema, dimenticato per le delazioni del periodo Maccartiano. Se non l'ho fatto non è perché dopo solo tre giorni di festival ho esaurito ogni forza ed ogni speranza, né perché ho preferito dar la precedenza ad altri film.

Il motivo per cui tutta la mia introduzione è volta al condizionale, dipende dal fatto che, dopo aver diligentemente aspettato in fila, ho scoperto che i posti in sala erano esauriti, nonostante di accreditati ne fossero entrati davvero pochi. Il motivo era che la precedenza era stata data ai biglietti, acquistati ad un prezzo in proporzione maggiore di quello pagato dai moltissimi che hanno acquistato l'accredito culturale. Persone cui non era per altro neppure stata data la possibilità di prenotare un posto in sala per poter vedere il film di cui, molto presumibilmente, avrebbroe dovuto scrivere una recensione. L'episodio non è stata l'unica macchia di un evento atteso e di fama internazionale. La pioggia, imprevedibile ma attesa, ha allagato la sala stampa e i box informativi, rendendo impossibile le prenotazioni e i collegamenti ad internet, le tessere accredito concordate all'arrivo sono state consegnate ai diretti interessati dopo due giorni (e un gran numero di film). Il tutto aggravato dall'innata dote, tipicamente italiana, di non saper rispettare una fila ordinata senza avere la tentazione di sorpassare con noncuranza.

In questo stranissimo, luminosissimo altro mondo, insomma, non tutto brillava come le luci del red carpet e, a voler proprio esaminare con occhio cinico l'organizzazione degli eventi, troppo spesso il guadagno ha avuto la meglio sul rispetto delle prenotazioni e di chi, in un modo o nell'altro, si trovava in quelle sale per svolgere il proprio lavoro.A letter to Elia... e invece no!

Questa sarebbe dovuta essere una recensione su "A Letter to Elia", il film documentario di Martin Scorsese che celebra Elia Kazan. Avrei dovuto aspettare diligentemente in coda con gli altri accrediti, avrei dovuto prendere posto nella Sala Grande e avrei dovuto guardare per un'ora circa l'omaggio di un grande regista ad un altro colosso del cinema, dimenticato per le delazioni del periodo Maccartiano. Se non l'ho fatto non è perché dopo solo tre giorni di festival ho esaurito ogni forza ed ogni speranza, né perché ho preferito dar la precedenza ad altri film.

Il motivo per cui tutta la mia introduzione è volta al condizionale, dipende dal fatto che, dopo aver diligentemente aspettato in fila, ho scoperto che i posti in sala erano esauriti, nonostante di accreditati ne fossero entrati davvero pochi. Il motivo era che la precedenza era stata data ai biglietti, acquistati ad un prezzo in proporzione maggiore di quello pagato dai moltissimi che hanno acquistato l'accredito culturale. Persone cui non era per altro neppure stata data la possibilità di prenotare un posto in sala per poter vedere il film di cui, molto presumibilmente, avrebbroe dovuto scrivere una recensione. L'episodio non è stata l'unica macchia di un evento atteso e di fama internazionale. La pioggia, imprevedibile ma attesa, ha allagato la sala stampa e i box informativi, rendendo impossibile le prenotazioni e i collegamenti ad internet, le tessere accredito concordate all'arrivo sono state consegnate ai diretti interessati dopo due giorni (e un gran numero di film). Il tutto aggravato dall'innata dote, tipicamente italiana, di non saper rispettare una fila ordinata senza avere la tentazione di sorpassare con noncuranza.

In questo stranissimo, luminosissimo altro mondo, insomma, non tutto brillava come le luci del red carpet e, a voler proprio esaminare con occhio cinico l'organizzazione degli eventi, troppo spesso il guadagno ha avuto la meglio sul rispetto delle prenotazioni e di chi, in un modo o nell'altro, si trovava in quelle sale per svolgere il proprio lavoro.

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